Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
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1993
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398 Libri e periodici
ADRIANA CHEMELLO, La biblioteca del buon operaio. Romanzi e precetti per il popolo nell'Italia unita; Milano, Unicopli, 1991, in 8, pp. 225. S.p.
11 volume di Adriana Chemello si inserisce nell'articolata attività di studi dell'Istituto di Filologia e Letteratura italiana dell'Univesità di Padova. Il sottotitolo, Romanzi e precetti per il popolo nell'Italia unita, rivela l'intenzione da parte dall'A. di porre ai centro della propria analisi quell'insieme di opere misconosciute e definite dalla critica odierna letteratura grigia, meglio nota come letteratura lavoris-ta o del self-help, appositamente creata, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, per gli operai e amorevolmente alimentata da compilatori infaticabili (avvocati, insegnanti, uomini di scienza) nel tentativo di avvicinare il ipopolo all'istruzione di base. La Chemello attraverso la sua indagine, peraltro supportata da un vastissimo apparato bibliografico riportato in appendice, desidera ricostruire la storia di queste opere per lo più finite nel dimenticatoio ed emarginate dalla critica letteraria ufficiale, nonostante l'innegabile saccesso di pubblico. L'A. non fa mistero di voler lasciare da parte l'approccio che studia le strategie ideologiche alla base di tale produzione letteraria, già ampiamente approfondito dagli storici, mentre privilegia gli aspetti più legati alle modalità discorsive e di divulgazione, fino ad arrivare a delineare i contorni di un pubblico di utenti che si muoveva in una società appena unificata e alla ricerca di una propria identità nazionale.
L'attenzione dedicata agli aspetti formali e descrittivi non impedisce comunque alla Chemello di cogliere come per le classi dirigenti liberali fare gli italiani fosse divenuto ben presto, in una realtà culturale e socio-economica arretrata, una necessità inderogabile. A questo scopo, il mito della morale unica , fondata sull'esaltazione del lavoro, del fare da sé, del chi si aiuta Dio l'aiuta e sulla glorificazione del risparmio, ben si adattava all'esigenza di educare e disciplinare le masse, allontanandole, per un verso, dai terreni oscuri e limacciosi dell'ignoranza e della miseria e, per altro verso, rendendole meno conflittuali sul piano delle rivendicazioni sociali. Non va peraltro trascurato che la celebrazione dell'etica del lavoro e dell'attività della borghesia emergente in quegli anni creano la cornice ideale per l'accettazione del nuovo sistema produttivo basato sul capitalismo di fabbrica e che tale strategia affonda le proprie radici nella concezione attivista di matrice calvinista in cui prende vita e si sviluppa il modello del setf-made man di elaborazione smilesiana. Proprio di Samuel Smiles, autore delle opere più fortunate del filone self-helpista, fatto conoscere in Italia a partire dal 1865 attraverso le traduzioni di Gustavo Strafforello, si occupa il secondo capitolo del libro, nel tentativo di ricostruire atmosfere e tensioni che spingevano nell'Italia di quegli anni a trasformare ogni italiano in homo faber, in grado di autoemanciparsi attraverso la disciplina del carattere, il rigore morale, il senso della famiglia e la volontà di istruirsi.
L'opera ed il pensiero di Smiles sono stati negli ultimi anni nel nostro paese al centro di numerosi studi d'impostazione storica e sociologica (si pensi ai lavori di Baglìoni, Manteco, Lanaro, Verucci e della stessa Chemello), i quali hanno posto spesso L'accento su come in realtà l'etica del self help, pur avendo trovato anche in Italia i suoi veicoli di diffusione, non sia stata colta nelle sue valenze più progressiste. In effetti* la possibilità di ascesa sociale incarnata dal self-made man di matrice anglosassone, nella pubblicistica coeva perde le sue connotazioni dinamiche, consumandosi nella proposta di un miglioramento morale e materiale delle masse lavoratrici nel mantenimento dell'ordine costituito. Se il messaggio di Smiles ruotava intorno ad un asse ideologico in cui netta era la corrispondenza tra status sociale e meriti personali e l'individuo diveniva educatore di se stesso, forgiando da sé il proprio carattere, in Italia con il Nuovo chi si aluta Dio Valuta di Strafforello, tale messaggio risultava snaturato nel suo spessore laico e progressista e dallo sforzo di ricondurre i principi setfhelpisti ai valori dell'etica cattolica.