Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <384>
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Libri e periodici
LORENZO DEL PIANO, Salvatore Frassu e ì moti rivoluzionari della fine del '700 a Bono. In appendice: La spedizione militare contro il paese ed il saccheggio del 19-20 luglio 1796 nella ricostruzione di Giovanni Spano; Sassari. Chiarella, 1989, in 8, pp. 105. L. 18.000.
Un luogo comune purtroppo generalizzato tende a definire la Sardegna unicamente come la terra che nel 1799 offrì rifugio ai Savoia costretti dall'invasione francese ad abbandonare il Piemonte, dimenticando che fu proprio il possesso dell'isola a consentire alla dinastia sabauda di conservare il titolo. Come se non bastasse, c'è la tendenza anch'essa consolidata a ritenere la Sardegna della fine del XVIII secolo immune dal contagio rivoluzionario, mentre è vero esattamente il contrario: è corretto affermare che l'isola non fu mai occupata militarmente dai francesi (nonostante i reiterati tentativi d'invasione portati a Cagliari, alla Maddalena e nel Sulcis dalle truppe transalpine, che riuscirono solo per un breve periodo ad insediarsi nell'isola di San Pietro, ribat­tezzata da Filippo Buonarroti l'Isola della Libertà), ma è altresì vero che le idee rivoluzionarie ebbero in Sardegna un'influenza tutt'altro che irrilevante, trovando un fertile terreno di diffusione negli ambienti culturali più evoluti ed andando a sovrapporsi e fondersi con quell'insofferenza all'oppressione feudale che aveva portato molte zone ad uno stato di esasperazione non più sostenibile, che sfociò in aperta rivolta. Il malessere generalizzato sia quello di natura politico-ideologica che quello economico-sociale rese ancora più evidente la polemica antipiemontese, raggiungendo l'apice nell'aprile del 1794, quando i piemontesi, con pochissime eccezioni, furono cacciati dall'isola.
Il personaggio più rappresentativo di questo coinvolgimento della Sardegna nei moti rivoluzionari di fine Settecento fu indubbiamente Giovanni Maria Angioy, figura enigmatica che ricoprì la più alta carica della magistratura isolana, quella di giudice della Reale Udienza, oggetto di una voce del Dizionario biografico degli Italiani frutto delle ricerche sui giacobini italiani che costituiscono parte tutt'altro che trascurabile dell'opera scientifica di Renzo De Felice. Ma al di là deU'Angioy figura su cui ancora oggi gli studiosi cercano di cucire addosso ora l'etichetta di monarchico ora quella di repubblicano non minore interesse presentano altri personaggi della fine del Settecento o del primo Ottocento. Intendo riferirmi, ovviamente, a quel Salvatore Frassu, che, a dispetto della giovane età, prese parte ai moti rivoluzionari della fine del Settecento in qualità di segretario di don Felice Mulas Rubatta, zio e padrino deU'Angioy e che fu oggetto dell'attenzione di Giorgio Asproni (in occasione della sua morte ne tracciò un profilo biografico nella Gazzetta popolare dell'agosto del 1857), di Francesco Sulis e di Giovanni Spano, la cui ricostruzione della spedizione militare del luglio 1796 {La rivoluzione di Bono del 1796 e la spedizione militare pel comm. Giovanni Spano senatore del Regno, Cagliari, 1875) è riproposta integralmente nell'appendice di questo volume.
Commissionata dall'amministrazione comunale di Bono e dalla comunità montana Goccano nell'ambito della loro attività di promozione culturale, questa ottima ricerca condotta da Lorenzo Del Piano attraverso un'ampia documentazione conservata presso l'Archivio di Stato di Cagliari, approfondisce il profilo biografico del canonico Frassu, cai in precedenza lo stesso autore aveva dedicato alcune pagine nel suo saggio Osservazione e note sulla storiografia angioiana, poi riprese ed aggiornate nel volume Giacobini e massoni in Sardegna fra Settecento e Ottocento {Sassari, 1982). C'è da augurarsi che simili iniziative non rimangano isolate, in quanto la storia della Sardegna del Sette-Ottocento è per buona parte tutta da scrivere, ma che soprattutto esse continuino ad essere affidate a studiosi del valore e della serietà di Del Piano.
VINCENZO FANNINI
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