Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <381>
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Libri e periodici 381
di investire nel miglioramento dei suoli e delle tecniche di produzione, ma solo di ac­cumulare vaste estensioni di terre per effettuare investimenti molto più redditizi nelle esattorie. Nell'arco di quasi mezzo secolo, dalla fine dell'età napoleonica alla sua morte, di poco successiva all'annessione del Veneto, il Camerini acquisì ben 140 possessi fon­diari, a partire dal nucleo centrale della tenuta di Stienta di cui era divenuto proprie­tario nel 1819.
Quasi tutte le proprietà identificate dagli Autori erano situate nelle aree di antica e recente bonifica dell'Alto Polesine (Transpadana) e comprendevano territori per buona parte argillosi e calcarei, per i quali era fondamentale il buon funzionamento della rete idrica di scolo. La natura delle terre alte favoriva le colture cerealicole unite all'arbo­rato ed alla vite, mentre nelle terre medie, di recente bonifica, prevalevano i seminativi nudi ed i prati. I terreni bassi, a maiscoltura, alternavano ad abbondanti raccolti produ­zioni molto scadenti, a causa sia degli eccessi di umidità sia della scarsezza di precipi­tazioni. Nelle proprietà Camerini si riscontrano due tipi di avvicendamenti: il primo faceva seguire a due anni di frumento un anno di mais, mentre il secondo prevedeva canapa il primo anno, frumento il secondo e mais, orzo o avena il terzo. L'immenso patrimonio fondiario, diretto da un'Agenzia, era condotto ad enfiteusi, nelle terre in via di bonificazione, e mediante conduzione diretta ed affini nelle terre migliori.
Com'è noto, da sempre il sistema enfiteutico era usato per redimere suoli altri­menti inutilizzabili, sicché il vincolo del miglioramento era la clausola che ne giustificava l'uso. In Transpadana, rimasta sotto la protezione dello Stato Pontificio per più. tempo rispetto al resto del Polesine, l'enfiteusi, tipica delle conduzioni fondiarie ecclesiastiche, si era ulteriormente rafforzata. Silvestro Camerini si fece investire di estese proprietà dalla Venerabile Mensa Arcivescovile di Ferrara, dalla Reverenda Camera Apostolica e dal Condominio Bentivoglio. In tal modo venne a concentrare nelle sue mani terreni a costi inferiori -rispetto a quelli delle terre direttamente acquistate, tenuto conto soprat­tutto delle esenzioni ed immunità di cui godevano i beni ecclesiastici, bonificati, poi, dai sublocatari.
Se l'enfiteusi era riservata inizialmente agli appartenenti alla classe nobile o signo­rile, il livello era destinato a persone che vivevano con il lavoro della terra. In comune con l'enfiteusi, esso prevedeva l'obbligo del miglioramento, nonché il versamento di lau­derai ed onoranze, mentre una serie di condizioni da rispettare ed il pagamento di un canone, che pur mantenendosi contenuto non era come nell'enfiteusi affatto simbolico, ne indicavano la maggiore connotazione di contratto agrario. Nell'analisi dei patti livellari, rinvenuti presso l'Archivio di Piazzola, gli Autori evidenziano le differenze con quanto previsto dal Codice austriaco, sia per quanto riguarda la confusione sorta col tempo tra enfiteusi e livello, sia per le specifiche norme relative all'area in oggetto. Per esempio, ii prevedere, a differenza del Codice, la caducità del contratto per mancato pagamento del canone e delle tasse (sintomatica dì rendite contenute) e per deterioramento dei fondi (peculiare di una difficile realtà idraulica) rassicurava il proprietario che, anzi, veniva doppiamente risarcito, poiché recuperava i suoi fondi e non doveva alcun compenso al-l'utilista per i miglioramenti già eseguiti.
Nella conduzione in economia, presente in tutta la Transpadana, i lavori erano eseguiti di solilo con le scorte del contadino ma anche con manodopera assunta a giornata e con salariati fatti venire nei momenti di maggiore necessità anche dai paesi vicini. Quest'ultimo caso, che comportava un certo aumento delle spese, si verificava di solito per i lavori relativi alla canapicoltura e per la falciatura dei fieni. Di notevole importanza era la figura degli agenti, tipica della grande conduzione assenteista. Nell'am­ministrazione di Stienta, essi avevano la facoltà di raggiungere accordi su compravendite o locazioni, ma per ogni singola operazione era indispensabile il benestare del proprie­tario. Per questo, accanto alle procure generali, il Camerini si serviva, per i contratti più importanti, di deleghe speciali con esatta definizione dei compiti spettanti all'agente. Quest'ultimo si occupava delle riscossioni dei canoni, della raccolta e vendita dei pro­dotti, del controllo delle locazioni e dei rapporti con i fattori ed i braccianti. Egli do­veva aggiornare il padrone sulla consistenza della cassa e versare ai depositi di