Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
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1993
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Libri e periodici
ulteriori e interessanti supporti alla ricerca. Nonostante questo carattere ufficiale, le fonti paiono tuttavia bastevoli a delineare i tratti fondamentali della succitata connessione, anche se il lettore ha, talora, l'impressione di non essere a sufficienza sostenuto dall'A. nell 'interpretazione critica dei materiali presentati.
1 lineamenti dei sistema scolastico primario austriaco sono disegnati da Maria Teresa fra il 1761 e il 1774 con la prescrizione dell'obbligo della frequenza per i fanciulli d'ambo i sessi fra i sei e i dodici anni e l'assunzione da parte dello Stato di talune responsabilità, quali la definizione dei programmi di studio e di regole più trasparenti .per la nomina in servizio dei maestri. L'insegnamento della religione è relegato in secondo piano soprattutto ad opera di Giuseppe II ma Francesco I, dettando nuove norme nel 1805 nel clima di diffusa ostilità nei riguardi della cultura illuministica, si preoccupa di restituirgli un ruolo centrale, affidando inoltre alla Chiesa la funzione di sorveglianza della scuola assieme alla facoltà di nominare i maestri e di procedere ad ispezioni. Nei primi anni della Restaurazione le funzioni dell'amministrazione civica sono ancora di natura esecutiva e tecnica ma già a far tempo dagli anni Quaranta si registra ima progressiva assunzione di compiti rilevanti da parte del comune nell'ambito scolàstico con la graduale emarginazione dell'autorità ecclesiastica. Tale stato di cose trova sanzione, nei decenni seguenti, nella legislazione imperiale, la quale però mostrando le tracce dell'irrisolto rapporto tra sempre risorgente tendenza centralizzatrice, da un lato, e necessità di fornire spazio alle richieste provenienti dalle numerose periferie etniche dello Stato, dall'altro si preoccupa di affiancare, o per dir meglio di contrapporre, alle funzioni della rappresentanza cittadina eletta quelle del Luogotenente provinciale dipendente dal governo di Vienna.
Durante il periodo preso in esame nel volume, Trieste è protagonista di una vivacissima espansione economica che alimenta l'immigrazione, l'ampliamento e la ridefinizione del tessuto sociale e territoriale: la borghesia italiana conosce un processo di maturazione dell'identità nazionale più tardivo rispetto al resto della penisola, anche a causa della peculiare vocazione mercantile e cosmopolitica della città, ma negli anni successivi alla formazione del regno d'Italia, nel clima di generale amplificazione degli antagonismi nazionali, essa diviene via via più sensibile alla preservazione della propria specificità etnico-culturale sino a farne il perno dell'azione politica. Ciò accade soprattutto a partire dal momento in cui diviene rilevante la pressione esercitata dalla componente slovena concentrata di massima nel territorio rurale ma in rapido aumento anche in città percepita come realtà ostile da fronteggiare ad ogni costo, in primo luogo con la difesa dell'insegnamento in lingua italiana nella scuola primaria. Gli anni Sessanta assistono all'inizio dell'egemonia del partito liberalnazionale italiano e all'introduzione di una normativa statale poco organica che, nel momento in cui amplia in materia scolastica i poteri dell'amministrazione elettiva, pone quest'ultima in concorrenza come abbiamo visto con l'autorità luogotenenziale che sarà accusata sovente di eccessiva comprensione verso le rivendicazioni della comunità slovena. Nella condotta del partito italiano dominante si riscontra leggendo le pagine della De Rosa non solo la consapevole volontà di fronteggiare le tendenze espansive del nazionalismo rivale, sibbeme anche le vestigia dell'atavica incomprensione del mondo cittadino nei confronti di quello rurale: nelle pieghe del conflitto nazionale si annidano il timore e l'albagìa del cittadino verso il barbaro, portatore di una cultura estranea ed inferiore, oltreché del borghese nel riguardi del contadino.
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento l'egemonia liberalnazionale viene scossa non più solo dal tradizionale avversario clericale e slavo, palesemente od occultamente sostenuto dalle autorità asburgiche, ma dal partito socialista triestino che tenta con successo di inserirsi nella vita cittadina dando vita ad una forza unitaria òhe raccoglie i consensi del ceti popolari italiani e sloveni. Le accuse circostanziate di inadempienze e ritardi, nell'attuazione dell'obbligo scolastico, rivolte a più riprese dai socialisti all'amministrazione liberalnazionale, rilevano una situazione di obiettivo disagio della scuola elementare e fanno il paio con quelle avanzate dalla Luogotenenza e dai rappresentanti dulia comunità slovena; in eliciti ricorda l'A. la borghesia italiana e troppo propensa a magnificare le realizzazioni e i progressi compiuti (ad