Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <273>
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Libri e periodici 273
Non è del tutto errato sostenere che di una sola rivista si tratti e non di tre, malgrado le differenti titolazioni , osserva Cavaglion (p. 37), e con finezza ne chiarisce le caratteristiche assolutamente opposte al verboso fiume papiniano e prezzoliniano. Là, sul fronte leonardesco, regna l'antiparlaraentarismo, qui, sul fronte cenobitico, è di casa la democrazia anglosassone, il modello repubblicano ginevrino, la democrazia diretta dei cantoni elvetici. Là, sul fronte leonardesco e poi Iacerbiano, domina il nazionalismo vio­lento e guerrafondaio; qui, nel cenobitismo, l'idea di nazione ha tutt'altro significato e valore. Traviamenti e sbandate vi saranno anche in casa dei cenobiti, ma saranno appan­naggio di interventista democratici per cui la guerra contro gli Imperi centrali sarà an­cora una volta un bonum certamen risorgimentale, non l'igiene del mondo predicata dai futuristi.
Lassù, nelle alte sfere prezzoliniane e papiniane, regna sovente un idealismo male inteso; qui va per la maggiore di rigore neo-kantiano di chi, per viltà, non era disposto ad alcun rifiuto (p. 38).
Quali i temi principali del cenobitismo? Il binomio fede e scienza, fede e poli­tica; i fondamenti etici dell'autobiografia; l'istruzione religiosa; i rapporti fra Stato e minoranze religiose; l'ecumenismo come religione del futuro; il superamento dell'anti­clericalismo fine a se stesso; la legittimità e la necessità di un'interpretazione religiosa del socialismo (e, in Conscientia, dell'antifascismo); l'incoraggiamento dato ad una seria biblistica, scientificamente fondata oltre che impavida davanti ad ogni censura confessio­nale; la discussione sullo Stato etico.
Grazie a Bignami, sostiene Cavaglion, l'onda lunga del modernismo rimareggiò ritratta lungo le sponde del lato di Lugano e fu tramandata ai posteri cenobiti (p. 45). Bignami seppe altresì evitare che ima parte di socialismo riformista cadesse fra le braccia del massimalismo (p. 46). Ai cenobiti della seconda e della terza generazione Bignami lasciò dunque in eredità l'idea di un socialismo eretico, di cor­rieri e contrabbandieri delle idee, raramente fanatico o astrattamente rivoluzionario . Non soddisfatto di tutto ciò, ai cenobiti della seconda e della terza generazione, Bignami, piccolo industriale esperto in prodotti elettrici, lasciò in eredità uno stock di quelle pompe elettriche già offerte a Ghisleri in occasione dell'incendio che nel dicembre 1903 semi-distrusse lo stabilimento delle Arti Grafiche di Bergamo. Esse avrebbero do­vuto simbolicamente servire a spegnere gli incendi dolosi dei molti Neroni integralisti e settari, circolanti anche in casa socialista; e quel che più conta, quelle pompe avrebbero potuto placare i bollenti spiriti dei bigotti d'ogni chiesa e d'ogni partito , conclude Ca­vaglion (p. 47).
Col presente volume il ricercatore monregalese offre un importante contributo alla storia della cultura italiana del Novecento. Stupiscono tuttavia, in un'opera cosi infor­mata alcune anche molto significative assenze. In primo luogo, Cavaglion tace il masso-nismo di Bignami, che in una lettera del 10 maggio 1913 (pubblicata da Aldo Ales­sandro Mola nell'appendice documentaria alla sua Storia della Massoneria italiana dal-l'Unità alla Repubblica, prefazione di Paolo Alatri, Milano, 1976, pp. 680-681, e ripubbli­cata in Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, prefazione di Paolo Alatri, Milano, 1992, pp. 914-915) sostenne di essere massone da circa cinquanta anni e precisò che sarebbe stato fedele ai gloriosi principi della Massoneria sino all'ultimo dei [suoi] giorni , come sarebbe restato devoto (nonostante il voto dei com­pagni in Congresso ad Ancona) al partito socialista, del quale [era] stato un pioniere dell'ora antelucana .
Del pari, Cavaglion ignora il massonismo di uno tra i più assidui collaboratori di Coenobium, Ugo Janni, la cui iniziazione (23 aprile 1900) è attestata da un docu­mento esposto a Torino nel 1980 nella mostra La Massoneria nella Storia d'Italia (v. il Catalogo, a cura di Mola. Torino, 1980, p. 121), e riprodotto in Jean-Pierre Viallet, La Chiesa Valdese di fronte allo Stato fascista, 1922-1945, prefazione di Giorgio Ro-chat, Torino, 1985, illustrazione fuori testo n. 2. Né sorte migliore Cavaglion riserva al massonismo di Giuseppe Ganzale, messo in luce (insieme con quello di Janni) da Au­gusto Comba, Valdesi e Massoneria tra fine Ottocento e primo Novecento, in AA.VV.,