Rassegna storica del Risorgimento
DE SANCTIS FRANCESCO; EBREI STORIA; FORTUNATO GIUSTINO
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1993
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310
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Gian/ranco Liberati
A Francesco De Sanctis la possibilità di rafforzare un'onesta pedagogia con l'indefettibile gluten iuris dovette apparire quanto mai suggestiva; e forse egli ricordò questi versi bellissimi in qualche momento del suo impegno politico, quando vide che l'auspicio di Sordello tardava a realizzarsi per i sottoprefetti scoraggiati in partibus infidelium. Le ragioni dell'accentramento potevano talvolta essere ribadite anche da un'eccezionale memoria letteraria. Tutto quell'equilibrio dottrinale così laboriosamente formato del secolo decimonono si legge ancora nella Storta [...] tutto si dissolveva innanzi al ghigno di Giuseppe Giusti . La filosofia italiana aveva prodotto un curioso equivoco, crollato al primo urto de' fatti, per cui i liberali biascicavano paternostri e i gesuiti biascicavano -progresso e riforme. Solo al Giusti l'equivoco era apparso subito chiaro. Non mi pare idea sì strana / La repubblica italiana / Una e indivisibile, aveva scritto nel 1849, aggiungendo di temere, in questo caso, meno il credo che gli apostoli. Infatti, l'autonomismo di diversi apostoli lasciava intuire l'unica conclusione possibile: Ottocento San Marini / Comporranno i governini / Dell'Italia in pillole. / Se non credi all'apparenze, / Fa' repubblica Firenze, / E vedrai Peretola. Forse De Sanctis dovè ricordare anche questi versi quando si accinse a contrastare Serafino Soldi nel difficile collegio di Lacedonia; e dovè pensare agli aspri rischi delle molte peretole meridionali, la cui grande epopea era l'assalto al municipio. La sua precedente esperienza parlamentare nel collegio di Sansevero ha scritto in un pregevole saggio Raffaele Cola-pietra era stata più che una rappresentanza politica, un'egemonia culturale a fini di educazione civile. Nel 1866, dopo le consuete dimissioni di Luigi Zuppetta, singolari convergenze elettorali avevano sancito la sconfitta del principe Michele di Sangro, e segnato l'inizio fiducioso di uno stabile mandato. Nel 1874, il tentativo di proporre in un importante collegio pugliese la tematica riformistica della Sinistra giovane poteva dirsi in gran parte fallito. I problemi posti dalle grandi trasformazioni politiche e sociali del Tavoliere, dal necessario impulso ad una razionale rete di comunicazioni stradali e ferroviarie erano stati appena sfiorati, o si erano scontrati con sorde resistenze locali. Nel dicembre del 1866, durante la prima visita al suo collegio, De Sanctis aveva insistito sul riordinamento delle finanze comunali e su una ripartizione più equa dei tributi locali. Più tardi, dovè comprendere che le divisioni politiche maturavano nei comuni intorno a problemi e interessi molto concreti, quali la riforma e l'appalto dei dazi di consumo, contro cui avrebbe potuto infrangersi anche la pedagogia dei sottoprefetti. Il sottoprefetto Alfonso Perini aveva persino organizzato veglioni per rianimare la languente vita sociale di Sansevero. Queste inquietudini filtravano nelle lettere politiche inviate a Vincenzo Gervasio, grande elettore nella pianura di Puglia, raccolte e pubblicate da Gian Battista Gifuni. Nel luglio 1871, De Sanctis scriveva: Poveri comuni! ed io credo che sia urgente ricostituire la loro famiglia dirimpetto la provincia e lo Stato, perché il bene e il male sia tatto a loro responsabilità. Dovrebbero avere nei limiti della legge ogni libertà di azione . Forse, qualche anno dopo, mentre decideva di optare per Lacedonia, sarebbe stato molto meno magnanimo. Lasciava il suo vecchio collegio a Nicola Amore, perché la sua opera