Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <401>
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Libri e periodici 401
FRANCESCO PAOLO D'ORSOGNA, Gerardo Berenga. Scritti politici (18894895); Chietì, Vecchio Faggio, 1992, in 8, pp. 254 con ili. L. 22.000.
Deputato per il collegio di Lanciano in epoca giolittiana ma soprattutto a lungo, dal 1895, sindaco della città, Gerardo Berenga all'intensa attività di legale unì quella di politico e di amministratore, promuovendo tra l'altro l'istituzione di scuole, la costru­zione della ferrovia Sangritana, la colmata del largo della Pietrosa, la creazione dell'at­tuale corso Trento e Trieste, l'impianto dell'acquedotto del Verde. Liberale di stampo gioiittiano, legato ai ceti popolari e artigiani, costituì in sede locale un vero e proprio partito che potrebbe dirsi di centro, distante sia dalla destra militar-patriottica sia dalla sinistra radicale.1)
Di lui Francesco Paolo D'Orsogna, già segnalatosi per una pubblicazione sul bri­gantaggio,2) pubblica qui gli scritti politici, non acceduti in deposito nel 1984 come le altre carte Berenga alla Sezione di Archivio di Stato di Lanciano ma già in possesso dell'autore.
Il periodo 1889-1895 è quello in cui Berenga, laureatosi in giurisprudenza a Napoli nel 1882, muove i primi passi nella professione legale e sta per divenire sindaco di Lanciano (1895). Gli scritti si aprono con i Souvenirs politiques, tutti del 1889, sorta di giudizi articolati su uomini politici e regnanti, italiani e non: Berenga diffida più o meno accentuatamente di Boulanger ( infelice nel pensiero e nella parola ), di Crispi ( falso democratico ), di Nicotera, di Depretis < grande uomo dì Stradella ), di Cai­roti, di Robilant ( una mediocrità ), di Magliani, Grimaldi, Biancheri, Farini, Sella, perfino di Cavour e di Bismarck, di Gambetta, di Vittorio Emanuele II, Leone XIII, Federico III, Guglielmo II, Margherita di Savoia. Più sfumati i giudizi su Minghetti, Zanardelli, Mancini, Baccarini, Napoleone III, mentre Gladstone e Garibaldi sono i più stimati.
Seguono considerazioni, talora non datate 1889 ma probabilmente della stessa epoca, sui partiti politici in Italia di cui Berenga traccia un quadro negativo, sul Ga­binetto Crispi, sulla questione coloniale in Italia, sulla Triplice Alleanza, sul parlamen­tarismo, sulla costituzione in Russia.
Berenga si sofferma (1890) poi sulla questione romana ed esalta (1895) l'istituto della giuria: vedrei, con indifferenza almeno, abolito il Parlamento, ma vedrei con dolore se si togliesse il giudice popolare. Attribuisco ad esso una grande forza educa­trice e moralizzatrice [...]. L'elettore non fa nessuna legge, nessun provvedimento; sce­glie uno, si affida intieramente in lui, costui poi fa tutto ed è rimesso alla sua co­scienza di mantenersi nelle promesse fatte. Il giurato scrive sì o no, ma sa che uno di questi monosillabi o manda un uomo al patibolo o lo restituisce alla società . Egli propugna anche, sessantanni prima della istituzione delle Corti di Assise di ap­pello, la opportunità di un giudizio di secondo grado.
Segue una proposta, non datata ma probabilmente del 1890, di nuova legge comu­nale e provinciale: diffidente nell'ampliamento dell'elettorato attivo, Berenga sostiene che esso non può che in gran parte riuscire a favore degli abbienti: può un affamato operaio resistere, non mercanteggiare il suo voto per un paio di lire che gli
1) Un'analisi dell'attività di Berenga negli anni dal '18 al '25 è in R. COLA-PIETRA, La libertà di Lanciano tra Gioliltl e Mussolini, in Rivista abruzzese di studi storici dal Fascismo alla Resistenza, III (1982), pp. 27-78.
2) // brigantaggio nel distretto di Lanciano. 1810*1870; Chieti, Vecchio Faggio, 1990: efr, recensione in Rassegna storica del Risorgimento, LXXIX (1992), pp. 251-254.