Rassegna storica del Risorgimento
DE SANCTIS FRANCESCO; EBREI STORIA; FORTUNATO GIUSTINO
anno
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1993
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pagina
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303
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Istituzioni e Risorgimento
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Woolf , si sarebbe costruita la consapevolezza -di un'identità nazionale innata, e il nazionalismo sarebbe divenuto un saldo costrutto ideologico: per indicarne i possibili esiti, giustamente lo storico inglese ha scelto esperienze diverse, forse incommensurabili, come quelle di Mazzini e di Savigny. Pure, nell'opera di Alfieri, la nobile prosa Alla passata, presente e futura Italia conviveva con la pedestre nota degli oggetti perduti nella fuga da Parigi, per cui Walter Binni ha potuto parlare di tipiche reazioni aristocratiche. Certo, ancora nel 1946, Carlo Sforza, ministro degli Esteri di Giolitti e poi di De Gasperi preoccupato di ricercare un modus vivendi con la nazione vicina, tra le dimissioni di de Gaulle e l'avvento di Schuman, o di Queuille, o di Pleven , iscriveva con molta buona volontà anche il discusso Misogallo tra le poste passive a carico dell'Italia, in un doloroso bilancio storico.
So bene che non è possibile, neppure parlando di Francesco De Sanc-tis, stemperare in un'affabile dimensione letteraria la complessità del confronto ideologico nell'Italia giacobina, o l'amaro, costoso compromesso con la stabilità napoleonica. GhisaJberti ha notato, nel saggio sui Diritti dell'uomo di Nicola Spedalieri, quante difficoltà abbia proposto agli interpreti, un solo momento certo atipico, ma proprio perciò significativo di quel confronto. Accenno, quasi per paradosso, alle Dolci catene, ai vivaci testi della controrivoluzione cattolica, riuniti in una antologia da Vittorio Emanuele Giumella; o alla pubblicistica minore raccolta da Umberto Corsini secondo una dimensione regionale i domìni della Serenissima e i paesi confinanti dell'Arciducato d'Austria , per comprendere come le idee di Francia si fossero avvicinate al popolo nel triennio rivoluzionario. Il di 22 Messidor anno I della Libertà Italiana, il 10 luglio 1797 qualche giorno dopo che, per decreto della Provvisoria Municipalità di Venezia, erano state levate e bruciate le porte del primo ghetto nella storia I ài cittadino Raffael Vivante diceva ai suoi connazionali : Noi siamo già ristabiliti nei nostri naturali diritti, né ci è più chiuso in faccia il tempio dell'onore, del merito della virtù [...]. Un nuovo ordine di cose si va preparando. Egli ci faccia tatti [...] indistintamente membri di quella famiglia universale che deve stabilire la fraternità dell'universo . L'appello era rivolto, infatti, ai fratelli cittadini Cristiani. Tuttavia, voglio soffermarmi ancora una volta proprio sulla suggestiva dimensione letteraria. Nel 1847, alla vigilia del-Yoctroi di Carlo Alberto, il vecchio letterato e giurista Lorenzo Costa, di antica famiglia patrizia ligure, scrisse una canzone Pel monumento da innalzarsi a Napoleone I in Marengo. Bonaparte avrebbe potuto francar l'umile Italia virgiliana con un solo cenno, ma aveva preferito cadere sacrificando a l'idolo di Brenno . Però, affermava fieramente il poeta, chiunque al vero / drizza il purgato affetto, / del terribile Corso il nome ha sacro, / e in questo cimitero / sì pien di stragi, eretto / degnamente ne inchina il simulacro . Nonostante gii errori, le delusioni, le perdite umane, solo da Marengo si potevano trarre gli auguri / de' miglior di futuri per il Piemonte che si avviava all'esperienza costituzionale. L'atmosfera, la -tensione della battaglia furono ricostruite, ai primi del