Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <256>
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256 Libri e periodici
che i giovanetti abbandonati vadano a popolare le carceri, e che quelli i quali escono di colà non abbiano più a ritornarvi. Le quali cose mi sembrano tutte nell'interesse del governo (p. 584).
Si trattava di concetti mollo trasparenti, certamente consoni alla mentalità realistica di don Bosco che si è più volte evocata, ma le cui profonde implicazioni politiche e sociali conservatrici non potevano sfuggire agli uomini del liberalismo moderato: con­cetti attorno ai quali, negli anni a venire, si sarebbe in gran parte realizzato il supera­mento delle intransigenze di opposta matrice.
STEFANO PARI SELLI
MARIO CIGNONI, Un patriota del Risorgimento. Giambattista Ferri di Porto San Giorgio (1807-1861); Porto San Giorgio, Società Operaia di Mutuo Soccorso G. Gari­baldi , 1991, in 8, .pp. 111. S.p.
Un profilo esauriente di un patriota minore del Risorgimento (Giambattista Ferri) ci viene presentato, con toni affettuosi e pieni di ammirazione, nel volume qui recensito. Un profilo che, nel contempo, ci dà anche la dimensione, nel contesto sociale della prima metà dell'Ottocento nelle Marche, della opposizione carbonara e repubblicana al Papa. L'arco di tempo in cui il Ferri ha operato va dalla restaurazione reazionaria alla unità d'Italia. Morto in un incidente di viaggio nel 1861, gli è stato risparmiato ;1 difficile compito di fare gli italiani , mentre ha partecipato, in coerenza con le sue idee, a fare l'Italia . Una partecipazione intrisa di sofferenze, privazioni, fughe, persecuzioni e braccamene da parte dei feroci quanto efficaci apparati polizieschi degli Stati preunitari italiani.
Dopo una introduzione dedicata alla famiglia, alla condizione sociale locale del Ferri, e un cenno alle fonti utilizzate dall'autore, viene fatto un ampio quadro della situazione politica degli anni venti-trenta a Porto San Giorgio e, più in generale, nelle Marche. Descritta a sommi capi l'organizzazione della carboneria, viene messa in evidenza la figura di Girolamo Bonaparte, presentato come il capo della casata napo­leonica, stabilitosi a Porlo San Giorgio ed indicato come elemento catalizzatore delle idee antipapali e repubblicane, nonché come stimolo e punto di riferimento della attività delle società segrete.
Tutto questo fervore non poteva che sfociare in un atto rivoluzionario; di qui la partecipazione del Ferri ai moti del 1831, conclusasi con la carcerazione del Ferri stesso. Dal carcere uscì per amnistia, ma dovette affrontare l'esilio. Lasciata Porto San Giorgio raggiunse la Francia. Anche se le fonti sono avare per questo periodo si può ritenere che in terra francese il Nostro abbia avuto contatti con gli ambienti mazziniani.
In quegli anni Giambattista Ferri si arruola nella Legione Straniera e combalte in Algeria. Quella guerra coloniale, che era presentata come una guerra per la lotta all'infedele e per la diffusione della civiltà europea, si rivelò ben presto come la base della costruzione del primo impero coloniale francese. Agli occhi del Ferri però significò la materializzazione degli ideali francesi e libertari.
Nel 1836 Ferri, coperto dal fascino rivoluzionario, rientra a Porto San Giorgio e prende subito contatto con le locali società segrete, alternando la presenza nella sua terra con frequenti viaggi all'estero. Durante uno di questi incontra a Londra Giuseppe Mazzini, Questo incontro gli dà ulteriore autorità e il conte Ferri, rientrato nelle Marche, diviene il principale sostenitore delle idee repubblicane nel formano.
Partecipa a varie iniziative insurrezionali (Penne in Abruzzo, Teramo, ecc.) che però non hanno esito e che lo costringono a riprendere la via dell'esilio.