Rassegna storica del Risorgimento
CALAMAI GIOVANNI; CARTEGGI (SERATTI-CALAMAI); GRANDUCATO DI TOS
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1993
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157
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/ problemi delta neutralità nel 1795 157
de Génes se joìgne aux Puissances Coalisées et que dans ce cas la Convention priverà tout à fait les créancìers Gènoìs du payement de leur capitaux et comme Son Altesse RoyaJe a place une grande somme d'argent dans les emprunts frangais sous le nom de Marquis Jacob Durazzo, il craint de perdre son argent; d'autant plus il désire que la République restat constante dans sa neutralité, qu'il puisse continuer son commerce de froment, ayant sa part dans quelques maisons de commerce Gènoises .26>
Dunque il granduca di Toscana, subito dopo essersi associato alla coalizione antifrancese, perché ciò corrispondeva ai suoi interessi, non si peritava affatto di far pressione su un ambasciatore di una grande potenza come la Russia, perché incitasse, sempre per i suoi interessi personali, Genova alla neutralità. Del resto anche Vienna, come Pietroburgo, trovava il suo tornaconto finanziario nel mantenimento dello stato di neutralità in Genova. Come la maggior parte dei paesi europei, ormai da molto tempo anche la casa d'Asburgo usufruiva di sostanziosi prestiti da parte dei finanzieri genovesi, tanto che divenne, nel periodo considerato, uno dei maggiori debitori.27) Scrive a questo proposito il Felloni che tra il 1686 e il 1814, ad eccezione dell'Olanda e delle città di Ginevra e Francoforte sul Meno, non vi fu praticamente paese d'Europa che non ricorresse al risparmio genovese J.28* Era proprio questo il punto di forza e la base del potere di quella ristretta oligarchia finanziaria, che dominava Genova fondando la propria ricchezza non tanto sulle attività produttive, quanto sul debito pubblico, ampiamente alimentato attraverso l'utilizzo del Banco di S. Giorgio e sul prestito dei capitali all'estero. Sempre jl Felloni afferma che alla fine del XVIII secolo il prelievo di capitali interessò in proporzioni rilevanti soprattutto gli Stati italiani e i paesi dell'Europa centrale, settentrionale e orientale. I prestiti, concessi in particolar modo ai capi di Stato (54,9 sul totale, per complessive lire di banco 31.870.909 nel solo quinquennio 1790-1794), si concentrarono nei domini asburgici (28,6), in Francia (24,3) e in Italia (18,7).29>
Dopo l'avvenuto ingresso dei francesi dal passo di Ventimiglia nella Repubblica di Genova, il Lizakevic" aveva ancora modo di criticare amaramente il comportamento del granduca di Toscana e di farlo, sempre, con il governo russo. Scriveva infatti il 30 marzo-10 aprile 1794:
Si l'Italie sera occupé par les Francois c'est l'Archi-Duc Ferdinand qui sera fautif de son malheur, car ne donnant pas fai aux nouvelles que j'envoyais
26) Lizakevic- al Ministero, lettera n. Ili del 17-28 dicembre 1783, cit. in P. NURKA, La Coalizione..., cit., p. 182, Appendice A, doc. XIV.
27) Cfr. i dati riportati da G* JLEONJ, cit., p. 393 sgg.
z*) Ivi, p. 392. Su questo cfr. anche M. FILIPPONB CARRERA, La situazione socioeconomica e ti dibattito riformatore, in Genova 1789-1799, cit., pp, 10-21.
29) G. FELLONI, cit., pp. 393-397. Risulta, ad esempio che, nel 1789, l'imperatore Giuseppe il aveva sottoscritto un prestito di 2.000.000 di fiorini. Seguirono il suo esempio Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, il quale tre anni dopo sottoscrisse un prestito di eguale importo, e Caterina II, imperatrice di Russia la quale, nel 1791 e nel 1795, contrasse un prestito coi banchieri genovesi per un totale di 1.800.000 piastre.