Rassegna storica del Risorgimento
DE SANCTIS FRANCESCO; EBREI STORIA; FORTUNATO GIUSTINO
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1993
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Gianfranco Liberati
stesso della vittoria, perché quel giorno aveva la sua soluzione il programma comune dei due partiti [...]. La politica non è una finzione, è una necessità: ed è necessario nei governi rappresentativi avere un programma nettamente segnato. Perciò, la pur benemerita XIV legislatura, con la riforma elettorale, poteva solo preparare e quindi affidare alla Camera eletta con ben più larga partecipazione popolare una trasformazione dei vecchi parliti, sostanziale, non effimera, non esteriore, non superficiale [...], imposta dalla necessità . Il suo giudizio, ora alimentato da una solitaria meditazione, non era mutato. Dopo la guerra, sarebbe toccato ad un altro lucano, al poco convinto Francesco Saverio Nitti, condurre in porto la riforma fondata sulla rappresentanza proporzionale.
Com'è noto, Giustino Fortunato frequentò assiduamente la seconda scuola di Francesco De Sanctis, accanto a Giorgio Arcoleo e ad Antonio Sai andrà. Forse un'eco non fievole di quell'insegnamento risuonava ancora nel grande discorso pronunciato il 3 luglio 1896 alla Camera, durante la discussione del disegno di legge sul commissariato civile per la Sicilia. Solo due giorni dopo, Giovanni Codronchi-Argeli entrava quale ministro senza portafoglio, commissario civile per .l'isola, nel secondo governo di Rudinì, che stava per concludere un percorso breve quanto accidentato. Il nuovo ufficio aveva scritto Franchetti, relatore di maggioranza deve essere speciale e temporaneo: se la sua funzione fosse diventata normale , sarebbe stata presto invasa dalla tabe elettorale dominante in Italia. La relazione di minoranza sottoscritta, fra gli altri, da Alessandro Fortis e Vincenzo Saporito aveva agitato il ricordo sepolto degli infausti progetti regionalistici di Minghetti, e aveva ammonito: Non si confonda il regionalismo col decentramento amministrativo. Nel dibattito alla Camera intervennero Colajanni, Sonnino, Finocchiaro-Aprile, Maggiorino Ferraris, Antonio Rinaldi e Antonino di San Giuliano. Onorevoli colleghi disse Fortunato , l'Italia è quale la storia e la natura l'hanno formata: è tuttora un paese in cui due civiltà continuano a coesistere in un sol corpo di nazione [...]. Se vogliamo che la nazione [...] sia e valga qualcosa nel secolo venturo [...] dobbiamo ad ogni costo volere che una delle due, quella senza dubbio inferiore, sparisca il più presto possibile, cedendo all'altra più progredita e più sana. Per raggiungere questa meta, che appariva sempre più lontana, bisognava attenersi saldamente alle tavole dei plebisciti . Ludovico Mortara aveva d'altronde luminosamente provato che l'istituzione del commissario in Sicilia creava un nuovo organo di governo. Qualche tempo prima, il 20 maggio, Sa landra aveva replicato a Wollemborg difendendo la polìtica finanziaria dell'ultimo governo Crispi, in cui era stato autorevole protagonista; e aveva tentato di dissipare la ricorrente illusione secondo cui un ampio decentramento avrebbe contribuito a risolvere annosi problemi di bilancio: Del decentramento verrà presto occasione di parlare a fondo; e forse sarà utile per raffrontare con la realtà delle cose e dei bisogni dei tempi nostri, questo che è uno degli ultimi idoli cui si rivolgano le speranze dei fedeli del dottrinarismo liberale. Persino Salandra sembrava confondere decentramento e regionalismo. Molti anni dopo, nel settembre del 1923, Giustino Fortunato avrebbe scritto una splendida prefazione per il raffinato opuscolo delle sue traduzioni oraziane. Il vecchio deputato del collegio dì Orazio come pomposamente lo aveva chia-