Rassegna storica del Risorgimento
DE SANCTIS FRANCESCO; EBREI STORIA; FORTUNATO GIUSTINO
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1993
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Istituzioni e Risorgimento
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educativa non era riuscita a suscitare candidature locali. La scelta piemontese e l'accentramento non potevano non coincidere.
Enrica Di Ciommo ha giustamente più volte citato un saggio poco noto, e tuttavia significativo, di Giustino Fortunato: la prefazione all'opera più diffusa di Ferdinando Petruccelli della Gattina, ristampata da Giovanni Laterza, in una collana suggerita da Benedetto Croce. La bancarotta della democrazia nel '48 ebbe conseguenze gravi e durevoli sul-l' eredità politica e teorica del liberalismo italiano. Fu uomo del '48. E non se ne vantò, ma neppure tacque di aver vissuto questo momento storico : sono parole di Carlo Muscetta, che nel 1983 concluse in Campidoglio le celebrazioni per il centenario di Francesco De Sanctis. Nell'effimera esperienza costituzionale consentita da Ferdinando II, De Sanctis aveva collaborato con un governo: e almeno per l'istruzione aveva individuato i nodi essenziali del processo di ammodernamento necessario per le popolazioni analfabete del Mezzogiorno. Mentre guardava ai più probanti esempi europei, non dimenticava l'ideale di educazione pubblica di Filangieri, di Pagano, di Cuoco. È molto probabile che anche la pedagogia dei sottoprefetti traesse ispirazione e contenuti dalle delusioni quarantottesche. L'Europa si è chiusa sul Mezzogiorno d'Italia aveva scritto Petruccelli della Gattina, in un saggio sulla rivoluzione napoletana , come le onde del mare sopra un vascello naufragato. Impassibile, indolente, l'Europa ha assistito alla consumazione del sacrificio . Forse Raffaele La Capria, nel suo nostalgico culto per una armonia perduta e mai più ricomposta, troverebbe in queste pagine ancora un'occasione per ripensare altri momenti nella storia del Mezzogiorno. Il senatore Fortunato scriveva che nel 1861 si era compiuto un dramma assai fosco , appena avvertito dal solo Costantino Nigra, non per nulla scelto da Cavour accanto ad Isacco Artom. Diodato Lioy che, nel 1904, avrebbe ripubblicato le sue corrispondenze giornalistiche sulla catastrofe di un regno , in un articolo del 20 maggio 1861 rimproverava a Nigra di essersi lasciato corrompere dall'assidua lettura di Pietro Colletta e guidare dalle opinioni degli emigrati: Il governo piemontese non ha trovato dunque un popolo d'idioti, di mendicanti e di ladri [...]. La magistratura era corrotta, ma ciò era vero per le cause politiche: l'amministrazione era piena di gente immorale, ma ciò deve intendersi per gli alti posti. È difficile dire se Lioy comprendesse fra gli alti posti anche i sottointendenti. Solo i moderati, scriveva invece Fortunato, avevano avuto il presentimento del dramma, e avevano immolato il loro avvenire politico alla immane opera dell'assimilazione nazionale e della ricostruzione . Nel 1861, si era compiuto il secolare processo di autodissoluzione di un paese, ormai incapace di governarsi non lo aveva appunto affermato anche il visconte de La Guerronière? . I tentativi degli ultimi cinquant'anni, e fra questi soprattutto il più recente, erano, infatti, scorsi come turbini equinoziali . Ouel ciclo politico si era concluso con la crisi parlamentare del 18 marzo 1876, la quale sembrò affermazione e indizio di una rinascita, ma fu soltanto occasione e cagione del dissolversi di un corpo morto all'aria aperta. Già nel suo primo importante discorso parlamentare il 25 marzo 1881 , Giustino Fortunato, polemizzando con Pietro Lacava sullo scrutinio di lista, aveva detto: L'infermità presente ha tutt'altre origini [...]. Essa risale al giorno