Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <252>
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252 Libri e periodici
che finiva per diventare, in pratica, un instrumentum regni, idee ugualmente difese, però, con tenacia e, qualche volta, con abilità, sia pure soltanto dialettica, dai nostri tre autori. Autori che il curatore del volume presenta di volta in volta con dei veri e pro­pri capitoli di inquadramento che costituiscono forse, e non soltanto forse, la parte più interessante e più vitale del libro. Tre scrittori sulla stessa linea politica, ma attivi prevalentemente in tre diversi momenti storici e con tre diverse esperienze umane e politiche.
Il primo, il principe di Canosa, è senz'altro il più malfamato . Politico quanto mai ignaro del fatto che la politica è l'arte del possibile, è un laudator temporis adi, quando erano i nobili e non l'amministrazione centrale, di derivazione illuminista, la sola ed unica classe politica di governo. La sua irruenza e la sua mancanza di senso del limite lo porteranno alternativamente dal governo al carcere, all'esilio, ma la sua penna ed il suo ardore di polemista lo renderanno all'epoca meritatamente conosciuto per le sue idee sulla Restaurazione mancata in Italia.
Monaldo Leopardi è invece un uomo che, in pratica, non conosce la politica attiva, vivrà sempre nel natio borgo selvaggio immortalato dal figlio, e con i suoi scritti non pretenderà mai di indicare la via per la costruzione (o la ricostruzione) di un modello politico ideale, È però un buon polemista, diretto, efficace, ed utilizza a volte, come farà il figlio, la forma del dialogo. È il reazionario che ha visto gli avver­sari traballare nel 1820-21 e nel 1831 e che vuol colpire ed eliminare una volta per tutte l'idea liberale. I suoi eccessi passatisti (l'ultimo spadifero d'Italia) ci fanno pen­sare, oggi, alla macchietta del paese, all'erudito originale di provincia; all'epoca, però, i suoi scritti almeno presso l'opinione pubblica tradizionalista ebbero un pubblico di tutto rispetto.
Ben altra levatura e ben altra vita pubblica quelle del terzo autore, Clemente Solaro della Margarita, ministro degli Esteri di Carlo Alberto dal 1835 fino al 1847, che durante il decennio di preparazione ed ancora dopo, successivamente alla pro­clamazione del Regno d'Italia, sarà il tenacissimo difensore del regno sabaudo nei suoi tradizionali confini, della sua missione alpina, del suo stretto legame tra dinastia e chiesa di Roma. E, come ben riconosce il Del Corno, la sua opera, pur se la più tardiva, è senz'altro la più politicamente completa, la più articolata, anche se alle volte le nuoce un eccesso di citazioni e di richiami.
Sono riprodotti sei o sette scritti sani per ciascun autore e la scelta dei testi è senz'altro felice, rappresentando la parte più significativa della loro opera politica e letteraria.
Un'accurata bibliografia ed un'esauriente introduzione completano l'interessante volume.
PIERO CROCIANI
GIOVANNI BOSCO, Epistolario. Introduzione, testi critici e note a cura di FRANCESCO MOTTO, voi, I (1835-186J) (Scrìtti editi e inediti, voi. VI. Istituto storico sale­siano, Roma. Fonti, s. I, 6); Roma, Libreria Ateneo Salesiano, 1991, in 8, pp. 718. L 50.000.
Pur non possedendo la statura intellettuale e dottrinale, poderosa o acuta, di altri campioni de) cattolicesimo europeo del secolo XIX che ne hanno animato la vicenda anche su versanti diversi o. conflittuali, occorre tuttavia riconoscere a don Giovanni Bosco un ruolo dì primo piano nella funzione di difesa e di positiva risposta della Chiesa nel riguardi di una situazione sociale e politica ohe nella seconda metà dell'Ot­tocento andava perdendo la propria configurazione tradizionale, sia in Piemonte, sia nel resto d'Italia.