Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <249>
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Libri e periodici 249
la tenuta di un intero orizzonte, quello del classicismo e del romanticismo a Brescia, entro tuttavia una cornice attenta ai problemi delle vicende politiche e civili (p. 315), nel momento dell'urto epocale fra due modi diversi di intendere la funzione delle lettere*
In generale la cultura bresciana era rimasta sempre attratta da altri prestigiosi poli intellettuali (Venezia, Milano), ma a partire dalla prima metà del Settecento essa era diventata uno dei più validi centri di rinnovamento in Italia. Solo per citare alcuni significativi esempi, il giornale milanese // Caffè, organo principale dell'Illuminismo lombardo, venne stampato a Brescia. Bresciani furono i maggiori giansenisti della penisola, Pietro Tamburini e Giuseppe Zola. A Brescia soggiornò a lungo e pubblicò il suo capolavoro, / Sepolcri, Ugo Foscolo. Soprattutto questo come ha sottolineato Enzo Noè Girardi nella sua introduzione al Convegno (Giuseppe Nìcolini e l'ambiente bresciano del primo Ottocento) fu un fatto capitale, di forte stimolo e di potente coagulo delle energie intellettuali cittadine (p. 10). Si formò, così, un nutrito gruppo di letterati, critici, educatori (Cesare Arici, Giovanni Labus, Giacinto Bompiani, Giuseppe Nìcolini, Giovila Scalvini, Camillo Ugoni) che seppe promuovere un vivace progetto culturale, contrastato duramente dalle autorità austrìache durante la Restaurazione.
11 Convegno ha esaminato tali vicende dal loro interno, senza tuttavia indulgere a compiacimenti municipalistici. In questo senso, Nicolini rappresenta 0 caso emblematico di un letterato che, educato e cresciuto nell'ambito delle istituzioni cittadine, seppe poi collocarsi in un'area più ampia, collaborando al Conciliatore milanese e guardando alle suggestioni ed ai suggerimenti della nuova poesia romantica europea (a lui si devono una delle prime biografìe e la traduzione delle opere più significative di Byron).
Le rigorose ed esaurienti ricerche dei relatori hanno messo in evidenza l'evoluzione di Nicolini: dai suoi inizi classicisti >(F. Guarncri, La poesia didascalica di Cesare Arici e Giuseppe Nicolini) alla sua conversione al romanticismo (L. A. Biglione di Viarigi, Nicolini poeta lirico; F. Danelon, Giuseppe Nicolini critico conciliatore ; G. Panazza, Note su G. Nicolini storico; E. Selmi, Giuseppe Nicolini tra Canace e * Clorinda : alla ricerca di una Melpomene moderna) ed al suo conseguente impegno nell'esplorazione delle opere di Byron, Shakespeare, Scott (G. Iamartino, Giuseppe Nicolini traduttore). Non è questa la sede per discutere le tematiche delle sopracitate relazioni, di taglio chiaramente letterario. In estrema sintesi, si può dire che l'aspetto più caratteristico dell'azione svolta da Nicolini fu quello di ricercare un confronto fra classicisti e romantici che superasse l'impasse dello sterile scambio di accuse cui esso si era ridotto, riportando il dibattito su un piano più meditato. Nicolini volle mettere a fuoco gli elementi positivi di entrambe le scuole e cercò di porre in risalto come, nonostante tutto, classicisti e romantici avessero in comune il problema dì far poesia italiana, rispondente alla lingua, alla storia, alla sensibilità, all'indole nazionali.
Il discorso letterario finiva necessariamente, considerate le condizioni del­l'Italia dell'epoca, con l'intrecciarsi a quello socio-politico. E due relazioni del Convegno hanno presentato spunti notevoli per un approfondimento anche in tale direzione. Carla Boroni, nel suo intervento Per l'epistolario di Giuseppe Nicolini, ha ripercorso la vicenda biografica dell'intellettuale bresciano attraverso l'analisi delle lettere da lui scritte tra il 1815 ed il 1855. Ne vien fuori il coerente ritratto di un patriota del Risorgimento. Nicolini prima docente di Retorica presso l'I. R. Ginnasio Arnaldo di Brescia, poi di Storia Universale presso quello di Verona orientò la propria opera di letterato e critico, via via con maggior decisione, sul piano dell'impegno etico-politico. Di qui, dopo un'iniziale adesione alla Biblioteca italiana, periodico delie cui reali intenzioni (propagandare i princìpi d'ordine cari all'Austria dietro l'apparente neutraltià dello schermo letterario) non larderà ad accorgersi, la sua entusiastica adesione al Conciliatore, per il quale scriverà alcuni articoli, e lo stabilirsi di forti rapporti con i liberali milanesi che facevano capo a Confalonieri e Pellico. Soppressa