Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <265>
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Libri e periodici 265
che si fece via via sempre più pericoloso ed ambizioso, sino a rivendicare la propria autonomia nazionale.
Ma quale fu l'atteggiamento italiano in questo periodo? E, più in generale, quale fu la politica estera italiana nei Balcani all'indomani del raggiungimento del­l'unità nazionale? I dettagliati rapporti dei consoli e dei vice consoli di Sofìa, Ruse, Kjustengie e di altre città raccolti e pubblicati dagli autori con estrema perizia filologica permettono in parte di desumerlo, ma essi ofFrono soprattutto un quadro approfondito della situazione delle terre bulgare alla vigilia e durante la guerra russo-turca del 1877-78, di cui inviarono a Roma importanti informazioni di natura militare e strategica {preziosi, in questo senso, i dispacci del sottotenente di vascello Odoardo Tadini, mentre di natura diversa sono quelli inviati da Vito Positano e da Enrico de Gubernatis). L'Italia condizionata in questo dal timore di un rafforzamento eccessivo dell'Austria nei Balcani allineò la propria posizione a quella delle grandi potenze (Francia ed Inghilterra su tutte), consistente nel tentativo di salvaguardare e rafforzare l'integrità territoriale del gigante malato. Per la loro posizione geografica, ovviamente, i Balcani rappresentavano un'area di notevole interesse commerciale per l'Italia, ma il giovane Stato non era nelle condizioni dì assumervi una posizione completamente autonoma; in politica estera, del resto, il governo italiano seguiva allora una politica tradizionalmente filo-francese e di non confronto con l'Inghilterra, nazioni orientate entrambe al mantenimento dello status quo territoriale della regione ed a questo orientamento si atteneva scrupolosamente l'Italia, sebbene ciò fosse in aperta contraddizione con il principio di indipendenza nazionale che era stato alla base del Risorgimento.
Si tratta, in sostanza, di documenti di estremo interesse -la cui lettura, come osserva giustamente Guida, completa la conoscenza di una pagina fondamentale della storia bulgara e degli aspetti meno noti al pubblico europeo di una guerra tra le più. sanguinose dell'Ottocento e che segnò una tappa importante della questione d'Oriente e delle relazioni tra le potenze europee. Aiuta a ricordare, a parziale correzione di quanto è scritto in tanti libri, che dopo la guerra franco-prussiana del 1870 non per tutta l'Europa segui un periodo di pace. Altre testimonianze dalla Romania e dalla Serbia (Paesi che parteciparono alla guerra del 1877-78) sarebbero un'ulteriore conferma di ciò (p. XV), Un invito, quest'ultimo, che ci auguriamo non sia destinato a rimanere lettera morta.
VINCENZO FANNIOT
Le Casse Rurali ed Artigiane nelle Marche. Ricerche storiche e problemi attuali, a cura di SERGIO PRETELLE; Urbino, Edizioni Quattro Venti, 1990, in 8, pp. 406. L, 35.000.
GILBERTO PICCININI, Il credito cooperativo. Banche e Casse rurali ad Ancona; Urbino, Edizioni Quattro Venti, 1991, in 8, pp. 11-219. L. 34.000.
La Federazione marchigiana delle Casse rurali ed artigiane ha affidato ad alcuni docenti dell'Università di Urbino e all'Istituto superiore dì scienze religiose, con :1 quale già dal 1985 ha stabilito un rapporto di collaborazione culturale che dovrebbe portare alla costituzione di una Cattedra internazionale di Storia del movimento coope­rativo, il compito di ricostruire la storia del piccolo credito cooperativo nella regione. Ne è nato il primo volume in oggetto che ripercorre appunto le origini delle Casse rurali la loro evoluzione quantitativa nonché la distribuzione geografica in età giolittiana, la vivace presenza, accanto al nuovo Partito Popolare, all'indomani della Grande Guerra, il difficile impatto con il fascismo. Affronta, infine, in maniera problematica, il ruolo delle Casse nel secondo dopoguerra rispondendo criticamente alle domande sui fonda­menti e sulle giustificazioni che rendono ancora valida una loro presenza nell'odierna