Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <390>
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Libri e periodici
Di qui l'importanza davvero essenziale dall'Epistolario, finalmente raccolto con pa­zienza ed insieme con intelligenza da uno storico francese, italumisant come parecchi altri che 111 anno preceduto nell'interesse e nella passione per il nostro paese, Georges Varlogeux. Egli sta portando coraggiosamente in porto in questi anni, grazie all'impegno ed al supporto del Centro Studi Piemontesi che ne ha favorito l'edizione,: l'impresa che per tanto tempo speravamo venisse realizzata e della quale abbiamo finalmente sotto gli occhi i primi tre dei dieci volumi che la comporranno.
Tre di dieci: scaio ancora pochi per un giudizio d'insieme sul personaggio, potrà dire certamente qualcuno piuttosto timoroso di esprimere quella valutazione globale del­l'operato dell'Azeglio che ancora attende una completa biografìa e, soprattutto, un nar­ratore capace di ripensarla, di formularla e di farla conoscere nella sua interezza. Eppure quei primi tre volumi, grossi per mole e densi per contenuto, e che abbrac­ciano rispettivamente gli anni dal 1819 al 1840, dal 1841 al 1845 e dal 1845 al 1847, ci danno intera testimonianza della giovinezza, della formazione e dell'attività letteraria ed artìstica di Massimo d'Azeglio, accostandoci al problema della nascita e dell'erom­pere della sua vocazione politica, emersa in tutta evidenza negli anni Quaranta o, meglio, forse, nel rapido progredire di questi, quasi alla vigilia del Quarantotto. Allora, infatti, il già fortissimo amore per la patria cominciò a trasformarsi nella tenace volontà di agire per essa, meritando così quel nome di Buon Italiano che gli era stato attribuito da una appassionata lettrice del suo Niccolò de' Lapi: Questa è la mia più ardente ambizione, come l'amore pel nostro povero paese è il primo e il più costante della mia vita, e quello col quale, a Dio piacendo, chiuderò gli occhi.
Dell'apparire e del crescere del suo interesse e del suo impegno politico l'Episto­lario rende testimonianza, dapprima sporadicamente, quasi casualmente, poi, però, con maggiore frequenza e con più costanza. Se, infatti, nel primo dei volumi intelligente­mente curati dal Virlogeux poco si parla di politica e di fatti che questa sottendono, e se nel secondo, invece, la passione civile dell'Azeglio comincia espressamente a tra­pelare con una larga serie di notazioni variatissime che investono il rapporto tra lette­ratura e politica, da lui autore di romanzi storici sentito in maniera fortissima, che sfiorano anche la questione della lingua nazionale intesa come veicolo di unità, e che riportano giudizi sulle opere maggiormente impegnate del suo tempo e sui loro autori, nel terzo, infine, interesse ed impegno sembrano farsi dominanti rivelando il coinvol­gimento totale del personaggio.
Questo era, in realtà, già emerso abbastanza largamente dalle ultime lettere del 1845, sia in quelle scritte durante il viaggio nelle Marche ed in Romagna che precedet­tero la stesura degli Ultimi casi di Romagna, sia, soprattutto in quella al Far ini rela­tiva al colloquio con Carlo Alberto del 12 ottobre e riflettente la sensazione di una certa aper­tura del sovrano verso la causa patriottica. Ma in quelle del biennio successivo l'intero discorso epistolare di Massimo d'Azeglio con i suoi corrispondenti si fa del tutto politico, sovra­stando ogni altro interesse ed anzi quasi annullandolo.
In questo terzo volume, quindi, la chiave di lettura dell'Epistolario appare del tutto univoca, ruotante intorno ai temi della vita pubblica e civile del Piemonte e del­l'Italia tutta, e riflettente in modo estremamente chiaro la partecipazione dell'Azeglio alla fondazione ed all'azione del partito moderato ed il suo particolare, cauto e tal­volta quasi presago delle future delusioni, aderire alle speranze suscitate nei più da Pio IX i cui atteggiamenti e le cui riforme, dalla concessione dell'amnistia all'istitu­zione della Consulta sono valutate tanto più positivamente quanto maggiore appare ila resistenza della conservazione curiale e gesuitica della Roma papale, conservazione tra i cui teorici operava anche 11 padre TaparelU, fonte di un dissenso familiare riflesso anche nelle lettere.
Ma, oltre 1 familiari, gli amici e le amiche, nell'Epistolario emergono ora per interesse e per importanza 1 personaggi più dichiaratamente impegnati o destinati a impegnarsi nella vita pubblica: sono Cesare Balbo, Luigi Carlo Ferini, Marco Minghetti,