Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <275>
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Libri e periodici 275
le sorti del conflitto. Venivano le questioni poste dal caos bellico, dalle devastazioni, dalla moralità, dai bombardamenti delle città vicino al fronte, dal profugato. In questa luce, ogni movimento bellico e visto con paura, anche da quei vescovi che assumono a volte toni patriottici, perché costituisce un rischio per la popolazione e per la Chiesa.
11 vescovo di Padova è costernato dalla rotta di Caporetto, ed è in ansia per la condotta degli invasori di cui teme la barbarie, tuttavia si chiede quale dei due eser­citi sia in effetti il meno pericoloso per le popolazioni e le parrocchie, finché non giunge alla conclusione che ci sia da temere non dagli altri, ma dai nostri. Il 23 novembre 1917 scrive a Benedetto XV: Intanto, iersera fu bombardata Volstagna da S. Marino e dai nostri more solito saccheggiato: invasa la canonica e tutto disperso, libri, registri, archivio, paramenti o bruciati o gettati nel Brenta, mentre i parrocchiani sono profughi raminghi fino in Sicilia,
Sempre così questi soldati; sembrano le orde luterane che scendevano in Italia, insatanassate di odio contro la Chiesa e sono per nostra vergogna soldati italiani che si dicono combattere per la civiltà e libertà contro la barbarie teutonica! Pareat illis deus [...1. Altro che lanzichenecchi! demoni incarnati sono: né può essere altra spiega­zione a tanta empietà! Quanto addolorano simili fatti, pur troppo frequenti per non dire quotidiani! .
Un giorno prima il vescovo di Vicenza, Rodolfi, un presule tra i più impegnati in senso patriottico sì da godere di ottimi rapporti con le autorità civili e militari, alle quali scriveva in quei drammatici frangenti di voler impegnare le mie forze morali e quelle del mio clero perché la patria vinca e viva, così si esprimeva con Benedetto XV: Per raccomandazione della Paternità Vostra, ed eziando per quella del governo, ho raccomandato alla popolazione di rimanere: ed il buon popolo in massima parte rimane.
Ora avviene però che le truppe francesi si schierano sui Monti Lessini tra Vicenza e Schio, e le inglesi sui Berici da Vicenza verso Padova, sicché Vicenza e buona parte del vicentino viene a trovarsi nella linea dei tiri ed eventualmente nella battaglia. Per di più, si requisiscono le derrate alimentari e tutti gli animali da macello, e tutto si asporta fuori dalla provincia, non lasciando depositi che per quindici giorni.
Questa è la nostra situazione. Il foco e la fame. E ci si adopera noi per tener calmo il popolo e mandarlo domani al macello e alla fame. Né si ha pietà dei rico­verati agli ospedali, ai manicomi, agli asili di vecchiaia, agli orfanotrofi, che tutti si abbandonano alle stesse condizioni, senza viveri, senza soldi. Per trasportarli non vi sono carri: vi sono però i carri per portarci via il pane ed affamarci.
Santità, voi che siete il Padre, trovate una via per aiutarci .
Parole altrettanto dure erano usate dagli stessi presuli per descrivere l'operato dei soldati nemici, laddove è evidente che il giudizio morale non faceva preferenza di divise. Scrive il vescovo di Padova a guerra appena terminata dal suo paese natale, in Friuli: Ma quale desolante spettacolo! Mai e poi mai avrei creduto tanta barba­rie [] Fu un anno di oppressione la più barbara, di spogliazione la più completa per parte di orde, per non dire eserciti, una peggio dell'altra, che si scambiavano: germanici, ungari, austriaci, polacchi [...]. Dio ci ha liberato da queste belve umane [...]. Tanta iniquità non poteva rimanere impunita. Adesso sì che i bollettini corrispon­dono a verità .
L'angolo visuale dei vescovi veneti sulla guerra è in primo luogo quello delle popolazioni. La collaborazione con le autorità non è negata, anche se, conformemente alle istruzioni provenienti da Roma, i toni patriottici sono flebili o inesistenti. Verso le istituzioni sì dimostra lealismo, ma ad esse i vescovi, chi più e chi meno, ciascuno nella misura in cui si sente defensor civitatis, esprimono le difficoltà e le ingiustizie subite dalla popolazione.
II ricco epistolario tra i vescovi veneti e la Santa Sede, raccolto da Scotta, è però materiale di grande rilievo non solo per studiare gli atteggiamenti dei vescovi, la loro mentalità e la loro azione. Questa mole documentaria offre una visione a tutto tondo della storia di una guerra, nei luoghi dove fu combattuta. Informa in maniera cronachistica e puntuale di avvenimenti di ogni dimensione, dagli scontri bellici allo