Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
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1993
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Carmine Cimmino
pesava la mancanza di capitali governativi a sostegno dell'iniziativa privata, specie quando questa si rivolgeva ad un innalzamento della qualità della produzione; di adeguate infrastrutture che facilitassero il commercio interno; di adeguati dazi protettivi; ed infine pesavano anche fattori connaturati all'indole dei cittadini e alla natura dei luoghi ,l5> come la fertilità della terra e l'ampia superfìcie destinata a pascolo, che avrebbero distolto i contadini dalle altre attività. E pesava oltremodo (volendo continuare il discorso), ed in modo decisamente negativo quello che fino ai Napoleonidi era stato l'assetto feudale della società, cui diedero un colpo le leggi eversive le quali, demanializzando le acque perennemente fluenti e adatte al trasporto, apersero alle manifatture del Regno una concreta prospettiva di rinnovamento, modernizzazione e sviluppo.
Fu proprio questa nuova cornice giuridico-istituzionale, sulla quale non si insisterà mai abbastanza, a creare le condizioni per un massiccio intervento di capitale straniero (francese, svizzero) nei settori manufatturieri chiave (lana, carta e cotone), destinati ad offrire alla debole borghesia manufatturiera locale anche nuovi modelli di organizzazione del lavoro.
Fu grazie ad essa, pur tra le reazioni notevoli del baronato, che l'Egg, i Lambert, i Lefebvre ed altri ancora poterono impiantare quelle manifatture, che dovevano più tardi offrire al ceto manifatturiero locale più capitalisticamente evoluto (i Polsinelli, i Manna, gli Zino, i Ciccodicola, i Lanna, i Visocchi ed altri) esempi e modelli di imprese manifatturiere utilizzanti macchinari e tecnologie appartenenti ad una ben diversa civiltà industriale .16)
Certamente non priva di contraddizioni, alcune lievi, altre meno, appare la politica di sostegno e di incentivazione delle manifatture (sia
15) La Statistica del regno di Napoli, a cura di DOMENICO DEMARCO, cìt., Tomo I, Introduzione, p. CV.
M) Iti termini di sfida parta JOHN DAVIS, Società e imprenditori nel Regno di Napoli, Roma-Bari, Laterza, 1979; più specificamente SILVIO DE MAJO, L'industria meridionale preunitaria tra protezionismo statale e fluttuazioni cicliche: i lanifici della valle del Uri (1806-1860), in (a cura di C. CIMMINO), Economìa e società nella valle del Liri nel XIX secolo - L'industria laniera. Atti del Convegno di Arpino 3-5 ottobre 1981, in Rivista storica di Terra di Lavoro, n.u. anni 1982-1986, pp. 3-107; sui limiti del rinnovamento tecnologico C. CIMMINO, Capitalismo e classe operaia nel Mezzogiorno nell'800 postunitario: i lanifici della valle del Liri, S. Elia Fiumerapido e dell'area ma-tesina, hi, pp. 110-217; LUIGI DE MATTEO, Governo, credito e industria laniera nel Mezzogiorno da Murat alla crisi postunitario, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, 1984; per il rinnovamento più spinto che si ebbe nell'industria della carta ANNA DELL'OREFICE, L'industria della carta nel Mezzogiorno d'Italia (1800-1870). Economia e tecnologia, in Cahier* internutionaux d'histolre éconontàque et sociale, Istituto Italiano per la Storia dei movimenti sociali e delle strutture sociali, Genove, Librarne Droz, 10/1979, pp. 251-463.
Per quanto riguarda i problemi della modernizzazione e una diversa lettura della storia del Mezzogiorno in età risorgimentale e contemporaneo si rimanda almeno a // Mezzogiorno preunitario. Economia, società e Istituzioni, a cura di ANGELO MASSAPRA, Bari, 1988; ad alcuni saggi apparsi nelle diverse annate della rivista Meridiana. Spunti anche nella prefazione di Gaetano Cingarl a 11 socialismo nel Mezzogiorno d'Italia 1892-1926, a cura di GAETANO CINGASI e SANTI FEDELE, Bari, 1992.