Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <260>
immagine non disponibile

260 Libri e periodici
ANNA MARIA I s ASTI A, 27 volontariato militate nel Risorgimento, La partecipazione olio guerra del 1859; Roma, Stato Maggiore dell'Esercito. Ufficio Storico, 1990, in 8, pp. 641. L. 30.000.
Uno dei temi più dibattuti e controversi della storiografia risorgimentale è quello relativo al grado di coinvolgimento dei ceti meno abbienti alle vicende politiche e mili­tari che portarono all'unificazione. Ora se è indubbio, che la direzione del movimento nazionale fu assunta da un'elite, ci sembra altrettanto indubbio che, pur in posizione subalterna, le masse, in massima parte cittadine, giocarono periodicamente un ruolo non marginale nel mettere in crisi i vecchi governi della penisola (si pensi ad esempio al­l'epopea garibaldina ed all'endemiche agitazioni del 1847-49). Un importante contributo sulla partecipazione popolare alla seconda guerra d'indipendenza, ci viene offerto da questo lavoro della Isastia, che si è sobbarcata l'onerosissimo ed arduo compito dì quantificare, e soprattutto di qualificare, il fenomeno del volontariato militare nei primi mesi del 1859, di quel fenomeno cioè che può essere assunto come uno dei parametri per valutare il grado di adesione dei cittadini ad un programma politico ed ideale. L'A. ha preso in esame coloro che furono arruolati a Torino, nell'esercito sabaudo [...] o che, sempre in Piemonte, furono arruolati nei Cacciatori delle Alpi (p. 189), elencando nomi e cognomi, l'età, la provenienza e l'occupazione (impresa quest'ultima non facile, se si pensa che l'appellativo dei mestieri variava a seconda del luogo dove venivano praticati).
Scomponendo ed aggregando i dati raccolti sono estrapolabili preziose informa­zioni; ad esempio si ricava che i più solleciti ad accorrere sotto le bandiere sabaude furono gli abitanti dell'Italia centro-settentrionale, mentre scarso fu il numero dei sud­diti di Ferdinando II. Ciò sta forse ad indicare che i primi furono più sensibili dei secondi sulla questione nazionale? Una risposta affermativa mi sembrerebbe frettolosa, perché la distanza del luogo di residenza dal Piemonte rappresentò certamente un note­vole ostacolo materiale per chi voleva combattere contro l'Austria; ed infatti, esami­nando più in dettaglio la provenienza dei volontari, veniamo a sapere che la maggior parte di costoro era originaria delle zone limitrofe al Regno di Sardegna, tanto che, per quanto riguarda gli arruolati nell'esercito sardo, i lombardi furono ben l'86,8 per cento dei sudditi del Lombardo-Veneto (p. 202), mentre i romagnoli furono la grande maggio­ranza di quelli che accorsero dallo Stato pontificio (p. 203).
Vediamo ancora altri dati; il numero di coloro che abitavano in campagna è nettamente inferiore a quello di chi viveva in città (pp. 208-210) e tra quest'ultimi, per quanto riguarda le professioni, gli artigiani, i commercianti, gli operai e gli impie­gati, rappresentarono la fetta maggiore dei volontari arruolati sia nell'esercito di Vit­torio Emanuele li (p. 219), che nei Cacciatori delle Alpi (p. 243).
Come si può constatare, la grande massa dei dati forniti da questo libro non è materiale inerte, tanto più che la Isastia se ne serve con acutezza per avanzare e sciogliere tutta una serie di quesiti stimolanti e per esporre esaurientemente le motiva­zioni politiche e sociali che spinsero, da un lato molti giovani italiani a mettere a repentaglio la loro vita per costruire l'Italia, dall'altro Cavour, La Farina e la Società Nazionale a tessere le trame politiche e normative per formare un esercito predisposto a recepire nelle proprie file l'apporto di eventuali volontari, cosi da renderlo più rap­presentativo in senso nazionale.
Possiamo concludere col dire che questo libro, frutto di uno sforzo notevole, pienamente riuscito a farci meglio comprendere che l'Italia fu costruita col concorso di numerosissimi giovani provenienti dalle parti più disparate della penisola; ed un libro come questo sul volontariato nel 1859 è tanto più importante in quanto indiret­tamente controbatte quelle forze qualunquiste e avventuristiche, che oggi stanno lavo­rando per disgregare quell'unità italiana, che è stata conquistata col sacrifìcio distate? ressato di tanti generosi.
GIOVANNI LUSBRONI