Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <246>
immagine non disponibile

246
Libri e periodici
GIUSEPPE GEMINI, // clero umbro nell'epoca napoleonica; Assisi, Ed. Porziuncola, 1992, in So, pp. 123. L. 15.000.
La storia delle persecuzioni e delle deportazioni dei sacerdoti dello Stato Pon­tificio al tempo di Napoleone, è stata arricchita di sempre nuovi elementi, grazie alla paziente ricerca archivistica. Dopo la fondamentale opera di L. Madelin, La Rome de Napoléon - La domination frangaise à Rome de 1809 à 1813, 5C ed., Paris, 1906, sono venuti i contributi di A. Mercati, Elenchi di ecclesiastici dello Staio Romano deportati per il rifiuto del giuramento imposto da Napoleone, in Rivista dì storia della Chiesa in Italia, 7 (1953); e di A. Spina, Nuovi documenti sulle deportazioni napoleoniche di ecclesiastici dello Stato della Chiesa (1810-1814), ivi, 44 (1990).
Per quanto riguarda in particolare il clero umbro, a parte l'opera di mons. Mi­chele Faloci Pulignani, Storia della deportazione dei sacerdoti dello Sfato Pontificio nella Corsica, che risale al 1895, abbiamo il recente lavoro di U. Santi ed E. Fortu­nato, Spoleto nell'età rivoluzionaria e napoleonica (1789-1815), Spoleto, 1989, che ritrae la situazione politico-religiosa nel Dipartimento del Trasimeno (l'Umbria attuale), rica­vata dalla corrispondenza del prefetto Roederer con il padre.
Ora Giuseppe Cerbini è ritornato sull'argomento, sollecitato dal ritrovamento, nel-rarohivio parrocchiale di Guardea, di un manoscritto, nel quale D. Luigi Pini, parroco della cittadina umbra nel periodo napoleonico, descrive le vicende della deportazione in varie città dell'Italia settentrionale da lui condivisa con centinaia di confratelli, per aver rifiutato di prestare giuramento di fedeltà ed obbedienza a Napoleone.
Il Diario di D. Luigi, riportato integralmente dal Cerbini (pp. 85-112), non con­tiene drammi personali ed esistenziali, ma solo descrizioni esteriori delle avventure di un parroco docile e rassegnalo, o meglio delle varie tappe del suo forzato peregri­nare, alleviato da continue soste in alberghi e luoghi di ristoro, pubblici e privati. Se ha un valore documentario, è soltanto per i nomi e i dati anagrafici di tanti sacerdoti umbri, compagni di avventure del parroco di Guardea: nomi e dati che il Cerbini ha utilizzato nel suo lavoro, per integrare gli elenchi dei sacerdoti umbri deportati.
Partendo da questa fonte originaria, egli ha preso a consultare le carte dell'Ar­chivio Segreto Vaticano, degli Archivi diocesani umbri, dell'Archivio di Stato di Perugia ecc., col proposito di offrire al largo pubblico un quadro sintetico e completo delle vi­cende che travagliarono il clero umbro nell'epoca napoleonica (p. 7). Proposito solo in parte realizzato, perché in effetti Je notizie da lui raccolte riguardano quasi esclusiva­mente il clero secolare, a cui fu imposto il giuramento; e solo marginalmente il clero regolare, costretto ad abbandonare la vita monastica e a ritirarsi nei luoghi d'origine.
Evidentemente al Cerbini non stanno tanto a cuore le vicende legate alla soppres­sione degli ordini religiosi e alla vendita dei beni ecclesiastici, quanto i casi di coscienza, i conflitti ulteriori di quegli uomini di Chiesa che si trovarono a scegliere tra la fedeltà al Papa e l'obbedienza all'Imperatore. E questo perché il conflitto di coscienza, inne­scato dal giuramento, si carica di significato ideologico, sollevando problemi dalle molte­plici valenze morali e politiche. Al Cerbini, insomma, interessa più il momento della persecuzione dei secolari che quello della dispersione dei regolari, perché il tema del giuramento gli appare, giustamente, emblematico dei rapporti tra Chiesa e Impero nel­l'età napoleonica. E a questo tema egli dedica la parte centrale e fondamentale del libro sul clero umbro, mettendo a confronto le tesi dei giurati e dei refrattari , esposte in alcuni manoscritti ed opuscoli stampati intorno al 1810, all'indomani cioè dell'annessione del Lazio e dell'Umbria all'Impero francese (pp. 27-39 e 53-70).
Il Cerbini espone gli argomenti prò e contro il giuramento, senza prendere espli­citamente posizione, non solo per conservare un atteggiamento distaccato e obiettivo, quale si conviene allo storico, ma anche e soprattutto perché egli stesso si rende conto della complessità della materia, al di là dei risvolti umani. Comprensione dunque per i martiri della fede, ma nello stesso tempo considerazione universale dei problemi teo­logici e politici, che la disobbedienza dei chierici e dei laici necessariamente implica: questo l'atteggiamento del Cerbio!,