Rassegna storica del Risorgimento
DE SANCTIS FRANCESCO; EBREI STORIA; FORTUNATO GIUSTINO
anno
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1993
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pagina
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302
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Gianfranco Liberati
sonetto dì Domenico di Giovanni, barbiere in Calimala, detto il Burchiello, in cui il ruolo del Digesto nella società del Quattrocento è sublimato fino ad una poetica assurdità: Zenzaverata di peducci fritti / e belletti in brodetto senza agresto / disputavan con ira nel Digesto, / dove tratta de' zoccoli sconfitti . 11 canone stilistico offerto dalle fonti giustinianee era stato celebrato ancora da Pietro Giordani; confortato da così autorevole esempio, De Sanctis poteva evitare le suggestioni stendhaliane, e leggere piuttosto i lavori preparatori del Codice Napoleone, o i classici della Scuola dell'esegesi, allora diffusi soprattutto nel regno meridionale. Comprendeva così molto meglio la faticosa affermazione delle libertà civili. Il suo maestro, il rubicondo e scettico abate Garzia, citava sempre e soltanto il sommo Volfio, che aveva disciplinato Leibnizio; ma è molto probabile che l'allievo ripensasse a ben altre letture quando, nel 1874 tracciando in una notissima lezione i confini tra la scuola liberale e la scuola democratica , affermava che Napoleone aveva imposto all'Europa il codice a colpi di sciabola .
Davvero, in quei colpi di sciabola, il mito e la realtà della grande nazione si esprimevano con durevole efficacia. Al critico letterario non mancavano infinite e preziose suggestioni. Personalmente, preferisco ripensare al poemetto di Ippolito Pindemonte, in cui il poeta incontrava la dea Libertà alla periferia di Parigi immersa in un sereno e dorato tramonto , e le augurava di scacciare de gli adorati error l'antica notte. Su quella notte le porte dei ghetti erano state sigillate per secoli. Perché fosse aperto il ghetto di Asti, bisognò attendere che Napoleone disarmasse il re sardo , come scriveva Foscolo nella dedica dell'Oda giovanile a Bonaparte liberatore. Proprio in quegli anni ha ricordato Jacques Godechot , Mosè Formiggini sedeva a Modena in un'assemblea della Repubblica cispadana, primo israelita nella storia d'Italia, e chiedeva, con comprensibile riserbo, solo la .tolleranza. Il 29 novembre 1938, un altro Formiggini, Angelo Fortunato, in una piazza di Modena, avrebbe rivelato all'Italia, con un gesto terribilmente esemplare, le dimensioni dell'incombente tragedia, provocando il notissimo commento di Achille Starace. Ma, nel rapido sorgere delle repubbliche, Moisè Finzi-Contini precorreva, con apprezzabile saggezza, le intuizioni politiche di Napoleone e le indagini giuridico-economiche di Cattaneo e acquistava sterminati terreni di bonifica, gettando le basi per le fortune carducciane della magna domus, anch'essa poi vincolata al compimento di un comune destino. Sull'opera di Napoleone legislatore, Pietro Giordani avrebbe tessuto nel 1807 il monotono Panegirico cesenate, che dispiaceva a Luigi Lamberti, autore del sonettino per la figlia di Eugenio Beauharnais, e curatore del foscoliano Omero laboriosissimo . La coscrizione obbligatoria e la disciplina delle successioni legittime erano i fondamenti del nuovo ordine sociale, che così creava cittadini e possidenti. Ma è, forse, più. saggio tornare indietro, e ripercorrere il sofferto itinerario personale di Vittorio Alfieri da Parigi sbastigliato ai sonetti ed alle prose del Misogallo, all'unità comandata dalla geografìa, all'esaltazione di una nuova coscienza nazionale italiana, destinata a formarsi proprio nel contrasto con il popolo dominatore. Contro le pretese culturali francesi ha scritto Stuart