Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <373>
immagine non disponibile

// dibattito sulla statistica murattiana 373
bassa corte; strade immonde, prive di fogne, ricettacolo, oltre il resto, anche degli scoli dei frantoi, delle manifatture di cuoio; i centri, dove era estesa la coltivazione delle tigliose, appestati dall'aria infetta che si spri­gionava dalle gore di macerazione della canapa e del lino.
Dalla Statistica balza chiaro un quadro igienico-sanitario del Regno che sarebbe rimasto in gran parte immutato ancora per numerosissimi lustri.
Per quanto riguarda poi l'agricoltura, anche se i suoi prodotti soddi­sfacevano i consumi, pratiche e tecniche agrarie rimanevano arretrate: se il sistema del maggese era conosciuto, meno lo era quello del soverscio; il seminatoio era ignorato, come anche l'abitudine di costruire letamai chiusi; numerose erano le malattie del grano in erba e mancava ogni cognizione dei rimedi contro gli insetti nocivi, o comunque erano poco curati; la trebbiatura fatta con muli, asini, buoi e cavalli; la preparazione del vino non era delle buone e difettava di molto e lo stesso si dica della lavorazione dell'olio, a parte i difetti nella coltura delle olive.
Meno sviluppato nel Regno era il settore manifatturiero, o meglio, in età francese, restava strettamente legato all'agricoltura, la cui arretra­tezza finiva con l'incidere negativamente su di esso.
Non sempre si preferivano per la coltivazione del cotone, lino e canapa i -luoghi più adatti; difettosa era la semina, la macerazione e la gramola­tura: donde una materia prima scadente di qualità. La stessa lana non proveniva da greggi selezionati; gli ovili erano poco curati, né le pecore al momento della tosatura, spesso fatta in periodi non adatti, venivano ben lavate.
Quando poi si passava ai vari processi di lavorazione, gli estensori della Statistica notavano, a parte la mancanza di istruzione delle donne e dei fanciulli, ohe all'arte tessile erano per lo più addetti, la scarsissima diffusione della ruota al posto del fuso; un'applicazione generalizzata di telai tecnicamente superati (vigeva l'uso di telai molto stretti e dai pettini di scadente qualità, sprovvisti di navetta volante). A dare non sem­pre prodotti di buona qualità nel settore laniero era poi la mancanza di adeguate gualchiere e tintorie.
E la situazione non era migliore nella produzione della seta. Questa nei secoli addietro aveva conosciuto un notevole sviluppo. Nel periodo murattiano invece, viene sottolineato dai redattori della Statistica , che era decaduta a causa degli arrendamenti. La coltivazione del gelso si era notevolmente ridotta; la bachicoltura rimaneva sconosciuta in molte pro­vince. La qualità della seta grezza prodotta era molto mediocre, fatta qual­che eccezione. Per tirarla, infatti, si usava ancora un vecchio ordigno , il rotone , mentre i telai erano pochi e difettosi. Tutto ciò faceva sì che la produzione del Regno riuscisse molto grossolana e, come per quella dei manufatti di pannilana, soddisfacesse solo la domanda dei ceti più bassi della popolazione, che poi erano quelli che potevano disporre, dati i bassi salari e Io stato generalizzato di indigenza, di scarsi redditi e quindi di poche risorse da destinarsi all'abbigliamento.
Per quanto riguarda poi l'attività manifatturiera di carattere secon­dario (cuoio, vetro, carta), seppure non mancava qualche nuova iniziativa, tuttavia gli esiti, e cioè la bontà delle merci, erano deludenti.
E qui la conclusione del Demarco sul ritardo industriale del Regno: