Rassegna storica del Risorgimento
GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
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Libri e periodici
cessive, tutti i dati delle singole unità archivistiche. I Titolari, nelle lingue italiana e tedesca, completano il lavoro con l'esplicazione delle singole voci, in base al linguaggio burocratico asburgico. Seguono i Protocolti, gli Indici e le Introduzioni. Queste ultime sono brevi ma fruttuosi saggi storici nei quali è illustrata la struttura delle magistrature nella fase della loro funzione amministrativa, di modo che grazie ad esse sia possibile leggere il tormentato percorso storico delle terre orientali d'Italia, sullo sfondo delle trasformazioni politico-istituzionali, che accompagnarono la Casa d'Austria dai secoli addietro fino alla soglia del Novecento.
ALESSANDRO MANCINI BARBIERI
FABIO COSSUTTA, Ideologia e scelte culturali di Domenico Rossetti. Il suo petrarchismo (Civiltà del Risorgimento, 25); Udine, Del Bianco, 1989, in 8, pp. 282. L. 25.000.
Che al comitato di Trieste e Gorizia dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano si sia presentata solo recentemente l'occasione, dopo ben venticinque anni di attività editoriale, per pubblicare una monografia su Domenico Rossetti, non è certo un caso. Figura storiograficamente discussa di intellettuale, avvocato, politico, mecenate e promotore di iniziative culturali nella Trieste di primo Ottocento, il Rossetti (1774-1842), fautore di una originale concezione di municipalismo nel contesto della monarchia asburgica, è stato di volta in volta interpretato come un precursore del Risorgimento, come un difensore dell'identità italiana della città ovvero, all'opposto, come un legittimista ifiloaustriaco o un campione del particolarismo comunale.
Per questi e per altri motivi, l'autore della monografia in esame ha dovuto in primo luogo confrontarsi con due tradizioni culturali dominanti nella storiografia giuliana, l'una agiografica e l'altra criticamente awersatrice. E si può dire che egli è ben riuscito a sottrarsi dall'influenza dell'una e dell'altra, nei limiti in cui ha saputo restituire al tema storico tutti i caratteri di problematicità che gli sono propri.
Le suggestioni per affrontare l'argomento con rinnovato spirito critico, proprio dalla particolare visuale del petrarchismo rossettiano, non erano certo mancate.1) E, sensibile alla discussione critica che è andata ravvivandosi, Cossutta ha inteso individuare nel rapporto dell'intellettuale con la tradizione petrarchesca gli spunti per una rilettura complessiva di tutto l'impegno civile del patrizio triestino.
Tale percorso interpretativo si rivela sin dal primo capitolo, su // culto di Rossetti per Petrarca (pp. 5-22), in cui l'A. si addentra nella non facile quaestio del significato dei concetti di patria, di nazione e di nazionalità nel primo Ottocento, in questo caso resa ancor più complessa dalla progressiva caratterizzazione dell'opera rossettiana nel senso di un impegno politico e non più soltanto giuridico e storico-erudito. Rossetti individuò infatti una nozione di patria delimitata in modo flessibile dall'ambito municipale ma inserita nella nazione culturale e linguistica italiana e, in modo non contradditorio, appartenente giuridicamente e costituzionalmente al nesso statale dell'impero austriaco.
Al complesso problema della aspirazione culturale verso la penisola e della tensione etico-politica verso la monarchia asburgica. Cossutta dedica i due capitoli centrali della monografia, Fra sentimento nazionale italiano e fedeltà all'austrìaco dominio (pp. 23-100) e La visione politica (pp.101-168). Ne riemerge prepotentemente l'interpretazione rossettiana dell'atto di sottomissione trecentesco della città al duca d'Austria come patto fra soggetti liberi con il medesimo potere contrattuale, ove però si tendeva a sottacere
') S. ZAMPONI, / manoscritti petrarcheschi della Biblioteca Civica di Trieste, Padova, Antenore, 1984; C. DIONISOTTI, Francesco Petrarca nella cultura triestina: Rossetti e Hortis, in Studi Petrarcheschi, n.s., IV, 1987, pp. 1-16 {atti del convegno Filologia ed esegesi petrarchesca fra Tre e Cinquecento, Trieste, 1986).