Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
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1993
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385
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Libri e periodici 385
GIROLAMO ADDEO, La stampa periodica napoletana nel decennio francese, con presentazione di ALFONSO SCIBOCCO; Napoli, Arte tipografica , 1988, in 8, pp. 206. S.p.
Il problema del consenso è uno degli aspetti più importanti nella storia dell'Italia contemporanea. E, fin qui, l'affermazione pare ovvia, non bisognosa di particolari analisi. Quello che invece preme sottolineare e in questa direzione la storiografia ha proceduto specie negli ultimi vent'armi è come i centri del potere statale e politico si sono mossi per la ricerca del consenso e quali furono gli strumenti principali di cui si servirono. La stampa periodica, pur in un Paese il cui tasso di analfabetismo raggiungeva cifre impressionanti, rappresentava <e rappresenta) un'arma formidabile per la formazione dell'opinione pubblica. C'è, insomma, in particolare prima della nascita dei partiti di massa, una funzione specifica affidata ai giornali, visti come momento di mediazione tra la classe dirigente che detiene il potere e quei ceti sociali che sono da supporto al progetto politico generale.
Altro elemento da sottolineare, che meriterebbe spazio ben maggiore di analisi e di verifica, è quello del periodico visto come sorta di palestra ove concentrare il dibattito ideologico per la formazione di una teoria tesa a giustificare l'azione di governo. Per questi motivi, sinteticamente accennati, da molti anni ormai come si legge nella presentazione di Alfonso Scirocco la stampa periodica ha acquistato dignità di fonte storica (p. 7). E, sempre riprendendo le parole dello studioso napoletano, possiamo fissare nella Rivoluzione francese l'inizio di quel giornalismo che diventa espressione del dibattito ideologico, mezzo di propaganda politica, di formazione dell'opinione pubblica (ivi). Non solo: quello dei dominatori francesi in Italia è un preciso disegno per avvolgere capitale e province in una rete di pubblicazioni periodiche, di supporto all'azione governativa (p. 8). In questo senso, il libro di Addeo ha centrato il suo obiettivo e si presenta agli occhi del lettore (non necessariamente specializzato in materia) come uno dei contributi migliori per la storia del giornalismo. Infatti, è subito evidente, e su ciò giova insistere per valorizzare appieno la fatica dello studioso, la doppia struttura entro cui si muove la ricerca sulla stampa periodica napoletana nel decennio francese. L'analisi dei testi e degli attori principali delle vicende descritte, mai è assolutizzata e staccata dal contesto storico.
Non siamo di fronte, insomma, ad una preziosa ricerca erudita, bensì ad un contributo essenziale per comprendere compiutamente quella parte di storia d'Italia. Proprio in questo sforzo di fare la storia di un'epoca si colloca, dunque, il presente lavoro.
Altro ragguardevole elemento è rappresentato dalla novità dei fatti trattati, che vedono emergere in una nuova luce il Sud e, come afferma Scirocco, l'importanza del giornalismo politico nella crescita civile del Mezzogiorno (p. 8). Con ciò, ovviamente, non si vuole esaltare, più di quanto sia consentito da elementari norme di corretta analisi storica, la funzione della stampa. Ciò che è importante cogliere riguarda 11 ruolo e la funzione di questi mezzi di propaganda. A questo proposito, l'Autore sottolinea, che la stampa periodica era stata considerata, sin dal 1789, come uno dei più efficaci strumenti di propaganda dell'ideologia e delle istituzioni rivoluzionarle. Finanziate dalle autorità di governo, erano state organizzate agenzie di stampa e propaganda che alimentavano, anche all'estero, una ricca fioritura di giornali e riviste (p, 22). In tal senso, efficace è la citazione di un passo di Cesare Canti (tratto dalla Storia del cento anni) in cui si afferma che la ciurma degli scrìbacchiantl, che appesta ogni coroinciamento di libertà di stampa, quasi col proposito di farla detestare, imbrattava giornali ove nulla di nobile e di forte si trovava, ma iracondia, vituperi fraterni, eccitamenti ed insinuazioni contro chi non partecipasse al loro delirio, e partecipandovi non accettasse servilmente tutte le loro opinioni . Giudizio tagliente, che serve, comunque lo si voglia giudicare, a rendere un clima, quello del triennio 1796-99, precedente al decennio francese che, come l'Addeo ricorda, viene collocato tra il 1806 (e, più precisamente, il 14 febbraio, quando Giuseppe Bonaparte