Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno
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1993
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Libri e periodici j
tante di maggiore spicco, Silvestro. Gli autori, sulla base dei documenti dì famiglia, ora raccolti nella Fondazione CE. Ghirardi di Piazzola sul Brenta, e di ricerche presso gli Archivi di Stato di Rovigo, Ferrara, Bologna e Venezia, presso la Curia vescovile di Rovigo e presso l'Archivio parrocchiale di Stienta, hanno ricostruito l'intervento agricolo e finanziario-speculativo di questo intraprendente affarista nel cinquantennio compreso tra la fine del periodo napoleonico e l'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Affiora un esempio, emblematico e pregnante, della storia agricola del Polesine, che fornisce abbondanti ed inedite informazioni sugli aspetti della Transpadania, assai approfonditi e particolareggiati per quanto riguarda le caratteristiche pedologiche, la distribuzione e l'avvicendamento delle colture.
La marginalità geografica ed economica, di cui la realtà polesana aveva sempre sofferto nella sua lunga storia, assunse forme più macroscopiche quando, con la caduta della Serenissima, l'intera area veneta venne a trovarsi progressivamente isolata. La Transpadana, in particolare, arrivò all'Unità con una situazione sociale ed economica molto depressa. L'esistenza dà una rete idrografica costituita, oltre che dal Po, dall'Adige e dal Tartaro-Canalbianco, da una serie intricata di canali e di corsi d'acqua minori variamente collegali ai fiumi principali, costituiva una costante minaccia per la popolazione. Nel territorio polesano non sarebbe stata possibile alcuna forma di agricoltura senza un enorme, quotidiano impiego di lavoro e di capitali per il controllo idraulico dell'intera area. Il contenimento e lo scolo delle acque, però, comportavano problemi che trascendevano la bonifica individuale. Di qui la riunione di proprietari e coltivatori in consorzi, dovuta proprio alla presenza di diversi tipi di terreno e, quindi, alla richiesta di interventi differenziati.
In questo contesto si inserisce la figura di Silvestro Camerini, abile imprenditore borghese, rigorosamente conservatore e paternalista, con una vasta esperienza nel settore della tecnica idraulica. Nato il 5 ottobre 1777 a Castelbolognese, ancora giovanissimo frequentava le piazze ed i mercati dell'Emilia, conducendo capi di bestiame per conto terzi. Proprio in questi ambienti, egli fu sensibilizzato agli imponenti lavori idraulici che si andavano effettuando già da tempo nel Ferrarese e nel Ravennate. Non disponendo, però, di capitali, lasciò la famiglia per trasferirsi a Ferrara dove lavorò come manovale nelle opere di riparazione degli argini fluviali, poi come cariolante , quindi come caporale di compagnia di giornalieri , prendendo a governo molti barocci fino ad ottenere appalti sempre più rilevanti. Negli anni dal 1825 al 1843 ottenne la commessa di appaltatore generale delle strade nazionali dello Stato Pontificio , nonché di quelle provinciali e comunali dell'Agro Romano. Gli utili furono prontamente investiti in possessi fondiari ed in breve temipo egli riuscì ad accumulare migliaia di ettari, accorpando sistematicamente proprietà in diverse province venete, acquistate da quei proprietari locali, spesso sfiduciati per la scarsa produttività delle loro terre o indebitati per gli interventi finanziari nelle costosissime ma non durature bonifiche, che mettevano sul mercato i propri beni a prezzi irrisori. A ciò si aggiungevano le svendite di patrimoni fondiari ecclesiastici confiscati dai Francesi, i cui primi acquirenti, avendo comprato troppo precipitosamente, in quanto abbagliati dai prezzi contenuti, furono ben presto costretti a rivenderli, essendosi trovati privi di mezzi per una loro idonea conduzione. Un'altra opportunità fu offerta al Camerini dall'introduzione dei nuovi confini imposti dal governo austriaco. Numerosi proprietari, trovatisi improvvisamente a risiedere in un territorio straniero, lo Stato Pontificio, vendevano le proprie terre rimaste nella giurisdizione del Lombardo-Veneto, scoraggiati anche dalla gravosità degli oneri doganali e fiscali adottati dal governo di Vienna. La catena degli acquisti di tetre, attraverso aste, permute o vendite dirette, allineata e ricostruita dagli Autori nell'ultima parte del volume, riflette la straordinaria pertinacia con cui avvenne l'accumulazione di questa sezione del patrimonio fondiario e documenta la formazione di una cospicua proprietà borghese sulle ceneri soprattutto di grandi possedimenti nobiliari, quali quelli dei Maffei, dei Beccari e dei Nappi. Il patrimonio fondiario, oltre ad offrire al Camerini una sicura rendita, veniva offerto in fideiussione al governo austrìaco per ottenere l'appalto di esattorie e ricevitorie in molte città e centri minori del Veneto. Egli, dunque, non si preoccupava
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