Rassegna storica del Risorgimento
GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
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1993
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pagina
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263
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Libri e periodici 263
asoeiato di Storia americana presso la Facoltà di Magistero dell'Università di Roma La Sapienza , ampliando e approfondendo sue precedenti ricerche ha con grande finezza individuato questo sinora largamente trascurato nodo problematico e ne ha messo in luce i variegati aspetti, sulla base di un'importante documentazione inedita o poco nota.
Sia negli Stati Uniti sia in Inghilterra i fautori del ricorso alla guerra non erano privi di sostenitori. Ma nella seconda metà del 1870 i due Stati si erano trovati in un momento tanto delicato da rendere molto desiderabile per entrambi la composizione pacifica di ogni motivo d'attrito. Negli Stati Uniti la permanente difficile situazione interna era divenuta vieppiù tesa per alcuni gravi pericoli di scissione del Partito Repubblicano, che avevano già suscitato contrasti nel Congresso. Anche taluni velleitari tentativi espansionistici del presidente Grant, con particolare riguardo ai progetti di annessione dell'isola di Santo Domingo e ad un rafforzamento dei vincoli con qualche paese dell'America Latina, non erano stati del tutto estranei al bisogno di liquidare ogni passata pendenza.
Assai più grave la situazione della Gran Bretagna, segnatamente in materia di politica estera. Essa non aveva gradito, nell'autunno 1870, la restaurazione della potenza navale russa nel Mar Nero, preludio di un nuovo rilancio del panslavismo, e non aveva sottovalutato le possibili conseguenze di una convergenza della politica bismarckiana con quella di Gortchakov sulle questioni francesi e polacche. Prostrata dalla vittoria prussiana la potenza francese, la Gran Bretagna paventava un'incombente intesa dèi tre imperatori, miranti a divenire arbitri incontrastati dell'Europa continentale, e desiderava dunque evitare sorprese almeno nel settore americano.
Così l'8 maggio 1871 Inghilterra e Stati Uniti firmarono quel trattato di Washington che rappresenta il primo caso di ricorso ad un tribunale arbitrale internazionale (p. 21), principalmente perché in esso sedevano, diversamente rispetto all'antica anche se poco usata tradizione anglo-americana di ricorso all'arbitrato, arbitri designati da paesi terzi: lo svizzero Jacques Staémpfli, il brasiliano Marcos Antonio d'Arauj e l'italiano Federico Sclopis di Salerano.
All'apporto da quest'ultimo dato, attraverso un'amministrazione imparziale della giustizia, ma col paziente ricorso ai princìpi di equità in tutti i casi in cui una rigidità dell'interpretazione delle norme avrebbe potuto provocare la rottura dell'accordo fra le parti, alla difesa della giustizia e della pace generale e al soddisfacimento degli interessi contingenti dell'Inghilterra, degli Stati Uniti, del Canada e dell'Italia stessa (p. 351), l'Autrice dedica pagine magistrali.
Grave e spinoso, in effetti, il compito dell'illustre giurista, senatore del Regno, ministro di Stato, presidente del Contenzioso diplomatico presso il ministero degli Esteri e consulente della Casa di Savoia. Fra i paesi che ugualmente potevano vantara un'antica cultura giuridica ed una piena autonomia politica, non molti altri Stati europei avevano un interesse paragonabile a quello italiano per una composizione pacifica delie controversie esistenti tra gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Perciò, dopo aver minuziosamente esaminato tutti i complessi aspetti concernenti la non facile esecuzione del trattato di Washington, Pia Grazia Celozzi Baldelli osserva che aveva costituito un elemento importante per affermare la identità nazionale italiana, e per dare una risposta alle tante critiche di 'usurpazione', il fatto che uno dei rappresentanti più illustri e più limpidi del liberalismo cattolico, pur nella sua indiscussa aderenza al magistero cattolico e dottrinale della Chiesa e pur dopo numerosi gesti di opposizione alle annessioni dei territori pontifici all'Italia, avesse accettato di contribuire con tanta dedizione ed efficacia alle aspettative di un governo che aveva compiuto l'ultimo e più importante atto di quelle annessioni, decidendo anche di trasferire la capitale a Roma (p. 352), Lo Stalo italiano, essa prosegue, si era mostrato altresì in grado di operare da un lato il recupero in uno Stato laico dei valori religiosi e morali, e, dall'altro, anche il recupero delle possibilità di impegno civile dei cattolici. Due aspetti complementari, ma, seppure distinti! non contrapposti fra loro {ivi).
Per quanto concerne lo studio delle relazioni internazionali, l'Autrice nota che