Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <399>
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Libri e periodici 399
L'A. si addentra, poi, in quell'universo editoriale che ha contribuito non poco, tra il 1869 e il 1876, alla nascita della letteratura lavorista in Italia, ponendo l'ac­cento su come in realtà il linguaggio precettistico e le strategie ideologiche alla base dei tanti catechismi e dei -tanti racconti domestici che popolano tale panorama, appaiano fissi e cristallizzati nel tempo nella continua azione di moralizzazione e di controllo sociale delle masse. Ad esempio, l'idea che il risparmio, collegato ovviamente ad una salda etica attivista, potesse esercitare un'azione frenante nei confronti della conflittualità sociale, era fortemente radicata nell'orizzonte ideologico borghese. Non a caso, utilizzando le già ampiamente collaudate tecniche dell'omelitica e dell'oratoria, le piccole economie domestiche saldamente ancorate allo "sparagno" del centesimo occu­pavano uno spazio privilegiato nell'ambito di questi manuali per l'operaio, sempre uguali a se stessi nel riproporre una norma, nel l'esemplificarla, nel correggerne poi il vizio corrispondente. Nel momento in cui i comportamenti attivi venivano indicati come indi­spensabili al progresso e all'evoluzione sociale, si delineava, quindi, un ideal ty pus del­l'operaio, che non poteva abbandonarsi al dolce far nulla , gozzovigliando nelle osterie, sperperando il proprio salario e scioperando il lunedì. A quest'uomo nuovo, padrone del proprio destino e dei propri mezzi, la Storia, o meglio il Progresso, offriva la possibilità di divenire un eroe del lavoro , insostituibile protagonista del decollo industriale.
. Oggetto del terzo capitolo è il tema della ricezione del messaggio self liei pista da parte del popolo. A tale proposito, l'A. compie un'analisi estremamente accurata della biblioteca del buon operaio: una volta individuato il proprio utente (operaio, arti­giano, agricoltore), l'industria editoriale metteva in atto il proprio circuito comunica­tivo , attraverso una serie di scelte grafiche e un sistema di segni in grado di interes­sare i nuovi attori sociali. La scelta del proverbio, che molto spesso costituiva il titolo delle opere più famose del repertorio seifhelpista {Volere è potere. Chi si aiuta Dio l'aiuta. Uno per tutti e tutti per uno, ecc.), oltre a rappresentare il modo più semplice per la penetrazione nella mentalità comune di contenuti nuovi e solo apparentemente tradizionali, offriva fin dall'inizio un'ipotesi interpretativa a cui il lettore poteva fare riferimento.
Il lavoro si conclude con l'interpretazione delle strategie narrative con cui le storie esemplari ed edificanti, proposte a piene mani dalla pubblicistica attivista, veni­vano imposte all'attenzione del pubblico. A tale proposito, l'A. conclude affermando che, pur nella diversificazione dei moduli narrativi adottati, l'istanza all'addestramento morale e all'erudizione campeggia 1 centro del racconto, ricollegando per certi aspetti il processo formativo ed educativo dei buoni operai di Franklin e Smiles a quello caratterizzante la figura di Renzo Tramaglino nel romanzo manzoniano.
MARIA BELLOCCHIO
GIUSEPPE DALL'ONGARO, Germania, cento anni. Dall'unificazione alla riunifìcazione; Roma, Bonacoi. 1991, in 8, pp. 199. L. 28.000.
Due Stati in una sola nazione: la formula, a suo tempo coniata da Willy Brandt, riassumeva, pur nella sua apparente e lessicale illogicità, quel costante anelito all'unità che avrebbe ispirato, dalla fine del secondo conflitto mondiale, la politica di tutti i governi tedeschi; un anelito costante ma, allo stesso tempo, un evento che, sino a pochi anni fa, sembrava destinato a rimanere una delle chimere del XX secolo. Ora che invece quell'evento non è più una chimera, ma una realtà, che ci si trova di fronte a un territorio di 357 mila Kmq., con oltre ottanta milioni di abitanti, ci si interroga da più parti sul ruolo politico ed economico che la Germania riunificata potrà svolgere in Europa non solo a livello di Comunità economica europea, ma a