Rassegna storica del Risorgimento
GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
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1993
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pagina
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267
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Libri e periodici 267
nell'economia agricola locale non trascura di mettere in evidenza alcuni dati sull'estrazione sociale dei soci, rimarcando la netta predominanza di elementi appartenenti alla classe rurale, seguita dal clero. Circa la destinazione dei prestiti appare la chiara prevalenza del settore agricolo verso il quale le Casse indirizzano anche iniziative volte alla diffusione delle macchine e dei prodotti più moderni. Relativamente alle Casse di Acquaviva Picena e di Ripatransone, la conservazione delle carte aziendali ha anche permesso all'autore, per un breve periodo, di valutare l'entità e la destinazione del prestito. Un saggio quindi assai interessante, ricco di notizie, forse troppo appesantito dalle lunghe citazioni, specialmente nella prima parte, e che comunque rimane troppo legato agli eventi regionali, solo in relazione ai quali l'autore pare giustificare i ritardi e le accelerazioni del movimento cattolico marchigiano. Troppo ottimistico appare anche il giudizio sull'incidenza delle Casse nell'economia locale: in realtà si ha più l'impressione di una benemerita ma semplice azione di incoraggiamento all'agricoltura, favorendo l'uso di moderne macchine e di nuovi concimi. Insomma, a mio avviso, è più corretto parlare di un'azione di protezione sociale, di ricucitura degli strappi che le congiunture sfavorevoli producevano nel tessuto sociale piuttosto che di forte impulso al processo produttivo regionale; del resto le Tabelle pubblicate in appendice sembrano confermare, nel confronto con le altre banche, il ruolo assai marginale delle Casse rurali nell'ambito del sistema creditizio marchigiano.
Con il saggio di Gilberto Piccinini, Credito e Casse rurali in provincia di Ancona tra la fine dell'Ottocento e il fascismo, l'analisi si trasferisce dall'ambito regionale a quello provinciale permettendo all'autore di condurre l'indagine più in profondità e prendere in considerazione tutte le espressioni più significative del credito operanti all'interno della provincia di Ancona: dalle Casse rurali alle Banche cattoliche, dalle Banche popolari e operaie agli istituti di credito nati all'interno del Mutuo soccorso fino alle banche costituitesi in seguito a fusioni o accorpamenti. La globalità dell'indagine ha permesso infatti al Piccinini di ristampare il testo del saggio che, con l'aggiunta di una breve premessa e un'appendice degli atti costitutivi e degli statuti dei numerosi istituti di credito, è diventato un volume. Dopo alcune considerazioni sui connotati iniziali delle Casse e sulle motivazioni della loro costituzione, l'autore ne segue le vicende dal primo Novecento fino al consolidarsi della dittatura fascista; distingue le Casse direttamente collegate al movimento cattolico da quelle definite neutre, esamina i rapporti finanziari e i collegamenti tra le banche cattoliche (la Banca cattolica osimana, la Banca cattolica di Fabriano, la Banca cattolica di Ancona e la Società bancaria marchigiana) e le Casse rurali. In particolare la questione delle Casse definite neutre ripropone il problema della possibilità di esistenza di un movimento cooperativo cattolico alTinfuori del movimento cattolico organizzato; questione non affrontata dall'autore ma la presenza di preti nella fondazione di Casse definite neutre autorizza a pensare che, in questo caso, non necessariamente l'aggettivo neutre coincida con quello liberale . La questione del credito legato agli ambienti cattolici risulta, ad ogni modo, assolutamente prevalente nella disposizione del lavoro e più sintetica, di conseguenza, appare l'informazione relativa alle Banche popolari e operaie. Il lavoro di Piccinini dimostra, ancora una volta, il fascino che in larghi settori della storiografia ha esercitato ed esercita la tesi volta a dimostrare la ordinata compenetrazione tra borghesia cattolica e borghesia laica sul piano degli interessi finanziari. Si nega una qualsiasi forma di opposizione intransigente allo Stato liberale mentre la partecipazione alla soluzione della questione sociale avrebbe avuto in definitiva esiti decisamente conservatori. Tesi che da più parti e per alcune aree regionali è stata ampiamente contraddetta (basti ricordare il saggio di A. Cova, Le Casse rurali lombarde dalla fine dell'Ottocento al fascismo: i risultati di una ricerca, pubblicato nel Bollettino dell'archivio per la storta del movimento sociale cattolico in Italia, XV (1980), 1, pp, 5-15), mentre per altre arce regionali ha bisogno di verifiche e di approfondimenti. Nelle stesse pagine del saggio di Piccinini sono documentate situazioni e condizioni che si prestano ad una lettura assai diversa da quella fornita dall'autore; egli intatti nelle considerazioni sui connotati iniziali delle Casse rurali e sulle motivazioni della