Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
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Libri e periodici
dere quindi l'immagine marinara che abbiamo delineato in precedenza, si affermò in ristretti circoli di Governo la consapevolezza dì dover portare la barca italiana in porto il più rapidamente possibile, prima che venti ostili o litigi di equipaggio potessero attentare alla sua stessa esistenza.
11 primo ostacolo che quella barca trovò fu la improvvisa scomparsa del suo grande nocchiero, Cavour, ma questi ebbe il merito di lasciare in eredità al paese una nuova classe dirigente, italiana e non certo piemontese, pronta a prenderne il timone. Esempio, questo, mai più seguito dalle personalità che ebbero successivamente la guida dell'Italia e che, per la loro scarsa lungimiranza, portarono a quei traumi nei passaggi generazionali che ben conosciamo. Aggiungiamo poi che quella classe dirigente ebbe anche a godere, per il prestigio già acquisito, della grande abnegazione di Garibaldi, il quale si disinteressò volutamente a lungo delle vicende interne per occuparsi unicamente dell'obiettivo Roma e Venezia.
Agli sforzi della Destra storica volti a consolidare la costruzione dello Stato unitario sono state dedicate pagine e pagine, più a critica che a lode dell'impegno profuso. Mancava, tuttavia, uno studio dedicato ad una parte essenziale della sua opera di Governo, e cioè alla politica tributaria, e bisogna dar atto a Gianni Marongiu di aver colmato tale lacuna. Egli imposta il suo lavoro, dedicato emblematicamente a Sella e Minghetti, ponendo immediatamente in luce la fragilità della situazione politica ed economica generale, e la grande diversità esìstente nell'ordinamento tributario preunitario. Voglio sottolineare questo impeccabile inquadramento, perché vi è stata in passato una incomprensibile sottovalutazione delle reali condizioni in cui nacque lo Stato italiano; spesso si sono iniziati i lavori, anche di grande peso, a partire dal 1861, commettendo secondo noi l'errore di conferire a quell'anno un inesistente carattere di cesura tra un passato, dato come concluso, e un futuro da costruire ex novo. In realtà tale cesura non esiste la si può porre, se proprio si vuole sottolineare una svolta significativa, nell'estate 1858 di Plombières e dell'incontro Cavour-Garibaldi e può generare un quadro della situazione italiana scarsamente realistico.
Marongiu dedica un lungo e documentato capitolo ad impostare puntualmente il suo lavoro. Nei successivi otto esamina con rigore e precisione la formazione dell'ordinamento tributario a partire dalla stesura del Gran libro del debito pubblico operata da Bastogi: due capitoli sono dedicati alle leggi 14 luglio 1864 che definiscono le regole per conferire omogeneità all'imposta fondiaria, e i termini dell'imposta di ricchezza mobile. Stabilito l'iter e il portato delle due leggi, egli ricostruisce, quale sintesi conclusiva, l'ossatura della tassazione diretta nella triplice ripartizione dell'imposta sul reddito, di quella atti fabbricati e della fondiaria, Marongiu si sofferma quindi sulle imposte indi-tette, dedicando un lungo capitolo alla legge sul macinato. In esso sottolinea come l'idea originaria di Sella, tutta impostata sul famoso contatore, arrivasse ad essere tramutata in legge da Cambray-Digny: le proteste che suscitò, sostiene Marongiu, non derivarono dal dettato della legge, ma dalla sua carente applicazione. Il 1 gennaio 1869, data di entrata in vigore della legge, nessun conlatore potè essere applicato alle macchine, e si dovettero trovare sistemi di conteggio diversi per riscuotere la tassa, sistemi che per i ricordi che suscitarono e per le ingiustizie che causarono dettero luogo alle sanguinose rivolte del macinato. Non fu la legge a determinare le sommosse, ma la sua non attuazione: piova ne sia, è la tesi di Marongiu, che i disordini scomparvero non appena i contatori furono applicati.
Non vogliamo ulteriormente soffermarci sulle altre parti del lavoro, che riguardano forme di tassazione minore e le imposte di competenza di comuni e province, trattate sempre dal!'A. puntualmente e con dovizia di documentazione. Vogliamo invece soffermarci sull'ultimo capitolo del libro, emblematicamente intitolato il bilancio di un'opera . Qui Marongiu raccoglie dapprima la sumrna di tutte le crìtiche che sono piovute sulla politica della Destra, e poi procede al loro esame e, per lo più, alla loro totale confutazione: non si può non concordare con la gran parte delle sue argomentazioni,