Rassegna storica del Risorgimento
GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
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Libri e periodici
la rivista da parte delle autorità austriache, Nicolìni continuerà a frequentare ambienti politico-letterari di orientamento liberale. Sospeso dall'insegnamento in coincidenza con i moti del 1821, sottoposto a pressanti interrogatori, incarcerato per quasi un anno e infine assolto per mancanza di prove dall'accusa di cospirazione, Nicolìni rientra a Brescia, ma gli viene impedito l'esercizio dell'insegnamento e dell'avvocatura. I suoi amici di un tempo non ci sono più: costretti all'esilio, sorvegliati speciali, relegati ;n carceri lontane. Lo stesso Nicol ini, pur dedicandosi ormai solo allo studio e alla letteratura, deve subire la sorveglianza della polizia. Ad ogni minimo incidente in città, i sospetti ricadono anche su di lui. Nel 1836, infine, viene eletto segretario dell'Ateneo di Brescia - Accademia di Scienze, Lettere ed Arti, carica che ricoprirà con capacità e scrupolo fino al termine della sua esistenza.
Molto interessante ci è sembrata pure la relazione di Giuseppe Cerri (Giuseppe Nicolìni, Segretario: vent'anni di vita dell'Ateneo di Brescia), È stato in essa ben posto in risalto come l'importante istituzione, sorta in periodo napoleonico e formata da appartenenti ai ceti più elevati della città, fosse considerata con grande sospetto dalle autorità austriache. L'Ateneo scriveva il direttore generale della polizia al governatore conte Harwig proprio in occasione dell'elezione di Nicolìni consta in gran parte di uomini avversi all'attuale ordine di cose, per cui merita di essere tenuta in particolare vigilanza, potendo facilmente degenerare, all'opportunità di circostanze, dall'originaria istituzione scientifica, in una conventicola pericolosa (p. 281). Il che puntualmente accadde nel 1848, quando sì costituì a Brescia un Governo Provvisorio di cui facevano parte, tra gli altri, ben sei membri dell'Ateneo ed alla cui presidenza venne nominato il conte Luigi Lechi, già processato nel 1821 ed a sua volta presidente dell'Ateneo, esponente di una delle più potenti famiglie bresciane protagonista della rivoluzione cittadina del 1797 e della diffusione delle idee provenienti dalla Francia napoleonica. Nicolìni si espose allora di nuovo, redigendo un appello per una sottoscrizione a favore della pubblica causa . Venne chiamato ad insegnare Filosofia al Liceo e fu testimone delle Dieci Giornate. Annotò i drammatici avvenimenti su un diario che è rimasto fino ad oggi pressoché ignorato mentre afferma Cerri varrebbe la pena di prenderlo in considerazione sia come documento storico che saggio di vivace scrittura (p. 281). In seguito alla reazione austriaca, Nicolìni fu espulso definitivamente dall'insegnamento.
Le sessioni dell'Ateneo poterono riprendere solo verso la metà del 1850 e solo alla presenza di un rappresentante dell'I. R. Governo, che aveva la facoltà di scioglierle qualora non si mantenessero estranee ad ogni accenno politico, per poi venire del tutto sospese tra il 1851 ed il 1855. Le autorità austriache erano ormai ossessionate da quello che consideravano il tradimento di classe dell'aristocrazia e della borghesia lombarde. L'Austria scelse di allearsi con le classi popolari e con la Chiesa cattolica, che apparivano, ed erano realmente, le colonne portanti dell'/lnciere Regime. I sostenitori più estremisti di ima politica tendente ad umiliare i ricchi proprietari e a difendere gli interessi dei piccoli commercianti, degli artigiani e dei contadini erano i militari. I provvedimenti draconiani {contribuzioni straordinarie, requisizioni, multe) che Radetzky prese contro gli aristocratici rischiarono di rovinare la nobiltà lombarda. In questo quadro di grande tensione possono essere inseriti, probabilmente, anche gli atti persecutori nei confronti dell'Ateneo e l'oscuro episodio della campagna denigratoria scatenata dal foglio bresciano La Sferza contro i componenti dell'Accademia, sul quale fornisce preziose notizie Cerri. Questo giornale, a partire dal 1851, pubblicò quasi ogni settimana feroci commenti, sconfinanti spesso nell'insulto e nello scherno, nei confronti della linea politica liberale e patriottica dettata dal conte Lechi, rieletto presidente dell'Ateneo nel 1850 (e tuie rielezione era stata considerata un affronto dagli Austriaci, che avevano sospeso la nomina, pretendendo inoltre una revisione dello Statuto dell'Accademia). Alcuni di questi attacchi svelavano la natura di classe dello scontro, poiché i soci dell'Istituzione venivano definiti uomini egoisti ed aristocratici che volevano sostituire al dominio austriaco il dominio della loro casta. 1 Governi Prov-