Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <268>
immagine non disponibile

268
Libri e periodici
loro costituzione afferma che esse rappresentano i momenti iniziali di una presenza dei cattolici, consolidata attraverso una stretta alleanza con gli elementi più progressisti dell'aristocrazia liberale e della media borghesia agraria (p. 106). La nascita delle Casse rurali è vista quindi come il primo passo verso la realizzazione di un progetto politico di unità tra le forze moderate e quelle cattoliche che avrà piena attuazione in età giolittiana. Ma proprio a partire dai primi anni del Novecento nell'azione finalizzata a stimolare la fondazione di Casse rurali, appare tutto il peso di sacerdoti e di laici legati a Murri; esemplare, in questo senso, è il caso di Iesi riferito dal Piccinini. Un'influenza murriana che pare di capire dura almeno fino al dopoguerra allorché il progetto di Federazione provinciale viene avviato ancora da un gruppo di mur riani , guidati da don Antonio Gioia, noto per la sua vasta conoscenza dei problemi dei più deboli e parroco di uno dei più poveri e degradati rioni della città di Ancona. Per avallare insomma l'immagine di un sistema piramidale , con alla base le Casse incaricate di rastrellare le risorse dei ceti rurali da utilizzare in manovre speculative nel settore finanziario attraverso gli istituti maggiori, occorre non solo distinguere: ie differenziare il periodo delle origini da quello della successiva imponente dilatazione ma occorre soprattutto, attraverso un attento esame delle carte aziendali, verificare il rapporto depositi-impieghi, la percentuale media dei depositi delle Casse collocati negli altri istituti di credito, la direzione del flusso di denaro che, come dimostrato nel caso lombardo, non sempre assume la direzione obbligatoria campagna-città ma può in alcuni casi essere anche inverso. L'indagine locale, per sua natura limitata, rende più facile questo tipo di analisi e può contribuire quindi in maniera definitiva a chiarire il discusso problema del sistema del credito cattolico; come può altresì contribuire ad esaminare in profondità il periodo del tramonto e della crisi delle Casse durante il ventennio fascista. Ai riferimenti generali sulla volontà del governo fascista di smantellare la rete del credito cattolico, sull'ambiguità del ruolo della gerarchia ecclesiastica, si possono sostituire analisi che verifichino se, per esempio, con la fine della guerra, all'interno delle Casse muti anche la linea di tendenza per l'utilizzo dei propri impieghi, con tentativi di nuovi investimenti ed accertino inoltre le conseguenze, nella struttura degli istituti, della crisi agricola degli anni 1926-1930.
Ed è proprio quello che intende verificare Sergio Pretelli, Le Casse rurali nel ventennio fascista, un saggio che si distingue per l'attualità storiografica dei problemi affrontati e per il rigore metodologico con il quale è condotto. Dopo un breve excursus sull'origine delle Casse, in cui mette in evidenza il contributo dato alla modernizzazione dell'agricoltura, Pretelli prende le mosse dalla svolta politica della Santa Sede, attuata con la circolare del 6 giugno 1923, in base alla quale i vescovi vengono invitati a ritirare tutti i sacerdoti dagli enti di credito. L'intimazione a lasciare gli incarichi era rivolta indistintamente a tutti ed è quindi fuorviarne afferma Pretelli vedervi, come a volte qualcuno ha fatto, un intento persecutorio contro le Casse. Se dalle carte locali si ha l'impressione che la Santa Sede in questi anni roventi che vanno dal 1920 al 1926 voglia conoscere e capire la reale situazione del mondo cattolico è pur vero che fu determinante nell'impostare la strategia il nuovo indirizzo di Pio XI che, come è noto, voleva realizzare, grazie all'opera congiunta di clero e laicato organizzato nell'Azione Cattolica, la restaurazione del Regno di Cristo. L'Azione Cattolica, che diviene un modello di organizzazione laicale di massa, con il suo pontificato assume significati particolari: tra il 1922 e il 1923 rinnova gli statuti e avvia un processo di spoliticizzazione , specie in quei settori in cui i rapporti con il Partito Popolare erano più stretti, II Partito trovava infatti sul piano organizzativo la sua base nella rete di circoli, associazioni, cooperative, leghe e casse; spesso i circoli di Azione Cattolica quasi coincidono con gruppi o sezioni popolari e soprattutto in ambiente rurale i sacerdoti sono animatori di circoli, casse rurali e della sezione del Partito Popolare. Da qui lo sgomento e lo stupore tra i parroci e tra gli stessi vescovi per il cambio di rotta della politica vaticana, ampiamente documentati da Pretelli che ha avuto la fortuna di poter consultare le carte dell'Archivio della Sacra Congregazione del Clero. L'azione di fascistizzazione delle Casse viene seguita passo dopo passo