Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <241>
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Libri periodici 241
stica prettamente francese, lo testimoniano, fra le altre manifestazioni organizzate nei vari paesi europei, anche e soprattutto i colloqui che l'Università di Bologna ha intrapreso a partire dal 1985 proprio sulla letteratura francese della Rivoluzione.
Gli Atti del convegno svoltosi a Bagni di Lucca nel 1988 e pubblicati a distanza di tre anni sono a questo proposito esemplari e sintomatici dell'impegno e della serietà che hanno contraddistinto gli studiosi che, in queste giornate di studio dedicale al problema Rivoluzione, hanno tentato di rivederlo nella prospettiva sopraindicata. Dalla lettura delle interessantissime relazioni, ohe per ragioni di spazio è impossibile riassumere, ciò che emerge come dato caratterizzante dell'intera opera è infatti il desi­derio di ristudiare la storia della Rivoluzione Francese fornendo suggestioni e stimoli nuovi agli studiosi e ai profani che si avvicinano allo studio di questo grande avve­nimento della storia europea.
L'attenzione principale di tutti e tre i volumi è incentrata sulla produzione let­teraria del periodo rivoluzionario, che dal 1789 spazia fino al 1815 circa e comprende non solo opere serie ma anche produzioni frivole, disimpegnate e talora scadenti. In particolare grande interesse rivestono i numerosi saggi sulla produzione romanzesca del periodo rivoluzionario, produzione che però, come acutamente fa notare Philippe Roger nella sua relazione La revolution dans le rornati de la Revolution (II, pp. 305-315), non basterebbe a ricostruire gli avvenimenti del periodo se, per un'ipotesi assurda, fossero andati perduti tutti gli scritti òhe lo riguardano (documenti, memorie, storie, discorsi, poemi ecc.). Comunque, per avere un'idea, seppur vaga, di come l'analisi sia stata condotta sotto i profili più diversi, citeremo alcune delle relazioni, scelte, teniamo a precisarlo, non secondo un criterio di maggiore o minore interesse, ma semplicemente come rappresentative della varietà dei temi trattati, limitandoci a fame un brevissimo riassunto: Akné Guedj per esempio in La figure du pére dans quelques romans de la Revolution (I, pp. 193-224) si sofferma sul tema interessantissimo del ruolo e dell'im­magine del padre nel romanzo della rivoluzione. L'A. analizza l'evoluzione che questa figura subisce nel corso degli anni rivoluzionari rilevando che, se in un primo mo­mento essa era vista come una figura castratrice, tesa ad inibire qualunque sforzo di emancipazione, dunque le monde de l'autorité traditionnelle en face des forces nou-velles de changement , più tardi, proprio con la Rivoluzione subisce un capovolgi­mento in quella che è la relazione coi figli che la porta a perdere la sua posizione di primato simbolicamente rappresentante il governo dell'autorità monarchica. Daniela Gallingani invece, in Romans oubliés ou romans illisibles? Premier bilan pour la for-màtion discursive du genre roman pendant la Revolution (I, pp. 175-191), si inte­ressa al tema noir della giovane donna perseguitata qui relie la littérature baroque à celle de l'epoque des Lumières ; l'approfondimento di questo genere romanzesco del periodo rivoluzionario confluirà poi in un successivo volume della stessa autrice sem­pre nella collana B.E.R.F., dal titolo Forme del romanzo in Francia tra Rivoluzione e Impero.
Tema curioso è quello dei bambini nella letteratura, che viene affrontato anche questa volta sotto diversi aspetti: Cinzia Cipolletta, / bambini nella Francia del XVIII secolo: dall'* Enciclopédie à L'art de procréer les sexes à volante di J.A. Millol (I, pp. 23-37), pone l'accento sull'importanza che nel '700 assume l'infanzia e l'oggetto enfant all'interno delle due istituzioni famiglia e società, e analizza i diversi punti di vista sotto i quali l'infanzia è considerata: medico, pedagogico e giuridico. Francesco Bussacchetti, invece, in // bambino nella letteratura medica settecentesca (I, pp. 39-46) affronta in modo curioso e brillante il problema della mancanza di dia­logo fra paziente e pediatra e rivela come i testi medici dell'epoca avessero ben risolto il problema supplendo alla suddetta mancanza col privilegiare lo sguardo rispetto al­l'ascolto e mettendo capo, dunque, alla clinica pediatrica e allontanandosi dalla possi­bilità di una pediatria come scienza. Carlo Pancera definisce, ne Vous respectables enfans, Oh Bara, oh Violai (David). I rivoluzionari di fronte all'infanzia (I, pp. 47-