Rassegna storica del Risorgimento

CRETA STORIA 1866-1869; GARIBALDI GIUSEPPE; GARIBALDINI
anno <1993>   pagina <321>
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/ garibaldini a Creta 1866-1869
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3. La rivolta cretese e la politica estera italiana
La rivolta cretese scoppiò nell'agosto del 1866. Come ogni iniziativa di carattere nazionale all'interno dell'Impero ottomano, l'evento venne inquadrato nel dibattito sulla questione orientale e convertito nella Que­stione Cretese. Di fronte ad essa il governo italiano si astiene da qualun­que intervento. Gli interessa soprattutto impedire che il dissidio elleno-ottomano sfoci in uno scontro armato. Lo Stato italiano era ancora impre­parato ad affrontare le complicazioni che ne sarebbero derivate. Temeva specialmente un'eventuale annessione della Bosnia-Erzegovina all'Austria come risarcimento delle province italiane che aveva recentemente perso. L'Italia aspirava a venir riconosciuta come una grande potenza, per parte cipare a qualunque consiglio si tenesse sull'Impero ottomano, ma nello stesso tempo non voleva perdere la considerazione dei popoli cristiani, mostrandosi indifferente verso le loro rivendicazioni. Ma come si sarebbe assicurata la simpatia dei Balcani senza mostrarsi complice dei loro movi­menti di liberazione, cosa che avrebbe confermato la posizione dell'Austria come potenza garante dell'ordine nei Balcani? Tutte queste considera­zioni diffìcilmente potevano essere espresse in una linea politica, cosa che il ministro degli Esteri Visconti Venosta riconobbe: Nelle condizioni presenti della politica ed a fronte delle complicazioni che potrebbero sorgere in Oriente, la posizione dell'Italia non potrebbe essere fin d'ora determinata .2S>
Tuttavia, nelle alterne fasi in cui la diplomazia gestiva la questione cretese, c'erano delle costanti del governo italiano di fronte alle rivendi­cazioni greche. Nominando Della Minerva ambasciatore ad Atene, Visconti Venosta gli presentava la Grecia come un paese dove la fantasia predo­mina sulla ragione, dove è difettosa l'istruzione, e dove i frequenti rivol­gimenti hanno questo carattere, di mettere in moto le ambizioni e le passioni private, e di scomporre maggiormente ancora quel poco d'ordine che esisteva nelle finanze, nell'amministrazione e nell'esercito J.27) Nel qua­dro delle scarse probabilità di un intervento italiano consigliava una poli­tica simile a quella dei moderati del suo paese: ordine, riforme interne e modernizzazione. Durante la rivolta cretese il governo italiano accusò quello greco di creare un'agitazione eccessiva (considerando i mezzi di cui disponeva), di non aiutare le grandi potenze a trovare delle soluzioni costruttive, di esasperare, se non oltrepassare, i limiti di fronte ai quali esse erano disposte a retrocedere , di privare i greci (con i loro sogni sulla Grande Idea) dei loro alleati slavi, ostacolando un'efficace alleanza dei popoli balcanici.28) Gli Elleni, sempre attaccati alle vanità storiche dell'Impero Bizantino, resero impossibile l'accordo che avrebbe dovuto
26) Visconti Venosta ad Incaricato d'affari, 10 gennaio 1887 (ASMAE, 1266, Turchia); BASILIO CIALDE A, L'Italia nel concerto europeo 1861-1867, Torino, 1966, pp. 491-529.
27} Visconti Venosta a Della Minerva, 7 giugno 1864 (ASMAE, 458, Grecia 1861-1867).
28; Barbolani a Della Minerva, 22 luglio 1867; Di Campetto a Della Minerva, 30 luglio 1867 (ASMAE, 1162, Grecia),