Rassegna storica del Risorgimento
GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
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1993
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pagina
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243
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Libri e periodici 243
Non vi è dubbio che, come sempre in simili occasioni, i contributi siano vari e di diverso spessore. Al lettore, dunque, il compito di concentrarsi sugB aspetti più interessanti, tralasciando quei lavori che stonano nel complesso della sia pur accettabile miscellanea di studi. Quel che colpisce è una forte disomogeneità fra un articolo e l'altro. Manca, insomma, un filo unico, ragionato che sarebbe stato di grande aiuto per avere un quadro se non completo certamente più chiaro della situazione generale a Piacenza negli anni della Rivoluzione e napoleonici. Detto ciò, non possiamo tacere di alcuni interessanti spunti, che anzi meriterebbero ulteriori approfondimenti. Fra tutti, è da segnalare il contributo di Giuseppe Mischi, che affronta il tema della Rivoluzione francese nella corrispondenza di Gaspare Laudi, uno dei più grandi pittori piacentini, con il suo omonimo, ma non parente, marchese Giovanni Battista Landi (marito della sorella di Ippolito Pindemonte). Le lettere prese in considerazione coprono il lasso di tempo compreso tra il 1792 e il 1866. Gaspare Landi approda a Roma nel 1781, mandatovi dal marchese Giovanni Battista, affinché vi studiasse pittura con l'anziano maestro Pompeo Batoni, a venticinque anni. Vita intensa, la sua, con alle spalle ini matrimonio fallito e due figli a carneo: Alfonso (che morirà, giovanissimo, nei 1795) e Pietro Antonio, sulla cui figura Mischi giustamente annota: È sintomatico il fatto che lo spirito liberale diffuso dalla Rivoluzione francese si sarebbe manifestato in quel figlio Pietro Antonio, che aveva dato al padre tante preoccupazioni e che troveremo qualche anno più tardi, nei 1817, nel Canton Ticino [...] intento a stampare clandestinamente pubblicazioni definite sovversive e rivoluzionarie e che per far questo sarà espulso dalla Svizzera in conseguenza delle pressioni del governo austriaco .
La precaria situazione economica dei Landi è presto risolta: all'inizio dal marchese Giovanni Battista, poi dal successo che subito arriderà al pittore, tanto da fargli rifiutare la proposta nel 1786 di tornare a Piacenza a dirigere l'Istituto Gazzola, da poco fondato, come pure aveva rifiutato altri prestigiosi inviti, come quello dell'Accademia di Lisbona nel 1784, preferendo rimanere a Roma dove si afferma tra i migliori artisti (p. 66).
L'Autore segnala un interessante gruppo di 27 lettere (dal 1790 al 1792), che descrivono la vita quotidiana in quegli anni formidabili : tutte da leggere le descrizioni del popolino romano alle prese con supposti miracoli della Vergine o l'efficacissima e cruda disamina della disorganizzazione dell'esercito papalino.
Nel marzo 1797 Landi rientra a Piacenza. Tornerà nella capitale papalina il 16 maggio 1800. Ma, al di là del curriculum vitae del pittore, è interessante notare come Landi fosse sostanzialmente conservatore e antifrancese. Anche per un uomo come lui, un intellettuale, era diffìcile cogliere appieno il quadro generale degli avvenimenti che in quegli anni sconvolsero e sconquassarono l'Europa.
Fra gli altri interventi, occorre segnalare i Riflessi della Rivoluzione francese a Piacenza: giornali, corrispondenze e almanacchi di Ettore Carrà. L'Autore, pur commettendo un errore di distrazione (attribuisce infatti la pubblicazione livornese degl'Enciclopédia del 1770 alla protezione di Leopoldo II invece che di Pietro Leopoldo) ci dà un quadro piuttosto vasto e interessante della pubblicistica di quegli anni, fornendoci non pochi spunti di riflessione in particolare per quel che riguarda il ruolo politico e culturale delle varie gazzette. Di più: la sua analisi è illuminante a proposito delle letture dei personaggi del tempo. Si prenda il caso dei fratelli Barattieri, Carlo e Gian Francesco, i quali, pur lìgi al regime ducale, leggono la nostalgica e reazionaria Gazzetta di Milano, la libera da posizioni preconcette Cazzetla di Lugano, nonché il Corriere milanese. Questi interessi sono peraltro favoriti, non solo a livello giornalistico ma anche librario, dalla continua corrispondenza con la Svizzera che permette ai Barattieri di tenersi informati sulle maggiori opere che si stampavano fuori dal loro Stato. La fatica di Carrà, inoltre, si inserisce abbastanza bene nel quadro generale, non rimanendo ancorata al dato locale. Viene così colto lo spessore culturale che rivestono i giornali. Infatti, un uso che può colpire noi, che del giornale facciamo un prodotto