Rassegna storica del Risorgimento
DE SANCTIS FRANCESCO; EBREI STORIA; FORTUNATO GIUSTINO
anno
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1993
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pagina
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309
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Istituzioni e Risorgimento
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posto a colpi dì sciabola, ma temeva tuttavia che il rinnovato cesarismo di Francia potesse condurre a qualche improvvida riedizione della monarchia ainministrativa nel Mezzogiorno. Saliceti, intanto, si limitava a riproporre le XII Tavole come scultoreo modello di concisione, che rifletteva nella lapidaria efficacia del testo l'ideale di una vita austera e virtuosa. Un filo sottile ma robusto 'lega la sua opera solitaria da un lato al giovanile Politicum universae romanorum nomothesiae examen di Mario Pagano e dall'altro ai discussi e polemici corsi universitari di Giovanni Bovio.
Nel 1811, Napoleone sosteneva la necessità di erigere robusti parapetti contro possibili tentazioni e tralignamenti nell'azione amministrativa: la sua fiducia poggiava, infatti, molto più sulla severità delle regole che sul carattere degli uomini. Nota Ghisalberti che gli ordinamenti napoleonici apparvero strumenti di progresso politico e sociale anche a Silvio Spaventa, costretto a riflettere in carcere sulla riazione napoletana. Si comprende perciò come Luciano Murat, nella primavera del 1854 in una lettera aperta indirizzata al nipote Pepoli, e diffusa tra gli esuli =4ì volesse dimenticare quella tradizione e parlasse di municipi affrancati e lasciati liberi nella loro amministrazione interna , e di un principe dedito solo a poche materie residue, libero di perseguire il ben essere generale . È ovvio che il pouvoir legai la previsione legislativa nella condotta della pubblica amministrazione godesse di particolare credito fra il 1859 e il 1865: le categorie hegeliane erano, infatti, molto meno utili di fronte ai drammatici problemi posti dall'unificazione. Il modello esaltato da Thiers aveva offerto, sempre tra Presburgo e Schòn-brunn, una struttura solida e insieme duttile per forze politiche progressiste e minoritarie, chiamate a dirigere ed a gestire la riforma dello Stato. L'accentramento era parso l'unico strumento idoneo per garantire il controllo di popolazioni e di aree territoriali altrimenti non controllabili . Già Pierre Legendre aveva giustamente parlato di controllo del territorio nazionale . Troppo spesso d'altronde il fervore quasi mistico per le autonomie, quando non per i particolarismi, e il culto pur legittimo per le piccole patrie nascondevano anche interessi meno nobili, raccolti intorno a progetti corrivi e manichei. Se i vantaggi dell'accentramento erano evidenti per le élites fìlonapoleoniche , alle omologhe élites liberali che avevano guidato le scelte unitarie essi dovevano apparire ancora più chiari. L'articolo di De Sanctis sui sottoprefetti era quindi il logico complemento della scelta piemontese, e forse dello stesso epilogo rivoluzionario napoletano, anche se questa logica sfuggiva agli inesperti osservatori raccolti in un'aula parlamentare. Nell'opera di Teofilo Folengo avrebbe scritto il grande critico, in un capitolo della Storia comunemente ritenuto fra i più originali vive la società italiana, colta dal vero nella sua ultima espressione: cultura e arte assisa sulle rovine del medioevo, beffarda e vuota, nonostante si vedano qua e là spuntare alcuni lineamenti confusi di un mondo nuovo . Davanti al pretore Gaioffo, Sordello difendeva Baldo, iuvenis claro de scemate hiatus , e definiva un suo nostalgico ideale cavalleresco, commentato in vecchie e belle pagine di Ettore Bonora. Il puer ingenuus , affidato ad un educatore sapiente e sensibile, se [...] hominem monstrat, quem humana modestia tantum / retrahlt a vitio, iuiisque in glutine firmat.