Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
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1993
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387
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Libri e periodici
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seriale-quantitativa che, sulla scorta di un'ampia quanto articolata base documentaria, riesce a centrare i problemi aperti da questo filone di indagine. Le novità della presente ricerca dello Storohi sono di due ordini: uno, statistico, riguarda direttamente la massa sterminata di dati che esso offre all'addetto ai lavori (115.000 prezzi raccolti ed elaborati: una fatica protrattasi per circa un settennio); l'altro, di metodo, inerisce alla lettura ed alla interpretazione di questo materiale di per sé ancora grezzo, mentre sollecita una opportuna puntualizzazione sulle stesse fonti, tra le quali spiccano le cosiddette mercuriali .
In effetti, prima del lavoro dello Storchi erano disponibili ricerche documentate e serie di prezzi relative a singole località o, nel migliore dei casi, a determinate zone agrarie più o meno estese. Mancava invece un approccio globale che, attraverso le serie complete (o quasi) dei prezzi cerealicoli di tutto il Mezzogiorno continentale preunitario, fornisse per circa mezzo secolo una solida base quantitativa al dibattito storiografico. Come giustamente osserva A. Lepre nella Premessa, questo lavoro può rappresentare, insieme, un punto di arrivo e di partenza. Esso offre, infatti, agli studiosi una massa di dati che consentono la riapertura, su una base documentaria molto ampia, di tutti i discorsi riguardanti il mercato meridionale dell'Ottocento (pp. 8-9). Meno condivisibile, alcune pagine prima, è il pensiero del Lepre circa la perdita di importanza del contratto alla voce (p. 5) per l'Ottocento, altro versante, tra i più negletti, della storia dei prezzi e, più in generale, dell'agricoltura del Mezzogiorno borbonico. È, questa, una questione senz'altro nodale sulla quale, stante il marcato disinteresse della ricerca storica (con rare, e per ciò stesso significative, eccezioni), sarà utile soffermarsi.
E va subito sottolineato come, sul cosiddetto contratto alla voce fino a tutto U XVIII secolo, esista ormai un'abbondante quanto significativa produzione scientifica ohe ne ha analizzato molti aspetti, in primo luogo il carattere spiccatamente usuraio (oltre alle numerose testimonianze ed analisi coeve, cfr. P. Macry, Mercato e società nel Regno di Napoli. Commercio del grano e politica economica del '700, Napoli, Guida, 1974), trascurandone però la diffusa permanenza nell'Ottocento pre-unitario.
Come è noto, tale contratto si basava sul principio che un prestito, per esempio, di 10 tomoli di grano al prezzo di 2 ducati al tomolo nel corso dell'inverno avrebbe comportato, qualche mese dopo, la restituzione non già di 20 ducati di grano o l'equivalente in denaro, ma di 10 tomoli di grano al prezzo stabilito all'epoca del raccolto, assai più basso di quello invernale (quindi, senza alcun movimento di denaro). Il profitto del finanziatore (solitamente un proprietario terriero) che, anche su quantità minime di prodotto (grano o qualunque altra cosa), sfruttava al meglio la naturale oscillazione dei prezzi di una società agricola pre-industriale, si aggirava mediamente intorno al 20-30. Ma, nelle annate più sfavorevoli al raccolto o sotto l'azione di artificiose manovre speculative, esso poteva perfino superare il 50!
Ora, anche per l'Ottocento la permanenza e la legalità del contratto alla voce risulta ampiamente documentata da leggi, regolamenti ed un ampio dibattito sviluppatosi a più riprese. Pertanto, è evidente come ha sostenuto J. Davis che nonostante le denunce dei riformatori del XVIII secolo, il sistema superò indenne il periodo delle riforme francesi e nel XIX secolo lo ritroviamo diffuso e istituzionalizzato quanto in precedenza [...] soprattutto per finanziare la produzione di lana, tela, seta e olio, nonché quella dei cereali (cfr. Società e Imprenditori nel regno borbonico (1815-1860), Bari, Laterza, 1979, p. 68). D'altronde, la presenza di un consistente capitale usuraio nelle campagne meridionali risulta attestata, per via indiretta, non solo dalla rigida politica privatistica e filo-borghese {non esente, peraltro, da disavventure giudiziarie) che contraddistìnse, nel primo Ottocento, la gestione delle sole istituzioni pubbliche potenzialmente in grado di emancipare le masse contadine più povere dal prestito ad usura: 1 Monti frumentarì e quelli pecuniari (cfr. L. Parente, Un gruppo di pressione borghese dell'Ottocento borbonico: i Monti frumentari e i Monti pecuniari, m Critica storica, a. 2, 1982, pp. 163-200); ma anche dalla persistenza, dopo l'unlfi*