Rassegna storica del Risorgimento
CRETA STORIA 1866-1869; GARIBALDI GIUSEPPE; GARIBALDINI
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1993
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327
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J garibaldini a Creta 1866-1869
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I volontari che continuavano ad arrivare in Grecia di loro iniziativa non trovavano nessuna accoglienza speciale né venivano ordinati in un corpo separato. D'altra parte, come si è detto, i Greci erano più interessata alle munizioni che agli uomini. Di fronte allo scoraggiamento del Comitato Centrale il capo, Cristos Bisantios, assunse insieme ai volontari greci anche dei garibaldini quando si recò a Creta nel novembre del 1866. Questi garibaldini, all'incirca 30, erano capeggiati da Leon Poinsot.59* Fra i garibaldini più famosi a Creta c'erano il maggiore Luciano Mereu e Amilcare Cipriani, i quali tornarono a combattere in Grecia nel 1896-97, Achille Grandi, che fu ucciso a Lasidi nel 1867, e Luciano Ardemagni, che insieme a Florens e Cipriani prese parte attiva nel 1871 alla Comune di Parigi.60) Quanti raggiunsero Creta combatterono in tutte le battaglie che ebbero luogo nel primo anno della rivolta sia come semplici soldati sia come medici o meccanici. Di essi 28 vennero uccisi prima del gennaio del 1867, secondo le cifre dell'Ambasciata italiana. Molti furono feriti, alcuni vennero fatti prigionieri e i -rimanenti tornarono in patria a poco a poco tra il gennaio e il settembre del 1867.61> Le privazioni e le ristrettezze che i volontari affrontarono, le lunghe marce in regioni impervie durante l'inverno, le condizioni di una rudimentale guerriglia, con difficoltà più grandi di quelle che avevano conosciuto nelle battaglie garibaldine in Italia, il fallimento delle speranze di una generalizzazione della rivolta nei Balcani e la drammatica rivelazione davanti ai loro occhi di ima realtà ben diversa da quella che avevano immaginato e atteso, provocarono in molti una delusione che portò al conflitto con i nativi e alla ritirata, fino, in alcuni casi, alla resa ai Turchi.62*
Jules Anemos, un volontario francese di origine greca, scriveva a Garibaldi dalla base cretese che in confronto alle battaglie a cui aveva preso parte con i garibaldini: iejl ce n'est plus une guerre, c'est un mas-sacre sans pitie; ici un blessé, un prisonnier qui tombe ou est pris, est mort, et souvent mutile avant de Tnourir .63) Un altro garibaldino, Adolfo Bruzzone, nel libro che pubblicò al suo ritorno in Italia dichiarava: [I garibaldini] non credevano giammai che si potesse lottare per una causa ohe nulla ha di nazionalità [...] per ima causa che ormai sono convinti non appartenergli [...] ed i più non vi sanno dire se la causa per cui pugnano, sia causa di religione o di nazionalità [...], è follia correre in traccia d'allori nella terra dei degenerati greci, popolo ineducato, super-
59) KAU.1VHBTAKIS, (IÌ88. CÌt pp. 85-86.
0) LUIGI D'INSEGARD, La camìcia rossa, eit., pp. 143-159.
6i) Della Minerva a Visconti Venosta, 19 gennaio 1867 (ASMAE, 1342, Grecia), Vacondio (console a Ermoupolis) a di Campetto, 2 gennaio 1867 (ASMAE, 857, 219); ivi, liste dei garibaldini. Della Minerva a di Campcllo. 4 maggio 1867 e 14 agosto 1867 (ASMAE, 1342, Legazione in Grecia).
9 Vacondio a di Campello, 2 gennaio 1867 (ASMAE, 857 219); Della Minerva a Visconti Venosta, 19 gennaio 1867 (ASMAE, 1342). ADOLFO BRUZZONE, Lettere di volontari garibaldini sull'insurrezione di Camita, Firenze, 1867.
63) jules Anemos a Garibaldi, 5 ottobre 1866 (MRM, AG-FC, 240).