Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <247>
immagine non disponibile

Libri e periodici 247
Al quale non può sfuggire la grave contraddizione in cui si è trovato Pio VII dopo l'invasione francese dello Stato Pontificio: avendo egli proibito il giuramento non nella veste di Sommo Pontefice, ma in quella di Sovrano che rivendica i propri do­mini e combatte l'usurpatore con le armi della religione. In effetti il Papa, con le Istruzioni del 1808 e le successive lettere ai vescovi, non difende la cattolicità ma il potere temporale della Chiesa, non si rivolge ai fedeli ma ai sudditi di uno Stato invaso ed usurpato con la forza. Detto diversamente, egli combatte una causa terrena serven­dosi di armi ultraterrene, facendo cioè appello alle coscienze dei sacerdoti e dei fun­zionari civili dello Stato, affinché rifiutino il giuramento di fedeltà e obbedienza al­l'Imperatore. Così facendo, il Papa rinnova ilo spirito di scissione che aveva caratteriz­zato il primo cristianesimo nella lotta contro l'Impero romano, con la differenza ohe ora non sono in gioco le sorti della religione, per la quale si giustifica anche il mar­tirio, bensì le sorti dello Stato Pontificio, per il quale non è questione di coscienza ma di potenza.
Forse il Cerbini avrà considerato anche questo, che Pio VII mise in crisi il po­tére temporale della Chiesa più di Napoleone, nel momento stesso in cui egli tornò a separare religione e politica, Chiesa e Stato in senso ideale, perché quella separazione, esaltando il primato della coscienza, non poteva non dare impulso al sentimento di libertà, che ben presto sarebbe trapassato dal piano religioso al piano politico, fino a travolgere lo Stato Pontificio, quale forza antispirituale.
VINCENZO PIRRO
AA.W-, Scienze e tecniche agrarie nel Veneto dell'Ottocento', Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1992, in 8, pp. 384. S.p.
Questo volume raccoglie gli atti del secondo seminario di storia delle scienze e delle tecniche nell'Ottocento veneto svoltosi a Venezia il 14 e 15 dicembre 1990. Esso si apre con un contributo di Sergio Zaninelli che pone in evidenza il costante contrasto verificatosi in Italia e nel Veneto fra teoria e pratica agraria, contrasto dipeso da una insufficiente istruzione e informazione dei coltivatori da una parte e da una scarsa capa­cità di intervento degli uomini di scienza dall'altra e solo in tempi recenti risolto e supe­rato (L'evoluzione della agronomia italiana tra Sette e Ottocento: alcune linee di inda­gine, pp. 11-29).
Ad esso segue un ampio studio di Antonio Lazzarini, corredato da tavole, tabelle e grafici, che traccia un quadro dell'evoluzione delle tecniche agricole nel Veneto del­l'Ottocento. All'esame delle innovazioni introdotte nel settore degli attrezzi nella prima metà del secolo, si aggiunge quello del processo di meccanizzazione verificatosi nella seconda. Soprattutto quest'ultimo aspetto è al centro dell'indagine del Lazzarini, il quale mostra come esso si sia manifestato solo in alcune zone di più avanzato sviluppo capi­talistico, provocando nel contempo forme di resistenza e di opposizione da parte della manodopera, pur senza dar luogo a manifestazioni di tipo luddistico (L'agricoltura veneta nell'Ottocento e il processo di meccanizzazione, pp. 31-112).
Giuseppe Gullino tratta brevemente (pp. 113-127) degli incentivi che da parte di autorità governative, enti, istituzioni culturali e privati furono post! in atto, talvolta con scarso successo, in favore dell'agricoltura.
Su L'attività agronomica di Pietro e Giovanni Arduino, i due famosi fratelli ve­ronesi che operarono nel Veneto nella seconda metà del 700, si intrattiene Ezio Vaccari. Dei due, il primo era geologo, il secondo botanico. Ma, dopo che Pietro ottenne la cat­tedra di agraria all'Università di Padova (la prima in Italia!), gì! Interessi dei due Ar­duino si concentrarono sull'agricoltura, dando un contributo prezioso ai tentativi rifor­matori promossi e incoraggiati da alcuni membri del patriziato, 11 Vaccari mette nella giusta luce l'opera teorica e pratica del due fratelli, ponendone in evidenza i legami con la cultura e le idee del tempo (pp. 129-167, con quattro riproduzioni).