Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <389>
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Libri e periodici 389
MASSIMO D'AZEGLIO, Epistolario (1819-1866). Voi. I: 1819-1840; voi. II: 1841-1845; voi. Ili: 1846-1847, a cura di GEORGES VIRLOGEUX; Torino, Centro Studi Piemon­tesi, 1987, 1989, 1992, in 8, pp. LXXV-533, pp. XXVI1-481, pp, XXIX-601. S.p.
Era un'antica aspirazione di molti storici della letteratura, dell'arte e della politica italiana dell'Ottocento quella di veder finalmente pubblicate le migliaia di lettere scritte da Massimo d'A2eglio nel corso di una esistenza vissuta tra esperienze molteplici. Dal momento della sua morte avvenuta nel 1866, molti avevano espresso questa intenzione, cimentandosi anche in qualche parziale tentativo di raccogliere l'epistolario di colui che è stato rettamente definito, per l'eccezionale apporto dato alla modernizzazione del Regno subalpino ed all'avvio del Risorgimento nazionale, un moderato realizzatore . Durante la sua vita, peraltro, taluno aveva voluto, violando la volontà dell'autore che aveva ordinato doversi pubblicare il suo epistolario solo post mortem, diffondere il contenuto, particolarmente importante, di qualche sua lettera accrescendo in questo modo il già grande interesse dell'opinione pubblica per un personaggio il cui successo letterario ed artistico al suo tempo non era inferiore al rispetto dovutogli sia dagli amici che dagli avversari per le idee professate e la condotta politica perseguita con tanta coerenza.
Né la diffusione di qualche lettera da parte di contemporanei, né, peraltro, la pubblicazione postuma, non sempre filologicamente corretta, dì parte dei carteggi aze-glìani potevano soddisfare le attese di quanti, tra gli studiosi, attendevano il momento di poter conoscere ed utilizzare del tutto l'ampissima fonte di dati, osservazioni e notizie sulla realtà non soltanto italiana dei suoi tempi ricavabile dalla lettura dell'intero epistolario.
Questo, in realtà, per la sua vastissima mole e per la poliedricità di interessi che suscita in chi sì accosta ad esso, sembra prestarsi a molteplici chiavi di lettura, come è logico data l'estrema complessità della personalità dell'Azeglio e la notevole difficoltà di collocarlo io una di quelle schematiche categorie nelle quali troppo spesso biografi e storici tendono a classificare i personaggi. Perché se è vero che per il ruolo svolto come politico, intelligente e fedele servitore della corona, patriota e uomo di governo, sembra dover essere collocato essenzialmente tra i più importanti uomini di Stato del­l'Ottocento liberale e risorgimentale, non è men vero che sia per la sua opera lette­raria di romanziere e dì celebre memorialista che per quella di artista dedito alla pittura l'Azeglio non può in alcun caso essere pretermesso da quanti vogliono profes­sarsi storici della letteratura o dell'arte.
L'autore di romanzi storici al loro tempo di una certa fama, come il Niccolò de? Lupi e La disfida di Barletta, può oggi essere oggetto di critica come, peraltro, molti altri scrittori di opere consimili di quell'Ottocento che amava un certo tipo di letteratura recuperante nei suoi contenuti le gesta delle quali era intessuta la storia patria al cui passato si guardava allora in funzione di precise aspettative politiche; ma il redattore de / miei ricordi, per la narrazione di una esperienza vissuta in seno alla società del suo tempo, e della quale è stato insieme protagonista e testimone, non può essere davvero qualificato come autore di secondaria importanza nel più generale campo della letteratura nazionale, non troppo dotata in quel tempo peraltro di memorialisti od anche soltanto di cronisti di forte spessore.
E così pure il pittore, oggi giustamente collocato tra gli esponenti di quella pit­tura romantica dell'Ottocento ohe in Trento, è stata celebrata in una esposizione di tutto rispetto arricchita anche da due suoi dipinti che per tecnica artistica, contenuto pittorico e forza espressiva ben figurano tra gli altri esposti a qualificare ed a rappre­sentare una interessante ed avvincente pagina della storia dell'arte europea del primo Ottocento. Un pittore che. al di là ed oltre le molte ragioni che lo spingevano ad operare col pennello e con i colori per procacciarsi sovente il necessario all'esistenza materiale, aveva saputo fare dell'arte, pur senza mal teorizzarne il principio per il sostanziale rifiuto dell'astrazione che ne qualificava il carattere, una tra le sue più importanti ragioni di vita*