Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <253>
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Libri e periodici 253
Fin dai primi anni Quaranta, all'animo della esperienza pastorale a Torino, il gio­vane sacerdote si mostrò sensibile verso gli aspetti più emarginanti prodotti dallo sviluppo economico della città, già avviata con le riforme albertine a forme moderne di produ­zione e di mercato che il decennio cavouriano avrebbe ulteriormente stimolalo. I fan­ciulli e i giovani delle classi .povere sovente immigrati di recente dalle aree rurali del paese, impiegati saltuariamente in modeste attività salariate, con genitori incapaci o impossibilitati a provvedere ai fondamenti dell'istruzione e dell'educazione della prole si presentavano agli occhi di don Bosco come i più esposti ai rischi della degradazione morale, conseguenza di quella sociale, possibili vittime di predicatoti di teorie minac­ciose non solo per la salute eterna delle anime ma anche per la stabilità di un ordine che la concezione cattolica più diffusa era assuefatta a concepire in termini politici e sociali. L'oratorio salesiano sorgeva, dunque, come un organismo complesso, preposto non solo all'insegnamento religioso ma anche all'istruzione generale di base e a quella professionale, al fine di contemperare, in senso sostanzialmente paternalistico, le esigenze della società, in via di modernizzazione e quelle dei singoli; la premura di don Bosco nei confronti dei giovani pericolanti e pericolosi (p. 212), come li descrive nel gen­naio 1854 al Solaio della Margarita, suo benefattore <e la sottolineatura è nella lettera) trovava altresì aumento nella secolare tradizione di attivismo cattolico a livello educa­tivo e assistenziale che nella Torino degli anni Quaranta proponeva, oltre al giovane prete di Castelnuovo d'Asti, le figure già note di Giuseppe Cottolengo e Giuseppe Cafasso.
Francesco Motto, curando con grande passione e meticolosità questa nuova edi­zione critica dell'epistolario di don Bosco dopo quella in quattro volumi pubblicata negli anni Cinquanta da Eugenio Ceria ha inteso fornire uno strumento di lavoro più aggiornato agli studiosi della vita e dell'opera del fondatore della congregazione salesiana (considerato il consistente numero di sue lettere venute alla luce negli ultimi trenta anni) ma anche contribuire presso un più vasto pubblico di cultori di storia a rendere meglio conosciuta una personalità significativa non solo sul piano della pietà religiosa nell'Italia della seconda metà dell'Ottocento. Per le numerose lettere inviate a personalità politiche e religiose da Pio IX a Vittorio Emanuele, dall'arcivescovo Fransoni a Rattazzi e a Peruzzi, solo per citarne alcune il primo volume dell'epi­stolario contribuisce alla ricostruzione, tra il 1848 e i primi anni del regno unitario, della peculiare maniera di don Bosco di affrontare la dolorosa realtà del conflitto che opponeva le istituzioni monarchico-liberali alla gerarchia ecclesiastica. Se le sue lettere, ricorda il curatore, costituiscono lo strumento principe per accostarsi alla fonte prima della sua attività e del suo pensiero (pp. 5-6) non bisogna tuttavia ricercare in esse formulazioni teoriche articolate e profonde su questioni religiose o politiche, come anche sarebbe vano rintracciare confessioni o sfoghi attinenti a personali vicende spirituali o Intellettuali; e ciò non perché don Bosco non possedesse convinzioni chiare e nette che fanno la loro comparsa anche nelle lettere in ben precise circostanze ma perché concepiva la natura della comunicazione epistolare soprattutto in termini di pra­ticità ed essenzialità, che rinviavano, del resto, alla sua indole più profonda. Gran parte di questo volume consiste, dunque, di una corrispondenza tanto strettamente connessa alla materialità della vita quotidiana, che la stessa vicenda degli oratori emerge quasi sem­pre attraverso richieste di sovvenzioni in denaro o in vestiario per i ragazzi ospiti delle case, o notizie concernenti ampliamenti di edifici, acquisti e permute di terreni, costru­zione di chiese e cappelle, E allora l'importanza delle lettere per la conoscenza di don Bosco consiste proprio nell'emergcrc da esse, sul versante dell'ordinario vivere giornaliero, di una personalità concreta e tenace, zelante ma anche prudente: la personalità di un uomo disposto al dialogo con gli avversari quando le circostanze lo impongono o la sua maturata persuasione lo consiglia, ma che sa anche far ricorso in casi eccezionali al registro di tono apocalittico. È in questa ottica, che scopre talora le nervature pro­fonde dell'individuo, che la quotidianità come nota il curatore non deve essere considerata elemento secondario, marginale, di disturbo, quasi una realtà attenuante e