Rassegna storica del Risorgimento

DEMARCO DOMENICO; STATISTICA MURATTIANA 1811
anno <1993>   pagina <403>
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Libri e periodici
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Ma qual'è la realtà che emerge da questo accuratissimo studio? Come viene ac­colta la Rerum Novarum a Modena?
Bisogna anzitutto ricordare che Modena, dopo l'unità, continuava a vivere nel ricordo del passato, di quando ancora era capitale, e non aveva sostanzialmente cambiato la sua economia che era rimasta agricola. Il primo trentennio post-unitario è infatti tutto caratterizzato dalla difficoltà dì accettare e di adattarsi alla nuova situazione. La popolazione era costituita per lo più da contadini, e la classe dirigente, formata dalla nobiltà terriera era incapace di reagire ai cambiamenti in senso industriale che si avver­tivano invece ormai ovunque nel resto del nord Italia e dell'Europa. L'economia mode­nese appariva dunque molto arretrata a causa dì questi nobili e borghesi che rifiuta­vano le novità e dei clericali che addirittura vedevano nell'industria un tramite di cor­ruzione ed eversione politica e sociale che rendeva l'uomo ateo . Le forze politiche operanti a Modena nel primo trentennio mostrarono tutti i loro limiti: cattolici e libe­rali, seppur in contrapposizione fra loro, mostrarono la tendenza alla conservazione, all'aiuto di tipo paternalistico-elemosiniero nei confronti delle masse di braccianti e proletari che si erano venute formando e che solo nelle organizzazioni laiche quali le società operaie di mutuo soccorso troveranno assistenza economica, morale, educativa e scolastica.
La prima parte del libro, dopo una accurata descrizione della situazione socio­economica di Modena e provincia nel primo trentennio dopo l'unità, approfondisce pro­prio l'aspetto dei partiti e il loro modo di affrontare i vari problemi che la società presentava. Si sofferma sui cattolici, sui liberali, poi distinti in moderati e progressisti, sai socialisti che, com'è noto, solo nel 1892 si costituiranno come partito a Genova ma che a Modena erano già vivi nelle campagne tormentate dai problemi dei lavoratori disoccupati e affamati, analfabeti ed emarginati. Il socialismo a Modena troverà i suoi promotori ed organizzatori in uomini della piccola borghesia dei piccoli centri periferici: Agnini, piccolo possidente di Finale, Bertesi, fornaio di Carpi e Cerretti, bottegaio di Mirandola. Dopo essersi soffermato sul movimento operaio e sulla creazione, da parte di questo, delle società operaie di mutuo soccorso, passa ad analizzare il peso che la Chiesa ebbe all'interno di questa società malmessa ed il modo in cui questa tentò di affrontare la difficile situazione, spesso con pochissimi risultati. Per far ciò l'A. passa in rassegna l'azione pastorale dei Vescovi e i rapporti di questi con la società; il ruolo giocato dall'azione cattolica nei suoi laici, il movimento cattolico e, in genere, gli aspetti sociali e politici degli atteggiamenti della Chiesa. Considerata la difficoltà incontrata nel delineare un profilo storico della Chiesa nella provincia di Modena, a causa del­l'assenza di studi di storia ecclesiale locale, della difficoltà di accesso alle fonti docu­mentarie e alla molteplicità delle sedi in cui ricercare, ne è scaturita comunque una analisi attenta ed approfondita. Al termine di questa prima parte dell'opera in cui si è dedicata particolare attenzione al rapporto intercorrente fra la comunità civile e quella ecclesiale, e che culmina nella fredda accoglienza data alla Rerum Novarum che, com'è ovvio in una società così chiusa, non fu capita, si passa alla seconda parte dei libro e cioè agli ultimi dieci anni del secolo. Lo sguardo storico generale, l'inseri­mento della realtà sociale modenese all'interno della più vasta realtà statale, l'appro­fondimento dello studio della ruralità modenese, della condizione della donna e del lavoro minorile, dell'alimentazione e dell'igiene, dell'inizio delle competizioni sociali e politiche e, infine, dell'Opera dei congressi considerata nella sua poliedrica struttura, nei suoi riferimenti culturali e nella sua azione politica e sociale, fanno di questo libro un'opera raccomandabile e imprescindibile per lo studio del quarantennio postunitario di Modena e provincia. Ci si augura che approfondimenti di tal genere si diffondano sempre più in Italia perché solo grazie ad essi si potrà meglio comprendere e rico­struire la genesi dei problemi che ancora oggi opprimono il nostro paese.
M. CRISTINA PIPINO