Rassegna storica del Risorgimento
JUDO; MARINA MILIITARE ITALIANA CINA 1906
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1993
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Livio Toschi
non tramandavano più il loro sapere, portandosi nella tomba i segreti del ryu (scuola): un grande patrimonio di nobili tradizioni stava per scomparire. Questo era il triste spettacolo che appave a Jigoro Kano.
Nato nel 1860 a Mikage presso Kobe, nel 1871 si trasferì a Tokyo con la famiglia. D'intelligenza vivissima ina di gracile costituzione, doveva subire la prepotenza dei compagni, dai quali avrebbe voluto difendersi praticando il jujitsu. Poiché la disciplina era screditata e ritenuta troppo violenta, Kano dovette rinunciarvi, dedicandosi specialmente alla ginnastica e al baseball per irrobustire il suo fisico. Solo a 17 anni potè finalmente avvicinarsi al jujitsu, cui si applicò con passione sotto la guida del maestro Yagi, impegnandosi in duri allenamenti (sempre ricoperto di piaghe, era soprannominato unguento ). Mentre progrediva con sorprendente facilità, penetrando i segreti di vari stili grazie alla stima dei maestri Fukuda, Iso e Iikubo, ottenne la laurea in lettere e cominciò anche ad insegnare al Gakushuin {la Scuola dei Pari).
Nel 1882 il giovane professore aprì una piccola palestra nel tempio di Eisho, il Kodokan ( luogo per studiare la "Via" ), dove elaborò una sintesi delle scuole di jujitsu. Il nuovo stile di lotta, non più soltanto un'arte di combattimento, ma destinato alla divulgazione quale forma educativa del corpo e dello spirito, venne chiamato judo ("Via" della flessibilità): come precisò più tardi Kano, si fondava sul miglior uso dell'energìa allo scopo di perfezionare se stessi e contribuire alla prosperità del mondo intero. Secondo Alan W. Watts il jujitsu è specificamente la tecnica di un particolare modo di lotta, il judo è piuttosto la filosofia su cui questa tecnica si fonda . In breve il Kodokan, con un occhio alla tradizione e l'altro al futuro, assurse a grande fama grazie alle importanti vittorie sulle scuole di jujitsu: nel 1886, dopo aver trionfato su quella del celebre maestro Hikosuke Totsuka (il Kodokan riportò 13 vittorie e 2 pareggi su 15 incontri), Kano fu incaricato di addestrare la polizia di Tokyo. Il judo, eliminati gli aspetti più violenti insiti nel jujitsu, entrò perfino nei programmi scolastici.
Ma lontano dal Giappone, nonostante i viaggi e le dimostrazioni di Kano, si diffuse soprattutto il jujitsu, che aveva tratto nuovi stimoli dalla rivalità con il Kodokan. I maestri di jujitsu, infatti, costretti a subire la crescente popolarità del judo in patria, trovavano un fertile terreno di insegnamento in Occidente: visto che lo scopo di chi frequenta un corso di difesa personale consiste nel mettere un avversario fuori combattimento senza troppi riguardi, il jujitsu risultava anche preferibile al judo. Tuttavia, ai veri maestri si mescolarono quanti avevano praticato la disciplina solo per qualche settimana in Giappone o presso un sedicente esperto occidentale, e anche non -pochi ciarlatani, generando giustificata diffidenza nel pubblico.
Vediamo rapidamente quali furono i pionieri del jujitsu in Occidente. Già dal 1901 si trovavano a Londra i maestri giapponesi Raku Uyenishi e Yukio Tani, che insegnarono i rudimenti del jujitsu al campione svizzero di lotta libera Armand Cherpillod, cui sì deve il primo manuale in lingua francese (tradotto in italiano nel 1906). Nel 1905 Uyenishi aprì una pale*