Rassegna storica del Risorgimento

DE SANCTIS FRANCESCO; EBREI STORIA; FORTUNATO GIUSTINO
anno <1993>   pagina <307>
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Istituzioni e Risorgimento 307
Già Melchiorre Gioia aveva ritenuto improponibile in Italia la felice sorte delle province unite d'Elvezia, legata ad una fisica situa­zione che teneva lontani gli invasori, semplificava gli affari , e cu­stodendo l'integrità dei costumi ravvivava il fuoco della libertà. Ghisalberti ha studiato l'influenza del modello federativo svizzero sul pen­siero risorgimentale, e la dotta suggestione del vicino esempio di Ginevra, non estranea al giovane Cavour; ha discusso l'interpretazione gramsciana del federalismo di Cattaneo e ha notato l'insensibilità del grande lombardo alle più tarde ragioni dell'accentramento come difesa di un'unità molto precaria. Nella biografìa di Carlo Cattaneo scrisse Werner Kaegi traspare per l'ambiente italiano la vittoria della prassi unitaria sulla teo­ria federalistica. Giustamente Ghisalberti ha posto il concorso lombardo come momento iniziale delle sue ricerche. Voglio però ricordare piuttosto le pagine su Luigi Angeloni, sul suo Ragionamento, gravato da ridondanti stilemi puristici, sopra l'ordinamento che aver dovrebbono i governi d'Italia, pubblicato a Parigi nel 1814, per proporre che l'Italia ricon­dotta al tritume degli staterelli fosse almeno a un bel circa istituita come sono gli Stati Uniti d'America o i Cantoni Svizzeri . I francesi avevano trovato favorevole accoglienza presso i più probi e savj uomini proprio perché era apparsa possibile la tanto sospirata colleganza di tutti gli italiani Stati . L'eterno settario frusinate desti­nato a ridursi nella Londra di Mazzini ospite della povera workhouse del Covent Garden ritornò sull'argomento nel 1818 e nel 1826. Alessandro D'Ancona notò che solo Federico Guglielmo III di Prussia aveva, con fredda cortesia diplomatica, ringraziato per l'invio della brochure: ben magro conforto se si pensa che a Milano il libraio Stella, distributore dell'opuscolo, fu subito arrestato. Il severo indagatore dei miti co­gnati e dispersi per la selva d'Europa aveva anche una squisita sensibi­lità politica.
Negli anni del dominio napoleonico ha scritto Ghisalberti il problema costituzionale fu meno sentito , sia per le durevoli conse­guenze del 18 brumaio, sia per le molteplici opposizioni nelle diverse aree egemonizzate in Europa . Stuart Woolf ha posto anche l'integrazione amministrativa fra le pratiche della conquista . Le resistenze napoletane allo statuto di Baiona furono un'opposizione indiretta ma non meno evidente: i collegi elettorali per la formazione del parlamento, infatti, non furono mai convocati. Eppure, anche Hegel riteneva che una rappre­sentanza saldamente stabilita su un fondamento corporativo potesse ga­rantire una effettiva integrazione della società nello Stato. I sospetti di qualche radicale napoletano ricordati da Gaetano Cingari espressi prima del '48, ancorché in sedi modeste ed appartate non apparivano del tutto immotivati. Tuttavia, l'alternativa svizzera all'uniformità dei canoni si trasferì presto dalle forme politico-costituzionali al modello amministra­tivo cui Adolfo Omodco riconosceva il grande vantaggio della perfezione tecnica. Anche Stein e Hardenberg avevano saputo apprezzare quei van­taggi. Come scrisse Thiers nel 1845, M était naturel de piacer à chaque degré de l'échelle administrative un représentant du pouvoir exécutif spé-cialement chargé d'agir, et à ses còtés, pour le contròler ou -l'éclairer seulement, mais non pour agir à sa place, une petite assemblée delibe­rante, ielle qu'un conseil de departement, d'arrondissement ou de commune .