Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <382>
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Libri e periodici
Rovigo, Ferrara e Padova il ricavato delle varie tenute, il che testimonia il rigoroso controllo finanziario imposto dal Camerini.
Gli affitti, molto diffusi in Polesine, erano meno presenti in Transpadana, dove i prodotti agricoli avevano scarsi sbocchi commerciali, specie dopo la crisi del 1817. L'affitto generalmente oscillava dai sei a quindici anni, fino ad un massimo eccezionale di venti, a differenza del livello che era ventinovennale, o più spesso perpetuo. Il pro­prietario, con la limitata durata del contratto, se da un lato si garantiva un controllo costante sull'andamento del fondo, dall'altro obbligava i contadini, sulla base di una serie di indicazioni dettagliatissime, ad una precisa lavorazione dei fondi, così da assi­curarne un idoneo mantenimento. Inoltre, la rilevanza del canone e la minaccia di di­sdetta nei casi di insolvenza, aumentavano il senso di disagio ed instabilità da parte dèi contadini.
Meno usata ancora fu la mezzadria. Essa, infatti, comportando un maggior coin-Yolgimento del proprietario nella gestione della terra, era in netto contrasto con l'assen­teismo ed il conservatorismo del ceto agrario nobile e borghese del tempo. Il rapporto mezzadrile, poi, favoriva il colono, in quanto, malgrado le calamità atmosferiche e le variazioni dei prezzi, il minimo per il sostentamento gli doveva essere garantito. Non risultava favorevole al proprietario in queste zone, dove la precaria instabilità idraulica e l'instabilità dei mercati, anche in relazione alle travagliate vicende stòriche, non sem­pre assicuravano una rendita paragonabile ad un canone di affitto.
In pochi anni, comunque, all'Agenzia di Stienta fece capo un vastissimo patri­monio fondiario, accumulato grazie alle intuizioni finanziarie e speculative di Silvestro. L'adozione di forme contrattuali che garantivano il massimo della rendita con il minimo dell'investimento, nonché il controllo agrario e fiscale attraverso le gestioni esattoriali, che permettevano la tempestiva acquisizione delle terre svendute alle aste da inadem­pienti alle tasse prediali e consorziali, consentirono l'estensione del patrimonio del Came­rini, valutato, alla sua morte, tra i ventiquattro ed i trenta milioni di lire.
VITTORIA FERKANDINO
Italia-Australia 1788-1988. Atti del Convegno di Studio (Roma, Castel Sant'Angelo, 23-27 maggio 1988), a cura di ROMANO UGOLINI; Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1991, in 8, pp. 510. L. 40.000.
La ricorrenza del duecentesimo anniversario della colonizzazione d'Australia nel 1988 ha stimolato in Italia un dibattito storiografico piuttosto limitato. La pubblica­zione, per i tipi delle Edizioni dell'Ateneo di Roma, di un volume che raccoglie gli atti del convegno di studi tenuto a Roma tra il 23 ed il 27 maggio 1988 ed orga­nizzato dall'Istituto di storia della Facoltà di Magistero dell'Università di Perugia e dal Comitato di Roma dell'Istituto per la storia del Risorgimento costituisce una rara e lodevole eccezione in questo senso.
Obbiettivo dell'iniziativa, così come enunciato dai suoi promotori, Alberto M. Arpino e Romano Ugolini (che è anche curatore del volume), era quello di tracciare una sorta di consuntivo storiografico dei rapporti tra i due paesi e di enucleare dei temi specifici sui quali far proseguire la collaborazione tra storici italiani e storici australiani (p, 5). In questo senso il volume costituisce un utilissimo strumento di approfondimento e consente di fare alcune riflessioni sullo stato della ricerca storio­grafica per quanto riguarda il tema In questione.
Va subito detto che gli interventi più stimolanti del volume sono quelli che hanno un taglio pia decisamente metodologico. La rassegna sulla storiografia italiana sull'Australia curata da Romano Ugolini, in particolare, individua tre principali filoni letterari legati al tema: quello delle memorie di viaggio opportunamente Ugolini sottolinea come questo specifico genere letterario sia prevalente nella letteratura italiana all'Australia fino al secondo dopoguerra inoltrati) , quello geografico-naturalistico e quello più propriamente storiografico. All'interno di quest'ultimo filone, Ugolini individua