Rassegna storica del Risorgimento
DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
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1993
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400 tìbrì e periodici
livello ormai continentale (secondo lo slogan, tanto caro a De GauUe, dall'Atlantico gli Urali ) e anche oltre i suoi confini.
Gli interrogativi più o meno preoccupati, anche se, beninteso, si tratta di preoccupazioni legate appunto soprattutto a motivazioni economiche e politiche, non certo a improponibili rievocazioni di fantasmi di un recente passato (quel passato che non passa denunciato da una polemica storiografica degli ultimi anni) rimangono tali anche nel volume di Giuseppe Dali'Ongaro. Dare risposte a tale riguardo non era del resto, sin dall'inizio, lo scopo prefissosi da un giornalista e germanista scrupoloso come Dali'Ongaro; senza contare il fatto che proprio l'imprevedibile evolversi della situazione nell'est europeo tra il 1989 e tutto il 1991, il tumultuoso accavallarsi degli avvenimenti in quello che veniva un tempo definito un blocco monolitico , le prospettive quanto mai vaghe e confuse che se ne possono al momento ricavare, dovrebbero dissuadere chiunque da formulare previsioni che a distanza di breve tempo, potrebbero rivelarsi fallaci o essere addirittura ribaltate dalla realtà. Non per eccesso di cautela semmai per una confermata serietà dell'Autore il saggio di Dali'Ongaro non si addentra pertanto nel terreno minato delle più o meno facili e scontate risposte; è soprattutto un ampio spaccato dell'ultimo secolo di storia tedesca, che non a caso assume come termine a quo la data delle dimissioni di Bismarck (1890), con le quali per certi versi la Germania sarebbe divenuta maggiorenne , emancipandosi dalla tutela prussiana.
Una ricostruzione storica sintetica, quella del giornalista Dali'Ongaro, dominata comunque da una costante attenzione per i caratteri contraddittori presenti negli avvenimenti tedeschi dell'ultimo secolo; un percorso accidentato anche senza la cesura traumatica rappresentata dal nazismo e dai campi di sterminio. Una contradditorietà non soltanto in campo politico, ma anche in quelli economico e culturale, che tende soprattutto a eliminare una chiara forzatura della storia come quella della tesi di una continuità ideale tra un Federico II, un Bismarck e un Hitler, o di altre leggende sulla Germania, oltretutto ingiuste e potenzialmente pericolose per il rifiuto di identità storica che deriverebbe da un loro accertamento. Ciò non significa comunque che Dali'Ongaro sposi completamente le tesi della storiografia revisionista avanzate soprattutto nel 1986 nel corso del cosiddetto Historikenstreit , dal momento anzi che egli ritiene l'Olocausto come un evento unico, per il quale sarebbe fuorviante andare a ricercare altrove (soprattutto nella Russia di Stalin) un modello o un prius logico o creare improponibili raffronti cronologici e numerici.
Del resto, non è un caso che, per certi versi, il peso di quel passato si sia fatto sentire magari soltanto a livello semantico, un particolare comunque non trascurabile anche nella scelta del termine con cui indicare il processo conclusosi alla fine del 1990: non Viedervereinigung (riunificazione), che avrebbe riportato indietro al precedente della Germania guglielmina, della Repubblica di Weimar e del Terzo Reich hitleriano, bensì preferibilmente Einlieit (unità) o Einigung (unificazione). Al di là, in ogni modo, dei tentativo di rimozione e del taglio netto con il passato che già quella scelta semantica dimostra in pieno, rimane l'impressione fondamentale dell' incognita tedesca, che si aggiunge magari al momento ad altre incognite da quella dell'ex-impero sovietico a quella dell'ex-Jugoslavia presenti nel panorama europeo. Eliminati secondo logica i timori di natura revanchista, l' incognita cui fa riferimento Dali'Ongaro viene principalmente a riferirsi agli indirizzi politici ed economici che una Germania riunificata in Italia è possibile usare tale termine con il ri iterativo vorrà seguire in un continente che ha letteralmente mutato faccia. Certo, proprio quei mutamenti potrebbero alla fin fine indurre (qualche avvisaglia in tal senso forse già c'è stata) la leadership politica di Berlino a riversare il proprio notevole potenziale economico (che la riunificazione ha ovviamente accentuato, dopo gli iniziali inevitabili squilibri non ancora del tutto eliminali) verso un'area, come quella dell'est europeo, praticamente vergine, a scapito magari di quel processo di integrazione europea che, alla luce di quegli stessi mutamenti, potrebbe ora apparire di minore portata e consistenza.
GUGLIELMO SALOTTI