Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <274>
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274 Libri e periodici
La liberazione d'Italia nell'opera delta Massoneria. Atti del convegno di Torino 24-25 settembre 1988, a cura di Mola, Foggia, 1990, pp. 175-176.
Sorprendono pure l'assenza, nell'attenta bibliografia fornita da Cavaglion in materia di anticlericalismo e Libero pensiero, dei volumi di Pedro Alvarez Làzaro, Libero pen­siero e Massoneria dalle origini alla grande guerra, Roma-Reggio Calabria, 1990, e di Mimmo Franzinelli, Ateismo, laicismo, anticlericalismo. Guida bibliografica ragionata al libero pensiero ed alla concezione materialistica della storia, volume I, Chiesa, Stato e società in Italia, Ragusa, 1990. Non convince inoltre la qualifica di protestante attribuita ad un'altra autorevole firma di Coenobium, il bricherasiese Edoardo Giretti (p. 40), senza segnalare che Viallet lo aveva definito d'origine cattolica ma personalmente agno­stico (op. c/7., p. 76).
Di ciò riteniamo debba tener conto Cavaglion nella da noi auspicata seconda edi­zione dell'antologia, che per il suo valore meriterebbe anche quell'indice dei nomi di cui oggi è priva.
CLAUDIO SPIRONELLI
/ vescovi veneti e la Santa Sede nella guerra 1915-1918, a cura di ANTONIO SCOTTA, presentazione di Gabriele De Rosa; Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1991, 3 voli., in 8, pp. C1V-456, 592, 464 con ili. L. 190.000.
La storiografia italiana è ormai ricca di studi dedicati ai cattolici italiani nella prima guerra mondiale. Ben poco, su questo tema, era disponibile sino ai primi anni sessanta, quando il silenzio storiografico fu interrotto dal convegno di Spoleto su Bene­detto XV, i cattolici e la prima guerra mondiale. Da allora, molta strada è stata fatta. L'apertura degli archivi vaticani per il pontificato di papa Della Chiesa ha consentito negli ultimi anni ulteriori approfondimenti, nonché una considerazione più pacata di tante vicende che in passato erano state lette e interpretate in una temperie di dibattiti ideologici, stante anche il loro relativo addossamento cronologico e le analogie con le polemiche del presente.
Oggi il clima politico e storiografico è cambiato. Non è dato a chi scrive il dire se in meglio o in peggio: certo è che tanti parametri di giudizio, passaggi un tempo obbligati, cartine di tornasole disinvoltamente applicate ad ogni ricerca, oggi paiono desuete, ìninteressanti, anacronistiche. Non vale più la pena di dividere i cattolici se­condo le varie sfumature del neutralismo e dell'interventismo, del pacifismo e del bel­licismo. Simili analisi non costituivano esercizi inutili, anzi tutt'altro, ma suonerebbero ora ripetitive e meccaniche. D'altra parte, più si studia, più si scopre che i cattolici della prima guerra mondiale non agivano solo in base a sacri princìpi, per quanto ne fossero intimamente persuasi, bensì vivevano per lo più, come tutti, in preda alle contingenze e alle emergenze della storia. Invece di sublimare o deprecare, sia pure sotto la veste di belle esercitazioni accademiche, principi e professioni di fede di vario sentire, conviene forse allo storico immergersi nel quotidiano, nel vissuto, nelle preoccupazioni contin­genti dei protagonisti.
Ora, la messa in valore di documentazione inedita come quella degli archivi vati­cani esplorati da Antonio Scotta per la sua trilogia sui vescovi veneti e la guerra, è apporto determinante al superamento di problematiche legate a contese ideologiche del passato. Il riferimento a valori ideali, ad una precisa visione della storia, rimane bene in evidenza in questa documentazione, ma va inquadrato in uno scenario complesso, dove ben poco si può capire utilizzando le lenti di patriottismi e pacifismi variamente graduati.
A leggere le centinaia di lettere dei vescovi veneti alla Santa Sede, raccolte da Scotta, si osserva come i presuli non vivevano la guerra con il problema di definire il loro atteggiamento politico verso la patria e lo stesso conflitto in atto. Questo era se­condario. In primo luogo veniva infatti la preoccupazione dei fatti quotidiani, non la sorte della nazione in armi. Avanti venivano i problemi materiali delle popolazioni, non