Rassegna storica del Risorgimento

GIL NOVALES ALBERT SCRITTI; SPAGNA STORIA 1820-1823; STORIOGRAF
anno <1993>   pagina <276>
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Libri e periodici
stato d'animo di soldati e civili, dalla vita nelle retrovie alle migrazioni dei profughi. Registra i mutamenti epocali che si verificano in pochi anni nelle varie comunità del piano e della montagna. Sono notizie di prima mano che vengono raccolte costante­mente dai vescovi e inviate a Roma, quasi a formare un contro-bollettino di guerra. Certo, quanto i vescovi scrivono va filtrato attraverso la loro prospettiva, quella della cultura ecclesiastica e di persone che si sentono istituzionalmente preposte a un tutorato della popolazione. I vescovi subiscono per così dire le vicende belliche, non avendo altro progetto, negli anni in questione, che quello del ritomo alla pace. E d'al­tra parte, non è a credere che le loro lettere riferiscano sempre gli avvenimenti con esattezza e fedeltà particolari. Le fonti da cui i vescovi attingono per scrivere alla Santa Sede sono le più varie e si nota bene, scorrendo l'epistolario, come taluni dei presuli scrivano d'impulso, prestando fede alla prima voce udita. Talora il corso degli avvenimenti li fa ricredere e porta a correzioni di cronaca e di giudizi.
I vescovi credono a certi luoghi comuni diffusi dalla propaganda o comunque affermatisi nelle voci di piazza. Che Caporetto sia frutto del contagio disfattista fra i soldati, se non di una sorta di sciopero militare, è creduto senza beneficio d'inventario (come è noto, Caporetto fu invece causato essenzialmente da una strategia militare vin­cente degli austro-tedeschi). Parimenti fa sorridere lo scetticismo del vescovo di Padova durante l'offensiva di Vittorio Veneto, quasi che l'azione conclusiva della guerra italiana preluda a lutti e devastazioni patrie simili a quelle della disfatta dell'ottobre-novembre del '17. Beninteso, il vescovo di Padova non era affatto ridicolo nell'espressione accorata dei suoi giudizi, giusti od errati che fossero; solo, si deve mettere in guardia il lettore dall'assumerli come verità assoluta, perché il presule, di molti avvenimenti, non cono­sceva lutti gli aspetti ed i retroscena, e magari si fidava di fonti orali a loro volta dipendenti da altre fonti orali.
In ogni caso è indubbio il valore di questa documentazione, utile ben oltre il fine della comprensione di come la Chiesa guardasse alla vicenda bellica. Benedetto XV leggeva attentamente, come ne fanno fede le tante annotazioni al margine di suo pugno, le lettere che di continuo gli arrivavano dal Veneto: era la sua controinformazione sul­l'andamento della guerra, almeno per quanto riguardava l'Italia. Non giungerei ad adombrare, come nell'opera vien fatto sia pure per offrire un tocco di suggestione, che l'espressione inutile strage della Nota pontificia del 1917 discenda da espressioni analoghe usate dai vescovi veneti nell'estate del '17, che avrebbero impressionato l'imma­ginazione del papa. Non giungerei a tanto, perché il collegamento semantico non è documentato, e del resto sull'origine dell'espressione inutile strage sono circolate numerose interpretazioni, tutte accreditate da testimoni e protagonisti della Curia di Benedetto XV.
vero, d'altra parte, che le lettere dell'episcopato veneto riportate da Scotta contengono elementi di forte interesse politico. Esse vengono a riprova ulteriore della imparzialità della Santa Sede nel conflitto, della cautela estrema adottata da Bene­detto XV in tutte le vicende politiche, da cui egli voleva tener fuori la Chiesa, delle difficoltà fatte alla Chiesa cattolica da entrambe le parti belligeranti, ciascuna a suo modo. Attraverso le lettere si ricostruisce l'atteggiamento della Santa Sede intorno a questioni delicate, come i rapporti con le autorità italiane civili e militari; come l'ammi­nistrazione sia civile che ecclesiastica dei territori occupati dalle truppe italiane e poi di quelli occupati, dopo Caporetto, dalle truppe austriache; come la vicenda del vescovo di Trento, Endriei, internato in un monastero presso Vienna per l'insufficiente appoggio politico dato alla causa dell'impero asburgico; come la vicenda dei bombardamenti aerei, mai avutisi in precedenti guerre, che coinvolgono direttamente le popolazioni civili nel conflitto e portano la diplomazia vaticana a lavorare perché vengano sospesi.
II curatore della raccolta epistolare, conscio della luce gettata dalla documen­tazione non solo sulla storia del Veneto e della guerra italiana, ma anche sulla poli tica generale della Santa Sede, non rifugge dell'allegare anche testi sull'attività diplo­matica vaticana e sul pensiero di Benedetto XV, tentando nell'introduzione di allargare il suo discorso alla complessiva politica di questo papa durante la guerra. Nel terzo