Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno
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1993
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pagina
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383
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Libri e periodici
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tre principali linee di analisi, l'ima legata alle possibilità di espansione del commercio italo-australiano, l'altra volta ad illustrare il modello sociale australiano, la terza, infine, che riguarda i problemi dell'emigrazione. La rassegna ha il raro merito della completezza ed è tale da stimolare alcune riflessioni: si tratta infatti di rilevare Come l'interesse dei nostri scrittori e studiosi per l'Australia sia stato condizionato da quel pregiudizio di tipo darwinistico-evoluzionista che tanto ha pesato sull'ideologia del colonialismo. Non a caso il 1945 segna uno spartiacque e lo rileva anche Ugolini nella percezione a livello storiografico del problema australiano. I testi più significativi in questo senso, perché in qualche modo più ingenui, sono quelli di tipo memoria-listico, che pure riflettono idee e pregiudizi largamente diffusi; ma l'influenza di una concezione evoluzionistica della storia va anche ricercata nei contributi più propriamente storiografici, in particolare in quelli legati all'analisi del modello sociale australiano. Un contributo significativo in questa direzione è quello offerto nel corso del Convegno da Gianfranco Cresciani sempre attento alla dimensione ideologica dei conflitti politici con il suo saggio Kookaburra e Kultur. Francesco Sceusa tra miti e realtà australiani , ma un'analisi più articolata dell'influenza che i miti positivistici hanno esercitato sul pensiero socialista italiano ed europeo e che abbia come punto di partenza proprio l'esperienza australiana, deve ancora essere tentata. Né questo è l'unico settore in cui si impone una riflessione sul peso avuto dall'ideologia colonialista sulla cultura italiana ed in particolare sulla storiografia sull'Australia.
Il problema è come ha illustrato molto efficacemente Richard Bosworth nel suo intervento L'Italia d'Australia: 1988 quello di superare una dimensione assolutamente provinciale nella ricerca storiografica sia in Italia che in Australia. E che questo provincialismo, ancora legato alla dimensione nazionale come ambito privilegiato della ricerca storica, sia prevalente in particolare nella storiografia italiana lo dimostra l'assenza di una significativa riflessione sul passaggio da una fase storica coloniale ad una post-coloniale nell'intero sud-est asiatico e, per tornare allo specifico australiano, l'assoluta inconsistenza di tutte quelle analisi della società australiana che di tale passaggio non tengono conto. E lo dimostra, altresì, il contenuto della gran parte degli interventi del volume: è evidente, infatti, come la storia dei rapporti tra l'Italia e l'Australia non si possa limitare alle relazioni militari, all'apertura di un Consolato dello Stato Pontificio in quel paese, né alla pur significativa esperienza di alcuni nostri connazionali: gli esempi canonici sono quelli di Raffaello Carboni, di Francesco Sceusa, di Omero Schiassi e l'ormai classico viaggio della Goffredo Mameli e del suo capitano Nino Bixio. E ciò va detto indipendentemente dalla qualità e dall'interesse suscitato da molti degli interventi contenuti nel volume: in particolare si segnalano i contributi di Franco Della Perula, di Salvatore Costanza e dì Roslyn Pesman Cooper. Bosworth richiama, tuttavia, all'esigenza di lavori di più ampio respiro che colgano il significato più vero della vicenda australiana e la pongano in relazione alle vicende europee e mondiali, e quindi anche a quelle italiane. Ciò non solo nel campo della storiografìa più legata al problema migratorio, anche se questo rimane il settore d'indagine nel quale la ricerca storiografica italiana è più significativa e convincente; è un peccato, anzi, che il notevole contributo dato dai padri scalabriniani, in particolare legati all'attività del Centro Studi Emigrazione di Roma, all'analisi della comunità italiana in Australia non emerga che in via indiretta nel volume. D'altra parte la chiusura del mondo scientifico italiano agli stimoli esterni è tale che ben poco della vivace produzione storiografica d'oltreoceano è tradotto e pubblicato dall'editoria nostrana. Riesco a ricordare solo l'interessante saggio di Broon e Lancastcr Jones, Australia: ineguaglianza senza classi, pubblicato dalla Fondazione Giovanni Agnelli nel 1977, ed il più recente romanzo storico di Robert Hughes, La riva fatale, edito dalla Adclphi nel 1990.
C'è, quindi, un ritardo da colmare, ed il volume curato dall'Ugolini ha una sua
indubbia utilità nel segnalare le lacune più gravi da parte della storiografia italiana e
nell'indicare le più Interessanti prospettive di ricerca per il futuro. Rimane solo da
augurarsi che il cammino da compiere venga intrapreso al più presto, senza ulteriori
indugi.
GIUSEPPE FRESA