Rassegna storica del Risorgimento

JUDO; MARINA MILIITARE ITALIANA CINA 1906
anno <1993>   pagina <347>
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La Marina Militare e il judo
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tare stava completando la relazione sull'inchiesta voluta dall'on. Franchetti.11 Assegnato al capitano di vascello Carlo Maria Novellis il comando della nave, che stazionava nelle acque della Cina, lo incaricò quindi di assumere a bordo un istruttore di jujitsu, firmando così l'atto di nascita della lotta giapponese in Italia.
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Sarà bene a questo punto aprire una parentesi sulle origini della lotta nel paese del Sol Levante. Il Nihonji (cronaca del Giappone, com­pilata nel 720 d.C.) riferisce che già nel 230 a.C. ebbero luogo pubbliche competizioni di forza, che servivano anche a selezionare gli uomini più vigorosi, destinati alla guardia imperiale o alla formazione di corpi speciali. Il più famoso incontro di lotta che si ricordi fu quello combat­tuto davanti all'imperatore Suinin (29 a.C.-70 d.C.) da Taima-no-Kuyehaya e Nomi-no-Sukune, che uccise l'avversario spezzandogli la schiena. Il vin­citore ricevette onori e ricchezze, nonché l'incarico di regolamentare il suo efficacissimo metodo di lotta per renderlo meno pericoloso. Nomi-no-Sukune selezionò allora 48 colpi e chiamò sumo il nuovo stile. Da una forma di combattimento primitivo e cruento progredì verso una forma di addestramento militare, fino a diventare un vero e proprio rito durante le raffinate epoche Nara ed Heian, imbevute di cultura cinese: l'impera­tore Shomu (724-740), infatti, incluse il suono tra i giochi della Festa di Ringraziamento per il raccolto. I primi lottatori professionisti si esibirono a Edo nel 1623. Nonostante qualche dimostrazione all'estero, il sumo ha sempre avuto un carattere esclusivamente nazionale.
Dal Giappone si è invece diffuso in tutto il mondo il jujitsu, o arte della flessibilità, le cui origini si perdono tra le leggende. La più nota racconta che intorno alla metà del '500 un medico di Nagasaki, Shirobei Akiyama, si recò in Cina per approfondire le sue cognizioni sui metodi di rianimazione, che presupponevano una perfetta conoscenza dei punti vitali del corpo umano. Akiyama, uomo di multiforme ingegno, appro­fittò del soggiorno nel continente per studiare anche il taoismo11) e le arti marziali chiesi. Tornato in patria, durante un periodo di meditazione notò che i rami più robusti degli alberi si spezzavano sotto il peso della neve, mentre quelli di un salice si piegavano flessuosi fino a scrollarsi del peso, per riprendere poi la posizione senza aver subito danni. Appli­cando alle tecniche di lotta apprese in Cina le considerazioni maturate
JQ) Il 5 dicembre 1903 la Camera decise di prendere in considerazione 11 progetto di legge per un'inchiesta sulla Marina (una prima proposta era stata respinta il 10 giugno 1903) e il 18 maggio seguente nominò un'apposita commissione, di cui Franchettl fu relatore. 1 risultati dell'inchiesta vennero discussi alla Camera dal maggio al 'luglio 1906.
ti) La prima traduzione in italiano del Tao-lè*chiiig di Lao-Tzu fu fatta nel 1905 da Guglielmo Evana per le edizioni Fratelli Bocca di Torino (// Messaggero, 18 marzo 1905; Giornate di Roma, 3 aprile 1905).