Rassegna storica del Risorgimento

OLIGARCHIE CITTADINE ITALIA SEC. XVIII; UNIVERSIT? ITALIA SEC.
anno <1993>   pagina <436>
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Maria Rosa di Simone
nali sopravvivessero a questo profondo rivolgimento perpetuando, nel loro insieme, un assetto sostanzialmente irriducibile ad una definitiva e com­pleta svolta in senso accentratore.
Un rinnovato interesse si è manifestato nella storiografia per gli strumenti giuridici attraverso i quali questa autonomia fu salvaguardata per secoli, in particolare per gli statuti comunali che, nonostante la sovrap­posizione e la giustapposizione ad essi della legislazione principesca, rima­sero l'intelaiatura normativa fondamentale della vita cittadina.2) È emerso così con maggiore chiarezza come le regole e i meccanismi da essi pre­visti per l'accesso alle varie cariche assicurassero saldamente la premi­nenza al ceto patrizio al quale era riservato il governo di ogni settore dell'amministrazione urbana,3) mentre numerose ricerche hanno evidenziato l'importanza del ruolo dei giuristi e dei collegi dei dottori nella conserva­zione e nell'ampliamento dell'antica tradizione normativa comunale.4)
Nel loro insieme, gli studi degli ultimi anni sono concordi nel rile­vare una sostanziale chiusura delle oligarchie municipali ad una evoluzione sia sul piano giuridico che su quello sociale e, mentre le trasformazioni economiche e architettoniche avvenute nei centri urbani tra medioevo ed età barocca appaiono rilevanti, la continuità sotto il profilo delle strutture pubbliche risulta un dato ormai accertato. Così, se da una parte l'incre­mento demografico e lo sviluppo stradale ed edilizio avevano mutato in gran parte l'aspetto delle città italiane nel Settecento,5) il sistema istitu-
2) Sulla problematica e la bibliografia relative a questo tema, cfr. M. ASCHERI, Diritto medievale e moderno. Problemi del processo, della cultura e delle fonti giuridiche, Rimini, 1991, pp. 257 sgg: ; G. CHITTOLINI, Statuti e autonomie urbane. Introduzione, in AA. W., Statuti città territori in Italia e Germania tra medioevo ed età moderna, a cura di G. CHIT­TOLINI e D. WILLOWEIT, Bologna, 1991, pp. 7 sgg.
3) Sul concetto di patriziato e sulla nobiltà in Italia, cfr. AA. W., Patriziati e aristocrazie nobiliari. Ceti dominanti e organizzazione del potere nell'Italia centro-setten­trionale dal XVI al XVIII secolo, a cura di C. MOZZARELLI e P. SCHIERA, Trento, 1978; C. CAPRA, Nobili, notabili, élitesi dal modello francese al caso italiano, in Quaderni storici, XXXVII, 1978, pp. 12 sgg.; D. MARRARA, Nobiltà civica e patriziato. Una distin­zione terminologica nel pensiero di alcuni autori italiani dell'età moderna, in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, classe di Lettere e Filosofia, X, Pisa, 1980, pp. 219 sgg.; AA. VV / ceti dirigenti in Italia in età moderna e contemporanea. Atti del convegno Cividale del Friuli 10-12 settembre 1983, a cura di A. TAGLIAFERRI, Udine, 1984; C. DONATI, L'idea di nobiltà in Italia. Secoli XIV-XVIII, Bari, 1988.
4) Su questo argomento, cfr. A. CAVANNA, // ruolo del giurista nell'età del diritto comune {Un'occasione dì riflessione sull'identità del giurista di oggi), in Studia et documenta historiae et iuris, XLIV, 1978, pp. 95 sgg.; A. PADOA SCHIOPPA, Sul ruolo dei giuristi nell'età del diritto comune: un problema aperto, in AA. W., Il diritto comune e la tradi­zione giuridica europea. Atti del convegno di studi in onore di Giuseppe Erminì, Perugia, 1980, pp. 153 sgg.; M. ASCHERI, Tribunali, giuristi e istituzioni dal medioevo all'età moderna, Bologna, 1989; M. BELLOMO, L'Europa del diritto comune, 5 ed., Roma, 1991, pp. 209 sgg.
5) Sulle trasformazioni della città in età moderna, cfr. L. MUMPORD, La città nella storia, trad. k,, 3 voli., Milano, 1967, II, pp. 435 sgg., Ili, pp, 471 sgg.; M. BERBNGO, La